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| ECUADOR e GALAPAGOS - Paese dei colori testo e foto di Serena Campatelli [center:1pdjzj20]SFOGLIA le "nostre" pagine pubblicate su VIAGGIANDO[/center:1pdjzj20] Un viaggio di emozioni dalla strada dei vulcani alle Galapagos. Abbiamo studiato molto, ci siamo preparati e sapevamo cosa aspettarci da questo viaggio, ma mai avremmo immaginato di assistere ad una manifestazione così decisa di colori e profumi. Ecuador e Galapagos, un itinerario fai da te in un paese fortunatamente ancora poco battuto dal turismo di massa; un’avventura in libertà vissuta in piena sicurezza, a stretto contatto con una natura magnifica e incontaminata ed un popolo semplice e sereno. Tre settimane incredibili trascorse tra i vulcani imponenti e la foresta rigogliosa dell’Ecuador continentale, fino alla meraviglia dell’arcipelago delle Galapagos, paradiso perso nel Pacifico, primo sito mondiale dichiarato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, nel 1979. Il nostro itinerario si è sviluppato seguendo quella che è chiamata “Via dei Vulcani”, un tratto di strada panamericana che taglia il paese da nord a sud e collega la capitale Quito a Cuenca, snodandosi all'interno di una valle magica compresa tra due catene montuose parallele, la Cordigliera Occidentale e la Cordigliera Orientale, costellate da imponenti vulcani, molti dei quali ancora attivi. Il percorso in autobus, una decina di ore in tutto, ci consente di ammirare spettacoli naturali e panorami mozzafiato. In particolare la splendida vista del Cotopaxi, alto 5897 metri e considerato il vulcano più attivo al mondo, con la cima ricoperta da ghiacciai perenni ed i pendii ricchi di vegetazione tropicale, ci catapulta in un mondo completamente sconosciuto e ci fa sentire insignificanti di fronte all’opera della natura, ma allo stesso tempo parte del suo inarrestabile ingranaggio di creazione e distruzione. Per un’esplorazione più approfondita scegliamo il vulcano Chimborazo che, per il suo stato di quiete inattiva, ci rende, forse inconsciamente, più sicuri. Ci troviamo lì, davanti al cartello che indica i 6310 metri di altitudine, sbalorditi, con il fiato corto e gli occhi accecati dalla luce riflessa dalla neve, ma felici di essere su questo tetto del mondo. La zona circostante è riserva faunistica e nonostante un aspetto apparentemente desolato riserva piacevoli sorprese, tanto che durante la discesa incontriamo un alpaca, bellissimo e solitario. Prima che saltellando scompaia verso un dirupo, ne incrociamo lo sguardo, poi restiamo nuovamente soli, lontano da tutti e tutto, con la rinnovata serenità che solo la merviglia della natura può dare. Anche l’impatto emotivo con città quali Quito e Guayaquil è forte e piacevole: gli odori penetranti, i colori con cui la popolazione identifica la vita ed il proprio modo di essere, rosa, blu, verde e giallo, tutti in tonalità accese, sono delle costanti. Ci affacciamo dai finestrini degli autobus locali ed in mezzo alle Ande, lungo strade a strapiombo su crepacci tremendi al di sopra delle nuvole vedi loro, seduti rannicchiati per ripararsi dal freddo e dal vento, coperti dalle coloratissime mantelle ed i tradizionali cappelli. Ed ancora i venditori ambulanti, mai invadenti o troppo insistenti, l'odore delle papas fritte, il pollo empanado accompagnato sempre da arroz (riso). Come non rimanerne colpiti? Poi la foresta Amazzonica, che ci accoglie quasi in silenzio, ma che urla la sua disperazione perché anche in Ecuador, come in altri paesi del sud America, molti dei campi coltivati e delle terre antropizzate, altro non sono che aree violentemente strappate alla giungla. Lungo il percorso ci facciamo rapire dalla bellezza della Laguna Quilotoa, formatasi all’interno di un antico profondo camino vulcanico, situato a pochi chilometri di distanza dalla cittadina di Zumbahua, a 3850 metri sopra il livello del mare, le cui acque si trovano ben 400 metri al di sotto del bordo del cratere. Ammirare questo paesaggio e la vita quotidiana di alcuni villaggi nati nei suoi pressi, come quello di Latacunga, riesce ad estraniarci dal resto del mondo. Sarà il silenzio che circonda questo cratere, sarà il vento che spira costantemente, non siamo certi di cosa possa essere, ma di sicuro è qualcosa che fa riflettere e lascia un ricordo indelebile. GALAPAGOS, LE ISOLE DELL'EVOLUZIONE Ma c’è qualcosa di più in questo viaggio, un luogo incantato teatro e meta delle antiche spedizioni naturalistiche: l’arcipelago delle Galapagos. Queste isole sono un concentrato di energia: emerse milioni di anni fa dall'eruzione di vulcani sottomarini, ad un migliaio di chilometri dal continente americano, sono considerate la culla dell’evoluzione. Tutto grazie a Charles Darwin che, con le sue osservazioni scientifiche, effettuate nel 1859 e riportate nel libro “L'origine della specie”, mise a punto la teoria evoluzionistica ed espose la sua teoria: l'origine delle specie per opera della selezione naturale. Tutto ciò bastò per mutare le sorti dell'arcipelago da covo di pirati e cacciatori di balene all'attuale eden naturalistico. A bordo del catamarano “Pulsar” facciamo scalo sulle diverse isole, ciascuna delle quali ci offre un aspetto particolare ed unico: ogni volta entriamo a far parte di un nuovo piccolo mondo, abbiamo incontri ravvicinati con le varie specie che popolano queste terre, animali sereni e del tutto indifferenti alla nostra presenza, tanto da farsi immortalare come vere e proprie star. L'Oceano Pacifico è parte integrante di questa bellezza con le sue acque agitate ma cristalline, il cui colore assume tutte le gradazioni del blu. Le Isole Galapagos ti rapiscono, non crediamo ci sia altro angolo al mondo paragonabile o simile ad esse, sono uniche ed irripetibili. Otto giorni, ma ce ne sarebbero voluti altri mille, a contatto con la natura incontaminata dell'origine: è lì che ci sentiamo parte di un "tutto", di un qualcosa che ci unisce. Ogni isola ha una sua caratteristica, proprio come se a ciascuna di esse fosse toccato un compito diverso nella scala dell’evoluzione: Isabela, con il suo vulcano Alcedo colonizzato dalle tartarughe giganti; Fernandina, dove a Punta Espinosa si vedono migliaia di iguane, tra pinguini e cormorani dalle ali corte; Seymour, abitata dalle otarie che vivono in totale tranquillità, con i piccoli che si crogiolano al sole e i grossi maschi che difendono il loro territorio, le fregate con i maschi in amore che mostrano il loro gozzo rosso; Santa Fe, dove tra i cactus giganti vive l'iguana terrestre ed in acqua si è circondati da leoni marini. Questi ultimi sono gli animali più caratteristici delle Galapagos: ovunque ci si immerga vengono festosi a giocare regalando una bellissima esperienza. Ammettiamo che non è facile non toccarli e rimanere impassibili di fronte alla loro curiosità, come quella di annusarti e sfiorarti con il corpo, ma una delle regole del Parco è proprio quella di evitare ogni contatto con gli animali in modo che non imparino a fidarsi dell’uomo, cosa che per loro rappresenterebbe quasi una condanna all’estinzione. A noi rimane il piacere immenso di ammirarli nella loro quotidianità, sapendo che queste regole tutelano la vita di queste isole e dei loro abitanti. Chi vorrà visitare le Galàpagos, sappia che si troverà a riflettere spesso, saranno molte le occasioni per raffrontarsi con se stessi e con gli altri. E' verissimo che ogni viaggio dovrebbe portare a questo, ma il paese dei vulcani e la culla dell'evoluzione della specie hanno un fascino particolare, indimenticabile, che rapisce nel profondo.
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| 2008, dicembre, ecuador, viaggiando |
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