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    1. #31
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      Qualche giorno, cercando un nuovo libro nel mucchio di quelli ancora da leggere, ne ho trovato uno che non ricordavo più di avere, si intitola "Mongolia, viaggio a Olgii e oltre". L'autore si chiama Roberto Ive, un giornalista che è stato in Mongolia per la prima volta nel 1988 e da allora ci é tornato tantissime volte arrivando anche a risiedervi per diversi anni.
      Mi è tornato in mente che avevo comprato questo libro poco prima di partire proprio perché era ambientato nella stessa regione dove si sarebbe svolto in prevalenza il nostro viaggio. Poi, con l'aggiungersi di nuovi libri al mucchio, me ne ero dimenticato
      Stamattina ho finito di leggerlo e mi è piaciuto molto ma, a parte questo, ho trovato ad un certo punto una descrizione di un albergo di Bayan Olgii che descrive molto bene la nostra esperienza in più di un albergo fuori Ulan Bator: "la responsabile dell'albergo ci informò subito che i rubinetti del bagno erano chiusi e non funzionavano: avrebbe provveduto a farci avere due thermos con dell'acqua calda. Anche il vetro della finestra era rotto, ma per quello non poteva fare nulla, se non consigliarci di tappare il buco nella maniera migliore. Per l'acqua che scorreva rumorosa e senza sosta dentro la tazza del bagno, bastava chiudere la porta per non sentire. Mancava la maniglia? Potevamo incastrare un pezzo di carta. Un foglio di giornale poteva darcelo lei...
      Non ci chiese documenti, ma solo di pagare anticipatamente.
      Una volta in stanza, dopo aver chiuso la porta a chiave, iniziammo a estrarre le nostre cose dai sacchi. Poi srotolammo i sacchi a pelo e li stendemmo sopra i letti.
      "
      Certo a noi non sono capitate tutte queste cose tutte in una volta ma il racconto rappresenta meravigliosamente la "summa" delle nostre esperienze
      Riccardo

      Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati."R.Kapuscinski


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    2. #32
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      In effetti mi ci ritrovo molto!!
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    3. #33
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      Oggi si parte verso le montagne.
      Durante la cena Alfredo ci aveva detto che, fino a pochi giorni prima, il Festival delle aquile aveva rischiato di essere annullato per via di un'epidemia di brucellosi!
      Poi, fortunatamente, hanno deciso di farlo lo stesso...
      Come meta abbiamo le pendici di una delle montagne più alte della Mongolia, il Tsamba-Garav situato al confine tra tre regioni: Bayan Ulgii, Uvs e Khovd.
      Dopo pochi chilometri da Khovd lasciamo l'asfalto e prendiamo una pista sterrata.

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      Questo è il cruscotto del pulmino di Alfredo, da notare l'indispensabile Garmin per "trovare la strada"

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      Il tempo é molto variabile con tantissimi nuvoloni molto fotogenici!

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      Il viaggio passa molto piacevolmente tra splendidi paesaggi, chiacchiere e risate e tanti, tanti sobbalzi.

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      Ogni tanto ci fermiamo per soste fotografiche e rari incontri.

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      Per il pranzo ci fermiamo presso la casa di un kazako che funge anche da posto di ristoro.

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      Siamo inizialmente un po' preoccupati dal cane che ci accoglie, ma poi si rivela un tenerone...

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      Il pranzo consiste in pane, formaggio e carne di manzo essiccata da Alfredo, il kazako ci fornisce le bevande.

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      Nei pressi della casa ci sono alcune "stele cervo".

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      Il nome deriva dal fatto che una volta c'erano incisi sopra dei cervi volanti. Adesso é difficile riconoscere un cervo volante nelle incisioni consumate dal tempo e, purtroppo, anche rovinate da vandali. Sono state probabilmente erette da popoli nomadi nel primo millennio a.C.
      Lo scopo non é noto, potrebbero essere pietre tombali e i cervi volanti avrebbero svolto la funzione di psicopompo, ossia avrebbero avuto il compito di accompagnare le anime dei morti nell'aldilà.

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      Ripartiamo ma dopo un po' troviamo una sorta di posto di blocco dove dobbiamo scendere dai nostri pulmini e passare su una specie di tappetino imbevuto di una sostanza chimica che serve per "disinfettare" le suole delle nostre scarpe da eventuali germi della brucellosi.
      Altra strada, altre soste e altri bellissimi paesaggi.

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      Il cielo continua ad essere, a tratti, piuttosto coperto ma le montagne innevate si avvicinano.

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      Ad un certo punto ci perdiamo l'altro pulmino, quello guidato da Gerlee. Andiamo da una parte poi torniamo indietro e alla fine li ritroviamo.

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      Cominciamo a salire sempre più in alto e le montagne si fanno sempre più vicine.

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      Cerchiamo di inerpicarci su per una vallata più stretta ma purtroppo al pulmino di Gerlee scoppia una gomma. I nostri due autisti e guide (Alfredo e Gerlee) sostituiscono la ruota ma intanto si sta facendo tardi e quindi decidono di fermarsi poco più in là per montare il campo.

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      Si scarica tutto il materiale dal tetto dei pulmini e comincia la fase del "montaggio".

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      Teoricamente sarei abbastanza esperto nel montaggio delle tendine igloo, in pratica però, dato che si é alzato un vento molto forte, da solo non ci riesco . L'errore sta nel fatto che avrei dovuto, prima di ogni altra cosa, fissare la base della tenda con i picchetti.
      Invece non l'ho fatto e la tenda si sposta e si piega , però poi Gerlee e una delle compagne di viaggio vengono ad aiutarmi. Mesi tutti i picchetti e tese le corda, la tenda continua comunque a piegarsi sotto la spinta del vento ma Gerlee risolve tutto aggiungendo altre corde e altri picchetti.

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      Poi deve intervenire nuovamente perché si rompe una delle chiusure lampo dell'apertura della tenda: non so come ma sistema pure questo problema!
      La luce comincia a calare...

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      Alfredo ha preparato un focolare con un po' di pietre e sta cominciando a cucinare...

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      ...intanto noi aspettiamo all'interno di una tenda più grande dove ceneremo.

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      Anche così fa un bel freddo, figuriamoci il povero cuoco che sta all'aperto, ogni tanto viene giù un po' di nevischio! Mentre aspettiamo arrivano alcuni mongoli che ci fanno assaggiare il latte di giumenta fermentata (che qui si chiama ajrag): abbastanza buono.
      Ci vuole un bel po', perché Alfredo dice che gli hanno venduto della legna bagnata, però alla fine ci porta manzo al barbecue, poi cammello e carote e patate al cartoccio, tutto ottimo!

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      Finito di mangiare, aiutiamo a sparecchiare e poi...non c'è tempo per le chiacchiere perché fa troppo freddo.
      Entro nella tenda e comincia la fase di preparazione per la notte. Anzitutto tolgo le batterie dalle reflex e dallo zaino e le infilo nel sacco a pelo, poi mi copro con maglietta termica e robine simili e nel sacco a pelo infilo anche me stesso .
      Così combinato sto abbastanza bene a parte un leggero fresco ai piedi.
      Una considerazione sul sacco a pelo: visto che non avevo un sacco a pelo abbastanza caldo, per diverso tempo prima di partire pensavo di accettare la possibilità offerta da Alfredo di affittarlo da lui.
      Poi però ho chiesto un consiglio a Jordi (il fotografo con cui ogni tanto viaggio) e lui mi ha detto "lascia perdere i sacchi a pelo mongoli, se sono come quelli che si trovano in Nepal, al massimo hanno le piume di gallina e rischi di sentire molto freddo".
      Mi sono fidato di lui e ho deciso di acquistare un sacco a pelo in piuma d'oca e devo dire che, dopo aver visto quelli portati da Alfredo per chi avevo deciso di affittarli, non me ne sono certo pentito!
      Ultima modifica di RICAFF; 05 Jul 2019 alle 12:23
      Riccardo

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    4. #34
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      ARGH ricordo perfettamente il freddo di quella giornata (si vede bene dalle foto come eravamo bardati) e di quella notte, la piu' fredda del viaggio in quella tendina minuscola!!!!

      Pero' devo spezzare una lancia in favore dei sacchi a pelo di Alfredo. A parte quello con la lampo rotta (che era toccato a me e che Marco cavallerescamente si e' preso dandomi il suo e congelandosi durante la notte... ) gli altri erano abbastanza buoni. Le parti del corpo dentro al sacco stavano bene. Il problema era il viso (o meglio, il naso che era l'unica parte che sporgeva) e soprattutto il momento di uscire da li' dentro!!
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    5. #35
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      Nel mio fido sacco a pelo la gelida notte passa tutto sommato bene.
      Verso le 6,30 mi faccio forza e lascio la mia "comfort zone"per uscire a vedere la situazione dell'alba.
      Il tempo è buono e faccio qualche foto ...

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      ...poi me ne torno al calduccio del sacco a pelo visto che l'appuntamento per la colazione è fissato per le 9.
      Dopo un po' mi riaffaccio e vedo Graziella, una delle due compagne di viaggio "camminatrici" che esce dalla tenda già tutta vestita, mi dice che ha dormito così perché nel sacco a pelo aveva freddo.
      Verso le 8 mi viene a chiamare per dirmi che lei, Marta e Laura (l'altra grande camminatrice) hanno deciso di salire sulla montagna sopra di noi e mi chiede se voglio andare con loro.
      Rimetto in fretta e furia tutto nella valigia e, mentre il campo comincia ad animarsi...

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      ..parto a camminare con loro, Alfredo ha detto che dobbiamo essere giù per le 10.
      Il sentiero è ripido e saliamo, secondo me, un po' troppo velocemente.
      Infatti dopo un po' Marta si ferma con il fiatone, da lì in poi noi due saliamo un po' più lentamente e perdiamo presto di vista le altre due.

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      Mano a mano che saliamo, il panorama si apre.

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      Ogni volta ci proponiamo di arrivare in un punto più in alto che dovrebbe consentirci di "scavallare" e di vedere il paesaggio dall'altra parte, ma purtroppo ogni volta che pensiamo di essere arrivati ci troviamo davanti un'altra salita.


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      Alla fine arriviamo in un punto dove si vede dall'altra parte e si vede anche la neve abbastanza vicina.


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      Da lì scendiamo giù velocemente e per le 10 siamo di nuovo al campo, però non c'è quasi nessuno: il programma è nuovamente cambiato, si pranzerà lì verso le 12,30 e poi partiremo.

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      Tutti gli altri del gruppo si sono avviati verso una valle più avanti dove ci dovrebbe essere una cascata. Facciamo una veloce colazione e partiamo anche noi quattro. Incontriamo un gruppetto che torna, proseguiamo fino ad incontrare anche gli altri. Le cascate non si vedono e decidiamo di tornare tutti indietro.


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      Per pranzo Alfredo ci ha preparato un abbondante cous cous con contorno di pomodori, peperoni e funghi.

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      Alla fine partiamo, sono più o meno tutti stanchi perché per il freddo hanno dormito poco e quindi adesso approfittano del pulmino...


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      Lungo la strada ci fermiamo alla gher di una famiglia mongola.

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      E' piuttosto grande con al centro la stufa e tutto intorno, letti, armadietti e suppellettili varie tra cui un tavolinetto su cui ci sono diversi pezzi di carne cruda.

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      Ci offrono yoghurt essiccato e the al latte. Lo yoghurt essiccato mette a dura prova i denti perché è molto duro però è buono, sembra formaggio salato.

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      Altra strada, rigorosamente sterrata....


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      e alla fine arriviamo a Olgii.

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      All'hotel c'è una brutta sorpresa: sono "sparite" tutte le stanze singole che Alfredo aveva prenotato per cui le quattro "ragazze" dormiranno in due doppie.
      Io invece vado insieme ad Alfredo , Gerlee e Soko in un appartamento lì vicino dove ci sono due stanze.
      Nel bagno mancano sapone, carta igienica e la tavoletta del water. In compenso l'acqua della doccia è calda anche se bisogna tenere la cipolla in mano in mano...
      Riccardo

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    6. #36
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      le tue foto renderebbero stupenda anche viserbella
      solo i pesci morti seguono il flusso della corrente - proverbio cinese
      to travel is to live -Silvia




    7. #37
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      Grazie Silvia!!
      Riccardo

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    8. #38
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      Di buon mattino lasciamo l’hotel “sgangherato” e l’appartamento, tra i quali ci siamo divisi per la notte, e ci spostiamo nella casa di una famiglia kazaka presso cui dormiremo per le prossime due notti.
      Facciamo colazione lì e poi sistemiamo i bagagli, io dormirò in una stanza un po’ più grande insieme agli altri del nostro “gruppetto FV” e ad Alfredo.
      Gli altri sette si dividono altre stanze più piccole.
      Per tutti c’è un solo bagno situato in un baracchino dall'altra parte del cortile.
      Dentro c’è solo un buco per terra!
      Il lavandino, per darsi almeno una sciacquata appena alzati, è invece in casa.
      Dopo esserci sistemati, ci spostiamo nella zona, a qualche chilometro da Olgii, dove si svolgerà il festival delle aquile.
      E’ una grande pianura circondata da montagne con le nuvole che vanno e vengono. C’è abbastanza vento e fa freddino.


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      La zona dove si svolgerà il Festival è delimitata unicamente da una corda tesa a mezz’altezza.
      Più in là ci sono diverse gher e diverse persone che vendono cose varie, anche da mangiare

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      Alfredo ci dà appuntamento alle 13 vicino alle macchine in modo da andare a mangiare tutti insieme.
      Il Festival delle aquile è una festa in cui i cacciatori kazaki si esibiscono in diverse prove di abilità, spesso insieme alle loro aquile e sempre insieme al loro cavallo. La caccia con le aquile è un'attività che viene praticata da sempre dai nomadi kazaki quando finisce l’autunno la terra si copre di neve e le volpi, preda preferita delle aquile, hanno la pelliccia più bella.
      Dopo poco che siamo arrivati comincia il lungo “cerimoniale” che apre il Festival.
      Da lontano cominciano ad arrivare i cacciatori con indosso gli abiti tradizionali invernali.

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      Ciascun cacciatore è a cavallo e porta la sua aquila reale appollaiata su un braccio protetto da un grande e spesso guanto che è, a volte, sostenuto da un bastone a forcella poggiato sulla sella.


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      Si fermano abbastanza lontano e poi, uno alla volta, vengono verso gli spettatori per terminare la loro sfilata davanti ad un piccolo palco dove siedono i giudici e dove vengono presentati al pubblico.


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      Io, dopo qualche foto da lontano, entro, come tutti, nel recinto, mi avvicino al palco dove sono ammassati cavalieri, cavalli ed aquile e, cercando di non prendermi un calcio in faccia passando dietro ai cavalli, provo a prendere un po’ di particolari e un po’ di volti (di uomini e di rapaci ).


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      Poi arriva l’ora di andare a mangiare, Alfredo ci porta dentro una delle gher dove ci rifocilliamo con frittelle ripiene di carne.


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      Buone!
      Riccardo

      Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati."R.Kapuscinski


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    9. #39
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      Che foto!!!!! Sei sempre bravissimo ma secondo me le persone ti riescono meglio di tutto!
      Ah una piccola nota, in casa il lavandino non era collegato all'acqua corrente, aveva un piccolo serbatoio e l'acqua usata finiva in un secchio che andava svuotato periodicamente. Le comodita' della vita mongola!
      Foto: http://sabrinastravels.shutterfly.com
      Sab + Balza :) Last: Mongolia, New York + Boston, Bretagna e Normandia. NEXT: Svezia!



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    10. #40
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      Grazie Sabrina!
      Questo fatto del secchio non lo sapevo...
      Riccardo

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    11. #41
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      Nel pomeriggio cominciano le prove di abilità.
      In uno spiazzo, abbastanza vicino alle gher dove abbiamo mangiato, ci sono alcuni arcieri.

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      Pochi però si interessano a loro, l’attrazione principale è costituita dai cavalieri con le loro aquile.
      D’altra parte è o non è il Festival delle aquile?
      I cavalieri sono tutti raggruppati abbastanza lontano dalla parte delimitata dalla corda oltre la quale ci siamo tutti noi, gli spettatori-turisti e gli spettatori kazaki-mongoli.
      I cavalieri non sono più insieme alle loro aquile che sono state portate in cima ad una collina che sovrasta l’area della gara.
      Mentre il primo dei cavalieri parte al galoppo, alla sua aquila viene tolto il cappuccio che le copre gli occhi e viene lasciata libera di volare dalla sommità della collina.
      Il cavaliere chiama la sua compagna di caccia imitandone il verso, il vincitore sarà quello che verrà raggiunto dall’aquila nel tempo più breve.


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      Bisogna dire che alcune aquile non hanno nessuna intenzione di tornare dal loro “padrone” e se ne volano via da un’altra parte andando poi a posarsi sul terreno dove vengono poi “recuperate”.
      Spesso però l’aquila segue il richiamo e , in un tempo più o meno breve, arriva a posarsi sul guanto del cavaliere.

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      I cavalieri sono tanti e, prima che la prova finisca, passa parecchio tempo.
      Dopo aver scattato un bel po’ di foto, la gran parte delle quali finiranno per essere cancellate…, decido che ne ho abbastanza e me ne vado in giro tra la gente e tra i cavalieri che hanno terminato la prova.

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      E’ un’occasione per vedere le aquile senza il cappuccio che di solito ne copre la testa. Prima di rimetterglielo, i cavalieri premiano i loro animali con dei pezzetti di carne.

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      Il tempo intanto è migliorato anche se ci sono ancora parecchie nuvole in giro.

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      Alla fine, la gara termina e termina anche la prima giornata del Festival, i cavalieri-cacciatori se ne vanno e noi facciamo altrettanto.

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      Ceniamo in un ristorante dove ci fanno sedere in terra su dei cuscini: barbabietole e poi un enorme piatto di spaghetti e carne.
      Da bere olivello spinoso, una bevanda a base di erbe che puzza di gorgonzola ma è abbastanza buona.
      Per concludere la giornata andiamo a teatro per vedere uno spettacolo di danze e canti: esperienza da dimenticare!!!
      Riccardo

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    12. #42
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      Nomadi e steppe, aquile e montagne: un viaggio in Mongolia
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      Per concludere la giornata andiamo a teatro per vedere uno spettacolo di danze e canti: esperienza da dimenticare!!!


      Ma come da dimenticare... uno spettacolo così memorabile!!! L'altissima scuola musicale e di recitazione di Olgii..
      [...] Le strade migliori non collegano mai niente con nient'altro [...]
      Prima o poi nella vita: Roma-UlaanBaatar via terra. Su una moto. Possibilmente una Guzzi.
      [Balza & Leia74] - [Video: La mia Antartide]




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