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    1. #1
      L'avatar di RICAFF
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      Predefinito Nomadi e steppe, aquile e montagne: un viaggio in Mongolia

      Continuo con il tentativo di diminuire il numero di diari rimasti indietro...

      Questo viaggio in Mongolia è stato uno dei più belli e, almeno per ora, è nella mia "top five".
      I motivi sono diversi, anzitutto la bellezza dei luoghi unita alla suggestione di visitare zone abbastanza remote.
      Poi per me è stato un viaggio particolare anche per altre due ragioni.
      Intanto è stato il primo fatto dopo essere andato in pensione e quindi senza la "malinconia" finale del dover tornare al lavoro dopo tanti giorni in libertà.
      Inoltre è stato un viaggio insieme a quattro amici FV, due, Marta e Andrea (Martaandrea) conosciuti, fino a quel momento, solo attraverso il forum e altri due, Sabrina e Marco (Leia74 e Balza) che avevo anche già incontrato più volte di persona e, il fatto di condividere emozioni e esperienze con persone simpatiche e in gamba, ha reso tutto ancora più bello!

      Ma cominciamo dall'inizio...
      A maggio del 2016, dopo aver presentato, con il preavviso richiesto, la domanda di pensionamento, ho pensato che sarebbe stato bello festeggiare i primi giorni di libertà con un viaggio come si deve.
      Per luglio avevamo in programma il Ladakh, a novembre la Patagonia e quindi un periodo a cavallo tra settembre e ottobre sarebbe stato perfetto.
      Alda però mi ha detto che, per lei, Ladakh e Patagonia erano più che sufficienti a soddisfare il suo "bisogno di viaggi" ma mi ha lasciato libero di andare da solo.
      A quel punto mi sono orientato su viaggi un po' più particolari (quelli che lei non può più fare perché si dorme, ad esempio, in tenda) e ho pensato alla Mongolia dove, verso i primi di ottobre, si svolge il "Festival delle aquile" nella zona dei monti Altai.
      Mentre ero lì che esaminavo i viaggi organizzati da alcuni Tour Operator, andando su FV mi sono imbattuto in questo post di Marta:

      "Ciao a tutti!
      Abbiamo fatto una pazzia, almeno per noi. Qualche mese fa avevamo acquistato un volo per Los Angeles ad un'ottima tariffa ma essendo già stati negli Usa io non ero molto ispirata dall'acquisto e avrei voluto qualcosa di diverso, di avventuroso e di nuovo per quest'anno che compirò 30 anni (ogni scusa è buona .).. e così due calcoli sulle penali per i voli, due settimane in contatto con Alfredo Savino (owner della cooperativa di viaggi Sain Sanaa) ed eccoci con due biglietti per la Mongolia in mano!!!
      Non mi sembra vero ed ho un sorriso da ebete stampato sul volto!
      Vi riporto l'itinerario ad oggi definito mentre l'ultima parte è ancora da decidere... L'obiettivo del viaggio è la zona degli Altai ad ovest e il festival delle aquile, abbiamo deciso di includere il deserto del Gobi all'inizio del viaggio sebbene avremo solo pochi giorni a disposizione ma va benissimo comunque!
      "

      Che coincidenza! Questo viaggio organizzato dalla cooperativa mongola Sain Sanaa era proprio uno dei due che mi attirava di più, anche se il programma postato da Marta era un pochino diverso da quello che avevo visto io.
      Detto fatto, ho scritto a Marta e ho deciso di unirmi a lei e Andrea, non solo per i giorni del programma proposto sul sito di Sain Sanaa ma anche per l'estensione nel deserto del Gobi richiesta da loro.
      Poi è seguito un lungo scambio di mail con Alfredo Savino (il componente italiano della cooperativa Sain Sanaa), con Amitaba (il TO che vendeva il viaggio in Italia) e ovviamente con Marta.
      Alla fine abbiamo avuto la certezza che, anche solo con noi tre, il viaggio sarebbe comunque partito e ho potuto comprare i biglietti aerei con Aeroflot per arrivare a Ulan Bator (con scalo a Mosca).

      Poi a fine luglio un post di Sabrina si è aggiunto agli altri:
      "Colpo di scena!! Al viaggio parteciperemo anche io e Marco!!!!! Voli dall'Italia presi, e il TO ci ha messo tra i partecipanti anche se ancora non abbiamo finalizzato l'acquisto... ma si parteeeeee!!!!"
      E così siamo diventati cinque FV! Bellissimo!

      Mano a mano che la data della partenza si avvicinava, si è infittito lo scambio di messaggi su un gruppo WhatsApp creato da Marco: come ovviare al limite nel bagaglio sui voli interni (10 kg in stiva e 5 kg a bordo!), che tipo di abbigliamento sarebbe stato più adatto, comprare un sacco a pelo in grado di reggere fino -8 gradi oppure affittarne uno da Sain Sanaa, che materiale fotografico portare e via dicendo...

      Ma insomma... alla fine è arrivato il giorno della partenza: 23 settembre 2016.
      Io non ero tecnicamente ancora in pensione, perché avevo un bel po' di ferie arretrate e roba varia come la "banca delle ore" da smaltire, ma il mio ultimo "giorno di scuola" era stato il 31 agosto e mi trovavo ancora in una condizione di incredulità e beatitudine (poi un po' ci si abitua).

      Il primo appuntamento con i compagni di viaggio è a Fiumicino, arrivo per primo e in attesa di Sabrina e Marco, mi metto in fila per il check-in.
      Prima però devo fare la "manovra" di alleggerimento dello zaino e di appesantimento delle tasche varie.
      L'avevo provata prima a casa con l'aiuto di una bilancia pesa valigie: con qualche spostamento passo da 11,6 kg a 7,9 kg. La manovra si rivelerà inutile perché nessuno chiede di pesarmi lo zaino!
      Verso le 8,15 arrivano anche Marco e Sabrina.
      Hanno degli zaini anche come bagaglio da mettere in stiva e al check-in li dirottano ad un altro banco per imbarcarli come "bagagli speciali" visto che hanno molte cinghie che potrebbero impigliarsi.
      L'apposito banco è deserto ma dopo un po' finalmente arriva qualcuno.

      Il volo per Mosca parte con quasi un'ora di ritardo ma poi recupera mezz'ora.
      Al gate del volo per Ulan Bator secondo appuntamento, stavolta con Marta e Andrea.
      Un po' di chiacchiere, il tempo passa piacevolmente e si riparte.
      Il mattino dopo siamo a Ulan Bator e, dopo il controllo passaporti, troviamo i nostri bagagli e conosciamo il "mitico" Alfredo Savino.
      Nei giorni a venire avremo modo di conoscerlo meglio, per ora è solo un breve incontro perché ci affiderà ad un'autista e una guida per l'estensione nel Gobi, mentre lui affronterà il lungo viaggio in macchina fino a Khovd.
      Non sono riuscito a capire quanto disti Khovd da Ulan Bator perché una ricerca su Google Maps fornisce come risposta " spiacenti, la tua ricerca sembra non essere inclusa nell'area che al momento copriamo con le indicazioni stradali per le auto. ". Però la Lonely Planet dice che un minivan ci mette dalle 45 alle 50 ore!
      Alfredo si presenta a noi indossando solo una felpa anche se fuori ci sono solo 8 gradi!! Dice che è uscito di corsa!
      Visto che siamo diventati cinque anziché tre, per i quattro giorni nel Gobi ci fa pagare 250 euro invece dei 300 preventivati.
      Dal momento che andrà in macchina fino a Khovd, gli lasciamo parte dei nostri bagagli (che comunque non entrerebbero nell'unica macchina che ci porterà nel Gobi) e così, almeno all'andata, eviteremo il problema del limite di peso.
      Lo salutiamo e saliamo su un pulmino guidato da Giamba, un simpatico signore di mezza età, che parla solo mongolo.
      Con noi c'è anche una ragazza, Uska, che parla inglese e ci farà da guida.

      Allegato 98550

      Questo è anche il primo viaggio che faccio con la barba!

      Lasciata Ulan Bator, abbastanza caotica, ecco la Mongolia, una striscia di asfalto in mezzo a grandi, ma che dico grandi...sconfinate distese erbose con colline ondulate.
      Poche macchine e qualche incontro con animali.

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      Ci fermiamo ogni tanto per sgranchire le gambe e per fotografare gruppi di cammelli che si incontrano lungo la strada.

      Allegato 98515

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      E ci fermiamo, stavolta obbligatoriamente, in una piccola città perché Giamba ha sentito dei rumori sospetti.
      Infatti si è rotta una sospensione e quindi dobbiamo aspettare che venga riparata.
      A proposito, dal diario che Marta ha iniziato quasi due anni e mezzo prima di me (però si è fermata sul più bello...) ho scoperto che la città si chiamava Mandalgov...
      La sosta è comunque interessante per vedere la struttura di queste cittadine così diverse dalla capitale: casette a un piano alternate a gher, l'abitazione tradizionale dei nomadi mongoli, e niente asfalto al di fuori delle strade principali.

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      I bambini si arrangiano a giocare come possono...

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      Riparata la sospensione, finalmente ripartiamo.
      Una sosta per mangiare dei panini...
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      ...e arriviamo finalmente alla nostra meta finale: Tsagaan Suvarga.

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      Tsagaan Suvarga è chiamato anche lo "stupa bianco", si tratta di formazioni rocciose, simili a calanchi, costituite per lo più di calcare e argilla che i venti nel corso dei millenni hanno eroso e modellato creando guglie e piccoli canyon dalle tonalità bianche, gialle, rosse e rosa.


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      Allegato 98546
      La ragazza guida non è di grande utilità, ci dà qualche spiegazione solo quando interrogata.
      Poi Alfredo ci spiegherà che è una studentessa che finora aveva utilizzato una sola volta; purtroppo in Mongolia non è facile trovare guide preparate.
      Qui si limita a indicarci l'ora in cui dovremmo tornare al pulmino per ripartire.
      Sbrigata la pratica, ci avviamo entusiasti in esplorazione .

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      Qualcuno si esibisce...

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      In genere nei miei viaggi non compaio in foto, qui invece approfitto delle tante che mi hanno fatto e mandato i miei compagni.

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      Ed eccoci tutti insieme!


      Allegato 98543

      Lungo il crinale ci imbattiamo in un ovoo (o oboo). E' un cumulo di pietre su cui sventolano pezzi di stoffa colorati costituiti, per lo più, dalle khadag, le sciarpe cerimoniali azzurre simbolo del cielo. Da quello che poi ho letto, secondo la tradizione bisognerebbe fare tre giri intorno all'ovoo per ingraziarsi gli "spiriti del buon viaggio"e lasciare qualche offerta.


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      In lontananza piccole colline anche esse ricche di colori e, sopra il tutto, un bel cielo blu.

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      Ovviamente, presi dalle mille fotografie che scattiamo, facciamo un po' tardi ma tanto la giornata è praticamente alla fine.


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      Scendiamo, con tanti sbatacchiamenti, dalla sommità di Tsagaan Suvarga lungo una pista sconnessa fino ad arrivare al poco lontano campo di gher dove dormiremo.

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      Rispetto alla maggior parte delle sistemazioni che ci attendono nei giorni successivi, questa è quasi di lusso. Sono gher, ma sono pensate per fatte per i turisti: la struttura è più o meno la stessa delle gher "normali" però qui c'è un letto normale con tanto di materasso e, se non ricordo male, lenzuola e coperta. I bagni e le docce però sono in comune ai margini del campo.

      Sul cofano di un fuoristrada vediamo testa e zampe di qualche bestia, altri pezzi di carne sono appesi all'aria: che sia la nostra cena?

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      Intanto il sole sta calando e ci godiamo un bellissimo tramonto.

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      Alle 19 ceniamo nella sala comune del campo: insalata, capra, riso e pomodori: tutto abbastanza buono.
      Torniamo verso le gher sotto un bellissimo cielo stellato.
      Abbiamo passato la notte in aereo e siamo in giro dalle sei del mattino però non resistiamo, tiriamo fuori cavalletti e reflex e via a fotografare la Via Lattea!


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      Ultima modifica di RICAFF; 05 Jun 2019 alle 16:52
      Riccardo

      Un viaggio non inizia nel momento in cui partiamo né finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtà comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati."R.Kapuscinski


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      Riccardo

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