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    1. #1
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      Predefinito Nel paese degli alti valichi: lass¨ in Ladakh

      Cinque anni dopo il Tibet siamo tornati nei luoghi del buddismo tibetano con un viaggio in Ladakh che, non a caso, viene spesso chiamato il "piccolo Tibet".
      Pur appartenendo politicamente all'India (Ŕ parte dello stato di Jammu e Kashmir) il Ladakh geograficamente sembra un corpo estraneo al subcontinente indiano, incuneato com'Ŕ tra Pakistan e Tibet.
      Le alte montagne lo proteggono dai monsoni, quindi ci si pu˛ andare nei nostri mesi estivi.
      Dire "si pu˛ " non Ŕ proprio esatto, Ŕ pi¨ corretto dire "si deve" visto che la stagione turistica in Ladakh Ŕ molto breve e va da luglio ai primi di settembre.
      D'altra parte Ŕ un paese che si sviluppa tra i 3.000 e i 6.000 metri e, andando avanti nella stagione, si rischia, oltre alla discesa delle temperature, che i valichi pi¨ alti vengano chiusi per neve con conseguenti forti limitazioni per gli spostamenti.

      Da Roma non Ŕ proprio dietro l'angolo...siamo usciti da casa alle 3,30 per prendere un volo per Monaco, dove abbiamo trovato gli altri 7 compagni di viaggio e l'accompagnatore, da qui un volo per Delhi e, dopo quattro ore di attesa, l'ultimo volo per Leh alle 5,15, ora dell'India naturalmente.
      Il volo per Leh da Delhi dura solo un'oretta ma Ŕ molto spettacolare.
      Per godere della vista spettacolare sulle montagne bisogna sedersi sul lato sinistro dell'aereo.
      Naturalmente a me Ŕ capitato un posto sul lato opposto, fortunatamente c'era poca gente e quindi sono riuscito a spostarmi.


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      Leh si trova a 3500 metri, arrivarci direttamente con l'aereo non Ŕ certo il miglior modo per abituarsi all'altitudine.
      Per questo motivo il programma prevedeva per il resto della giornata solo riposo in hotel e acclimatamento.
      Tuttavia Nicola, l'accompagnatore, si Ŕ offerto di farci fare un primo giretto in cittÓ nel pomeriggio.
      E cosý dopo pranzo siamo partiti tutti insieme dal nostro hotel, confortevole ma distante una ventina di minuti dal centro. Il tempo di fare un paio di svolte e un po' pi¨ di un paio di foto...

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      ... e io e una delle nostre compagne di viaggio ci siamo ritrovati soli!
      Concentrati com'erano a seguire Nicola tra le stradine e i vicoletti, nessuno degli altri, Alda compresa, si era accorto che noi due eravamo rimasti indietro.
      Comunque, chiedendo in qualche modo indicazioni, siamo riusciti a raggiungere il centro e dopo un'oretta abbiamo fortunatamente ritrovato il resto del gruppo.
      Leh Ŕ una cittadina decisamente piacevole anche se presenta un miscuglio di architetture un po' disordinato.

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      Uno degli edifici pi¨ importanti Ŕ il Leh Palace, che ha una molto vaga somiglianza con il Potala, ma, visibile da quasi ogni punto della cittÓ, spicca il luminoso Tsemo Fort con il sottostante Tsemo Gompa.

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      Tornando in hotel capisco come Ŕ stato facile perderci, Nicola ci guida attraverso un intreccio di stradine secondarie spesso fiancheggiate da canali di scolo che, con continue svolte, attraversano zone di piccole case intervallate da campi coltivati. E' decisamente una scorciatoia ma ci metter˛ un po' ad imparare tutte le deviazioni...
      Riccardo

      ôUn viaggio non inizia nel momento in cui partiamo nÚ finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtÓ comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati."R.Kapuscinski


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    2. #2
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      Ecco, gia' da queste prime foto mi sono innamorata
      Bosnia 08/18,USA 06/18, Ecuador-GalÓpagos 06/17, Slovacchia e Polonia 08/16, Uganda 06/16, Madagascar 2015 Peru' e Bolivia 2014, USA-Ovest 2013, SudAfrica 2012, New York 2011, Giordania 2010, Australia 2009







    3. #3
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      Beh si Letizia, il Ladakh Ŕ decisamente un luogo molto bello e, tutto sommato, meno "complicato", per un motivo o per l'altro, da visitare di altre zone permeate della stessa cultura e geograficamente simili come il Tibet e il Mustang.
      Riccardo

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    4. #4
      L'avatar di manuepaolo
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      Bellissimo Riccardo, giÓ Cinzia mi aveva invogliato ma tu con le tue foto mi hai convinto ancora di pi¨!
      Quanti giorni siete stati?
      Manuela
      Last trip: Hawaii - Next trip: Kirghizistan & Uzbekistan





    5. #5
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      Grazie Manuela.
      Mi sembra che il viaggio sia durato un paio di settimane.
      Riccardo

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    6. #6
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      Il secondo giorno lasciamo Leh di buon mattino per arrivare al Gompa di Hemis.
      Questo monastero Ŕ il pi¨ grande del paese, Ŕ stato fondato nel 1602 e si trova a 45 km da Leh.

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      Oggi ha inizio il festival di Hemis, una grande festa in cui si celebra la nascita del Guru Padmasambhava noto in Tibet come Guru Rinpoche.
      Il festival dura due giorni e cade il decimo giorno del mese lunare tibetano.
      E' molto importante e richiama gente da tutto il Ladakh oltre, purtroppo, ad un gran numero di turisti.
      Nonostante siamo partiti abbastanza presto, quando siamo nei pressi del monastero ci rendiamo conto che non Ŕ stato poi troppo presto!
      C'Ŕ un caos incredibile con gente in cammino verso il monastero e una gran quantitÓ di macchine ferme.
      Per non perdere troppo tempo, Nicola ci dice di scendere e di avviarci a piedi insieme a centinaia di altra gente.

      Abbiamo dei posti riservati in uno spazio dedicato ai turisti, il problema Ŕ per˛ riuscire ad arrivare alle nostre sedie.
      Una volta varcate le porte del monastero ci troviamo "intruppati" in una folla di gente che cerca un posto per riuscire a vedere il festival.
      Comunque un po' chiedendo permesso e un po' spingendo riusciamo ad arrivare al varco che dÓ accesso ai posti riservati e in qualche modo ci sistemiamo.
      I nostri posti sono abbastanza buoni perchŔ sono in seconda fila, purtroppo per˛ le sedie sono tutte allo stesso livello per cui anche in seconda fila non Ŕ facile avere una visuale libera.
      Oltretutto, la gran parte delle persone in prima fila, anzichŔ usare una macchina fotografica, solleva i cellulari sopra la testa per girare un video e quindi trovare uno spazio libero diventa ancora pi¨ difficile.
      Ad un certo punto mi metto a carponi e riesco ad arrivare a sdraiarmi davanti alla prima fila, per˛ devo restare steso per non beccarmi gli improperi degli altri turisti e dopo un po' mi devo arrendere perchŔ il lastricato scotta e poi la posizione Ŕ molto scomoda.
      Comunque alla fine qualche foto, grazie anche ad una buona dose di cropping in post-produzione, l'ho portata a casa...

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      Al centro del grande cortile Ŕ stato ricavato un grande spazio libero dalla folla e lý i monaci si esibiscono a lungo in danze rituali in cui simulano il combattimento tra gli spiriti benigni e le forze del male.

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      Il tutto Ŕ accompagnato dal suono di lunghe trombe, di tamburi e di altri strumenti.


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      Ho trovato anche molto bello osservare i volti della gente assorta ad osservare le danze dei monaci.

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      Verso mezzogiorno c'Ŕ una lunga pausa e il il grande ritratto che al mattino era stato srotolato dal tetto del Gompa viene tirato gi¨ e riavvolto.

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      Ne approfittiamo per fare un giretto all'interno del monastero e per mangiare qualcosa.

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      Poi le danze ricominciano ma stavolta scelgo di seguire il festival dai tetti del monastero, Ŕ pi¨ lontano ma almeno sono libero di muovermi come voglio.

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      Verso le 15 torniamo a Leh e, seguendo quello che diventerÓ una sorta di rito per tutti i giorni che ci troveremo a Leh, seguiamo Nicola sul tetto di un edificio dove c'Ŕ un piccolo bar e da dove c'Ŕ una suggestiva vista sul Leh Palace, sullo Tsemo Fort e sulle montagne circostanti.

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      Ad un certo punto io e Alda decidiamo di anticipare il ritorno in hotel e ci avviamo prima degli altri e sopratutto senza la guida di Nicola.
      Ero fiducioso nel mio senso di orientamento e invece ci perdiamo e facciamo una gran fatica, dopo un lungo giro e chiedendo pi¨ volte la strada, ad arrivare all'albergo!!!
      Riccardo

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    7. #7
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      Giornata interamente dedicata a Leh e ai suoi dintorni.
      Cominciamo con il villaggio di Stok che dista circa 14 km da Leh.
      Qui c'Ŕ l'omonimo palazzo che era una delle sedi della famiglia reale che fu qui esiliata nel 1834 dopo la sconfitta contro l'esercito contro un esercito inviato dal maharaja di Jammu, Gulab Singh.
      Dopo la sconfitta il re Tsewang Rabtan fu costretto a firmare la resa e fu sostituito da governatori fedeli al maharaja.
      Dall'esterno il palazzo di Stok non Ŕ un granchŔ, troppo squadrato e massiccio, almeno per i miei gusti: infatti non l'ho fotografato .
      I dintorni per˛ sono molto belli con tantissimi bianchi chorten che si stagliano su un suolo per lo pi¨ roccioso.

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      Nelle vicinanze c'Ŕ una grande statua dorata del Gautama Buddha costruita in anni recenti e consacrata dal Dalai Lama.

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      A diciotto chilometri da Leh, visitiamo il monastero di Thiksey , un convento buddhista di tradizione tibetana.
      Il Monastero Ŕ costituito da molti edifici che si arrampicano su una collina sulla cui sommitÓ ci sono gli edifici principali.

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      Scale e scalette, stradine, ruote delle preghiere e tante cappelle con statue di Buddha e dipinti...tutto molto bello!

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      Un'altra sosta a Shey....


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      ...e poi torniamo a Leh.
      Dopo pranzo andiamo in macchina sulla cima del Namgyal Tsemo la montagnola che sovrasta la cittÓ, da qui la vista Ŕ molto bella.

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      Scendiamo a piedi verso Leh passando vicino al Tsemo Fort e al palazzo-fortezza costruito nello stesso periodo del ben pi¨ famoso Potala a Lhasa.
      Come nei giorni precedenti, nel pomeriggio compaiono imponenti nuvoloni neri che per˛ non oscurano il sole e il contrasto che si crea Ŕ decisamente molto fotogenico.

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      Alla fine della discesa attraversiamo il piccolo quartiere musulmano alle spalle della Jama Masjid, la moschea sunnita.

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      Concludiamo ancora una volta la giornata con un aperitivo nel bar sul tetto di un edificio nella piazza principale di Leh.
      Riccardo

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    8. #8
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      In questa giornata lasciamo Leh per visitare alcuni monasteri pi¨ lontani.
      La prima sosta Ŕ un "fuori programma"...ci fermiamo al monastero di Spituk, nelle vicinanze di Leh, perchÚ Nicola ha saputo che i monaci stanno "disegnando" un mandala e poter assistere Ŕ un evento abbastanza raro.

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      Il monastero risale Ŕ del XI secolo ed Ŕ, come molti altri, arrampicato su una collinetta. Appartiene all'ordine dei Gelug-Pa, i berretti gialli.

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      Un mandala ha forma tonda a rappresentare l'Universo, pu˛ essere realizzato su un telaio con un intreccio di fili o dipinto su stoffa o sulle pareti di un monastero. In genere per˛ viene realizzato, su un pavimento, con sabbia di vari colori sul pavimento in modo che dopo il suo completamento possa essere facilmente distrutto per ricordare che nulla dura per sempre.

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      Intorno al mandala che vediamo ci sono diversi monaci accoccolati. Ognuno ha vicino a sŔ diverse ciotoline contenenti sabbia colorata. La sabbia viene introdotta in una sorta di cono cavo all'interno con un forellino sulla punta. La sabbia viene fatta cadere dal piccolo foro dando dei colpetti vicino alla punta del cono con una piccola asta di metallo. Il tutto richiede infinita pazienza...

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      Allontanandoci da Leh vediamo un gran via vai di militari e molti caccia che decollano dall'aeroporto militare, a quanto pare la situazione nel Kashmir si sta complicando!
      A 65 km da Leh arriviamo al monastero di Likir. Si tratta di un monastero piuttosto grande, costruito nel 1064 in bella posizione. Vi risiedono circa 120 monaci.


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      All'esterno c'Ŕ una grande statua del Buddha Maitreya alta circa 23 metri. Per˛ si tratta di una roba piuttosto recente, visto che Ŕ stata costruita nel 1999.

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      La tappa successiva ci porta al monastero di Alchi.

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      Dal luogo dove si lasciano le macchine, il monastero si raggiunge percorrendo una piccola strada affollata di bancarelle, si vede che questo Ŕ uno dei monasteri pi¨ visitati del Ladakh.
      All'interno del monastero, fondato nel XI secolo, vi sono sei templi. Uno in particolare, il Sumrtsek Temple, contiene all'interno dei dipinti molto belli, tra i pi¨ belli dell'arte buddista. Purtroppo Ŕ assolutamente vietato fotografare all'interno.

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      Ultima tappa della giornata Ŕ il Rizong Gompa, un monastero che si raggiunge con una strada sterrata di circa 6 km che sale lungo una gola scavata da un torrente.

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      Il Monastero Ŕ molto meno antico degli altri visti nella giornata, per˛ Ŕ in una posizione piuttosto suggestiva, arrampicato sulle pareti di un anfiteatro di rocce. Purtroppo il tempo non Ŕ dei migliori, il cielo Ŕ coperto e pioviggina.

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      Alla base del monastero incontriamo alcuni monaci ragazzini intenti a giocare con un pallone e con dei palloncini.


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      Sono monaci, ma i ragazzini sono sempre ragazzini!

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      Per la prima volta non dormiamo a Leh ma ci fermiamo in un hotel sulle rive del fiume Indo. Dato che Ŕ ancora abbastanza presto, in cinque ce ne andiamo un po' a zonzo nelle vicinanze. Non c'Ŕ poi molto da vedere e il tempo continua ad essere abbastanza brutto...


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      ...per˛ ad un certo punto ci imbattiamo in un gruppo di contadini intenti a trebbiare la segale e passiamo un po' di tempo a fotografarli.


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      Riccardo

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      Riprendo il diario dopo oltre tre mesi (per˛ in questo periodo ho fatto due viaggi e ho pubblicato il diario del Rajasthan )

      Da Uleytopko. dove abbiamo passato la notte, partiamo per Lamayuru, sono 55 km di strada per arrivare ad una altitudine di 3390 metri.

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      Poco prima di arrivare a Lamayuru ci fermiamo in cima ad una grande bastionata dalla quale la strada scende per passare sul fondo di un antico lago.

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      Secondo una leggenda un discepolo di Ananda, il fedele compagno di Buddha, gett˛ dei grani d'orzo in offerta agli spiriti Naga e cre˛ cosý una breccia nella montagna attraverso la quale si riversarono le acque del lago. In questo modo don˛ agli uomini delle terre coltivabili.
      Quale che sia stata la causa del prosciugamento del lago, nel corso dei secoli l'erosione ne ha scolpito il fondo sabbioso creando un ondulato e suggestivo paesaggio di calanchi color giallo ocra con le montagne sullo sfondo.

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      Al centro di questo bel paesaggio si trova il villaggio di Lamayuru con le case raccolte intorno ad un'altura, erosa dagli agenti atmosferici e bucherellata da grotte, sulla cui sommitÓ si innalza lo YungdrungĘGompa, il Monastero di.Lamayuru.

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      Il monastero Ŕ molto bello, con tanti chorten e diversi muri Mani.
      La pietra Mani Ŕ un pezzo di roccia o un ciottolo di forma leggermente appiattita su cui sono iscritte, come forma di preghiera, le sei sillabe del mantra Om Mani Padme Hum. In genere queste pietre sono collocate a formare tumuli o messe, per l'appunto, lungo dei muri.

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      Stradine e scalinate si arrampicano su per la collina collegando i diversi edifici del monastero.

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      All'interno delle tante sale del monastero ci sono molte statue dei maestri buddisti e poi maschere di demoni e altre figure del buddismo.

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      Girando per il monastero ci imbattiamo in 5 simpatiche vecchiette che si lasciano tranquillamente fotografare. Poi scoprir˛ che la guida ha dato loro 500 rupie, probabilmente si sono inventate un lavoro..

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      Lasciato Lamayuru, dopo un breve tratto di strada scendiamo dalle macchine e facciamo un paio di chilometri a piedi con belle viste sui calanchi e sulle montagne.

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      Poi via per 125 chilometri..

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      ..e siamo di nuovo a Leh.

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      Riccardo

      ôUn viaggio non inizia nel momento in cui partiamo nÚ finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtÓ comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati."R.Kapuscinski


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      Lasciamo nuovamente Leh per un lungo trasferimento fino al lago Tso Moriri.
      Ci sono due strade per andare da Leh al lago, una Ŕ pi¨ recente e passa per il grande insediamento di Chumathang.
      Noi invece prendiamo la vecchia strada che percorre per un tratto la Leh-Manali Highway.
      Richiede pi¨ tempo e in alcuni tratti Ŕ sterrata per˛ Ŕ paesaggisticamente pi¨ bella della nuova strada.
      Per andare verso la zona del Tso Moriri Ŕ necessario un permesso che viene rilasciato a Leh.
      Il punto di controllo di questo permesso si trova a Ushi ad una cinquantina di chilometri da Leh.

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      La strada si inerpica con molti tornati, il paesaggio Ŕ bello ma purtroppo il cielo Ŕ coperto.

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      Dopo tanto salire raggiungiamo il Taglang La, un passo situato a 5.328 metri sul livello del mare (17.480 ft).
      Il cartello posto sul passo indica, a quanto pare erroneamente, un'altitudine di 17.582 ft che corrisponderebbero a 5.359 metri.

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      La scritta con il pennarello, che indica i metri, invece Ŕ giusta!
      Altrettanto sbagliata sembra essere l'indicazione posta sullo stesso cartello che dice "you are passing through second highest pass of twe world" percorribile con veicoli a motore. A quanto pare si tratterebbe invece del dodicesimo passaggio motorizzato pi¨ alto.

      Comunque sia siamo molto in alto e si sente, tanto per il fiatone che viene come ci si muove un po' pi¨ velocemente, quanto perchÚ fa abbastanza freddo!

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      Un giretto per guardare il panorama da ambo i versanti del passo, poi una breve sosta per fare pipý in una baracca adibita a toilette e si riparte.

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      Per pranzo ci fermiamo nei dintorni del lago di Tso Kar, presso un piccolo insediamento che si dovrebbe chiamare Thugje.

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      Poco sopra il villaggio c'Ŕ anche un minuscolo monastero.

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      Riprendiamo la strada verso la nostra meta, il cielo comincia ad aprirsi anche se rimangono grossi e, a tratti, minacciosi nuvoloni.

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      La luce del sole che filtra attraverso le nuvole crea dei forti contrasti nel paesaggio con un'alternanza di chiaroscuri veramente bella.

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      Costeggiamo un paio di laghi pi¨ piccoli e finalmente, dopo tante ore di macchina, arriviamo in vista del Tso Moriri.




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      Il lago si trova sull'altopiano del Changthang nella Rupshu Valley, ad una altitudine di 4.522 metri. Non Ŕ particolarmente grande ma Ŕ comunque lungo 27 km e largo 8. Ad est e a nord del lago, si vedono in lontananza due delle cime pi¨ alte del Ladakh, il Lungser kangri (6.666 m) e il Chamser Kangri (6.622 m).


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      Ci troviamo vicino al confine con un altro stato indiano, l'Himachal Pradesh, ma anche molto vicini al confine con il Tibet.
      Sulle rive del lago sorge Korzok, un piccolo paese di circa 500 abitanti. Qui ci fermiamo a dormire in un campo tendato.
      Lasciati i bagagli ci avviamo per fare un giretto esplorativo finchÚ c'Ŕ luce. Come cominciamo ad andare in salita i 4.552 metri si sentono tutti!
      Ne valle per˛ la pena perchŔ dall'alto il paesaggio Ŕ ancora pi¨ bello.


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      Poi scendiamo attraversando il paesino con piacevoli incontri con la gente.


      .
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      Il cielo Ŕ sempre bellissimo con l'alternarsi di nuvoloni neri e altri che sembrano panna montata e, come ciliegina sulla torta, appare una bellissima luna piena.


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      Siamo un po' preoccupati per la notte a questa altitudine in una tenda, ma per fortuna, andando via dal tendone dove abbiamo cenato, ci fanno il bellissimo regalo di una borsa di acqua calda a testa!
      Ultima modifica di RICAFF; 09 May 2019 alle 12:42
      Riccardo

      ôUn viaggio non inizia nel momento in cui partiamo nÚ finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtÓ comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati."R.Kapuscinski


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      WOW che posti.... e la foto con la luna mi piace tantissimo!!
      Foto: http://sabrinastravels.shutterfly.com
      Sab + Balza :) Last: Mongolia, New York + Boston, Bretagna e Normandia. NEXT: boh...



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    12. #12
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      Grazie Sabrina!
      Riccardo

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      Lasciato il campo tendato saliamo verso una valle pi¨ interna dove troviamo alcune tende dei Khampa, pastori nomadi originari del Tibet.

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      Poi torniamo verso il Tso Moriri, le macchine ci lasciano su un promontorio da cui si gode di una bella vista


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      Da lý scendiamo a piedi fino al lago che costeggiamo tornando in paese.


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      Prima di partire definitivamente visitiamo il Korzok Gompa, il piccolo monastero del paese fondato nel 1636 e restaurato di recente.


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      Per tornare a Leh stavolta percorriamo la strada nuova.
      Sicuramente Ŕ pi¨ breve della vecchia ma io pensavo che fosse anche in condizioni migliori, invece Ŕ per lunghissimi tratti sterrata.
      Spesso Ŕ anche molto stretta tant'Ŕ che ci dobbiamo fermare spesso per lasciare passare i numerosi camion militari che incontriamo.

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      Nel pomeriggio c'Ŕ tempo per un altro giretto nella piacevole Leh.

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      Riccardo

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      Ancora una volta lasciamo Leh, stavolta diretti alla Nubra Valley.
      Cosý come due giorni prima, anche stavolta la strada si inerpica rapidamente ...

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      ...e in poco meno di 40 km raggiungiamo il Khardung La.

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      Secondo un cartello dovrebbe trattarsi del pi¨ alto passo carrozzabile del mondo per˛, da quanto ho trovato in rete, l'altitudine di 18.380 feet, pari a 5602 metri, indicata sul cartello Ŕ sbagliata perchÚ un team di ricercatori catalani ha stimato che il passo si troverebbe ad una altitudine di 5.359 metri sul livello del mare, cosa che lo collocherebbe solo all'undicesimo posto!



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      Dopo una sosta al passo iniziamo la lunga discesa verso la valle di Nubra chiusa tra la catena montuosa di Leh e le montagne orientali del Karakorum.
      Dall'alto si vede bene come sia una zona in parte verde, in parte rocciosa ed arida, come la maggior parte del Ladakh e in parte "deserto" a causa della presenza di dune di sabbia.

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      La valle di Nubra Ŕ stata aperta al turismo solo nel 1993 ed Ŕ tuttora necessario farsi rilasciare un permesso prima di andarci.

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      Dopo aver pranzato nel campo tendato dove passeremo la notte nei pressi del villaggio di Hunder, ci spostiamo in una zona dove ci sono diverse dune.


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      La Lonely Planet le definisce "spettacolari" ma in realtÓ hanno poco di spettacolare se non il fatto di trovarsi a oltre 3000 metri circondate da alte montagne.

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      Ci sono diversi cammelli bactriani che discendono da quelli usati dalle carovane che percorrevano la pista tra il Ladakh e lo Xinjiang fino alla chiusura della frontiera con la Cina, avvenuta negli anni ĺ40. Oggi sono usati per portare in giro i turisti, cosa che noi ci guardiamo bene dal fare preferendo una tranquilla passeggiata sulla sabbia.

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      Pi¨ tardi ci arrampichiamo fino ad un piccolo monastero di circa 500 anni fa.

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      Il campo tendato si rivela molto pi¨ accogliente di quello dove avevamo dormito al Tso Moriri.
      Qui le tende sono immerse nel verde con ruscelletti che scorrono e amache tese tra gli alberi.
      E poi fa decisamente molto meno freddo...
      Riccardo

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      Ancora una giornata nella Nubra Valley, c'Ŕ un bel sole e, forse per la prima volta, fa molto caldo.
      Passiamo la mattina al monastero di Diskit, 3158 metri di altitudine.
      Il monastero con i suoi edifici bianchi si vede giÓ da molto lontano, arrampicato com'Ŕ su un crinale che sovrasta il villaggio omonimo.

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      Risale al XV secolo ed appartiene all'ordine Gelung-Pa , i Berretti Gialli.

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      E' abbastanza grande e labirintico con scale e stradine che si inerpicano verso l'alto.

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      E una volta in alto...una bellissima vista sulla valle di Nubra!

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      Nei pressi del monastero c'Ŕ una statua, gigante e molto colorata, del Buddha Maitreya inaugurata dal Dalai Lama nel 2010.



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      Nel pomeriggio andiamo a visitare il Gompa di Samstangling, il pi¨ grande monastero di Nubra.
      Anche questo appartiene alla scuola Gelung-Pa ma Ŕ piuttosto recente dato che Ŕ stato fondato nel 1841.



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      Il motivo di interesse della nostra visita, pi¨ che nel monastero, consiste nella grande adunata di monaci e fedeli che sono seduti in terra ad ascoltare un importante lama.


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      Passiamo diverso tempo girando tra i fedeli...

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      ...molto interessante Ŕ la preparazione di grandi quantitÓ di the che poi vengono offerte a tutti insieme a del cibo.


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      La giornata termina con il ritorno al campo tendato dove passiamo un'altra notte tutto sommato piacevole.


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      Ultima modifica di RICAFF; 21 May 2019 alle 09:25
      Riccardo

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