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    1. #1
      L'avatar di Raccoon
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      Predefinito Non Ŕ un paese per Panda... (I'm too big for Japan!)

      1-2 gennaio 2019 Roma - Tokyo


      L'ANTEFATTO


      Tutto comincia pi¨ o meno un anno prima, con l'invito di AmEx ad acquistare un bel companion ticket con Alitalia... a questo si aggiunge la scadenza, a fine marzo, delle miglia accumulate... fatti 2 calcoli ci sono una serie di destinazioni tra cui scegliere... Buenos Aires, CittÓ del Messico per poi volare in Baja California, la sempreverde Los Angeles e Tokyo...


      L'Argentina non mi ispira pi¨ di tanto, non so, poi da Buenos Aires si devono prendere 2 o 3 voli per riuscire ad incastrare la Penisola di Valdez e Ushuaya, il costo lievitava notevolmente... CittÓ del Messico Ŕ interessante, ma ci arrivano delle informazioni per nulla rassicuranti dalla Baja California, una lotta tra bande rivali che sono arrivate addirittura a spararsi in spiaggia, Los Angeles beh, quasi quasi... allora andiamo a Tokyo!


      Per me che sono cresciuto a pane e robottoni Ŕ quasi un sogno, sono curioso di vedere che cosa ne pu˛ uscire fuori da un viaggio in un paese cosý diverso.


      Chiamo l'Alitalia, riesco a trovare il volo per il periodo che ci serviva e il gioco Ŕ fatto... partenza il 1░ gennaio, ritorno il 18, 16 notti da passare nel paese del Sol Levante.


      Con l'aiuto di Sabrina che in Giappone ci ha vissuto ed Ŕ una vera appassionata, buttiamo gi¨ un itinerario...



      1 Roma - in volo

      2 Arrivo a Tokyo

      3 Tokyo
      4 Tokyo
      5 Tokyo - Nikko

      6 Tokyo

      7 Tokyo - Kamakura

      8 Tokyo - Shirakawa-Go

      9 Shirakawa-Go - Kanazawa

      10 Kanazawa - Hiroshima

      11 Hiroshima - Miyajima

      12 Miyajima - Himeji

      13 Himeji - Kyoto

      14 Kyoto
      15 Kyoto - Nara

      16 Kyoto - Tokyo
      17 Tokyo - in volo

      18 Arrivo a Roma


      A questo punto, sotto con le prenotazioni... siamo stati fortunati, perchÚ siamo in bassissima stagione, abbiamo speso veramente pochissimo per gli hotel, la settimana passata a Tokyo ci Ŕ costata meno di 350Ç, gli unici posti che abbiamo pagato cari sono state i ryokan di Shirakawa-go e Miyajima, ma valevano fino all'ultimo centesimo speso.


      Vista la durata del viaggio e la necessitÓ di fare un loop, abbiamo dovuto prendere il JRP per 2 settimane, per una spesa di 355Ç a persona... poi, visto che odio i pullman, tra Kanazawa e Shirakawa-Go abbiamo deciso di prendere l'auto a noleggio per un totale di circa 80Ç con tutte le assicurazioni e le gomme termiche... un po' di pi¨ rispetto al bus, ma enormemente pi¨ comodo come orari.


      E qui... un aneddoto divertente... il tizio di JapanGuestHouse mi ha fatto un po' di terrorismo psicologico, dicendomi che a Shirakawa-Go c'Ŕ la neve, che Ŕ difficile guidare, che i giapponesi guidano dal lato sbagliato della strada, che i cartelli sono difficili da leggere (grazie al c***o, sono in giappo!) e che non dovevo prendere la macchina...


      La mia risposta Ŕ stata pi¨ o meno...
      "oh, moretto, io ho guidato in tutte le condizioni possibili e immaginabili, con neve, ghiaccio, fango, sabbia, ghiaia, guido tutti i giorni sul Grande Raccordo Anulare, ho guidato ad Ankara e Marrakech, sopra il Circolo Polare Artico e sotto il Tropico del Capricorno, ma davero davero pensi che mi spaventi per la guida giapponese?"


      Oltretutto abbiamo giÓ la patente internazionale... nun ce ferma pi¨ nessuno!!!


      e a questo punto...


      Abbiamo un logo!
      Anzi... 2!!!



      Abbiamo un travelbook... ma ci manca una cosa...


      E come glie lo dico io che sono allergico alla zucca???


      La nostra amica Sabrina interviene anche su questo...



      e con questo, mi attirer˛ selve di KAWAIIII in quasi tutti i ristoranti visitati!!!Pronti per il diario???


    2. #2
      L'avatar di Leia74
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    3. #3
      L'avatar di Raccoon
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      2 gennaio 2019 - Arrivo a Tokyo


      All'alba del primo giorno dell'anno siamo pronti a partire... 2 coccole ai mici, che hanno capito giÓ da ieri che c'Ŕ qualcosa che non va, visto che valigie e zaini sono giÓ in giro, arriviamo in aeroporto in macchina, con Telepass Premium ci costa pi¨ o meno quanto il taxi, ma con la comoditÓ ineguagliabile di avere la macchina lý, salutiamo i bagagli, controlli di sicurezza e via, si parte!


      Oddio, prima di partire decidiamo di pranzare al Mc Donald dell'aeroporto, dimenticabilissimo e con un ragazzino asiatico che prima comincia a dare calci all'insegna del fast food e poi si impegna a perdere tutti i denti sul tavolo, continuando a correre tra i tavoli e inciampando "casualmente" sul mio piede...


      Partenza puntuale, ci accomodiamo ai nostri posti nel 777, dopo il decollo mi accorgo di essere piuttosto scomodo...


      Ops, il sedile Ŕ rotto... vabbŔ, lo faccio presente allo steward, gli chiedo se Ŕ possibile spostarsi, visto che la premium economy Ŕ vuota...


      "No, mi dispiace, lei ha un biglietto premio, non posso cambiare nulla del suo volo!"

      Fortunatamente nella nostra fila c'Ŕ un posto libero e riesco a spostarmi, ma, quando accendo il monitor Ŕ tutto blu!!!


      ����������


      Chiamo nuovamente gli assistenti di bordo, arriva di nuovo il responsabile di cabina e...


      "Okay, visto che siete nostri passeggeri affezionati, dopo il servizio, vi potete spostare"

      ������������


      I posti sono decisamente pi¨ comodi e riusciamo a dormire, nonostante un paio di minigiappi urlanti a pochi posti da noi.


      Il volo Ŕ lunghissimo, quasi 13 ore, controllo passaporti, sticker nuovo di pacca e via, apriamo il fido travelbook e cominciamo a seguire passo passo le indicazioni:


      1. Ritiro scatoletta internet al Post Office (4 piano, partenze internazionali)
      2. Ritiro JRP, piano B1F
      3. Acquisto SUICA
      4. Acquisto biglietto Narita Skyliner

      E incredibilmente, riusciamo a salire sul treno delle 12:38, lo stesso che avevamo inserito in fase di scrittura del travelbook!

      A Nippori, il primo impatto Ŕ incredibile, vedi solo gente che si sposta velocemente, si resta un attimo smarriti, ma poi, eccole, ci sono le indicazioni anche in inglese, ci guardiamo intorno e niente... si va!

      Arriviamo in hotel poco prima delle 2, per le prossime 6 notti saremo all'APA KANDA Ekimae, hotel di una catena che utilizzeremo anche pi¨ avanti.

      Ah, EKIMAE significa "di fronte alla stazione", per cui, se avete intenzione di fare un viaggio spostandosi in treno, cercate degli hotel che riportino questa dicitura!


      Check in veloce, i receptionist parlano un inglese abbastanza elementare, ma soprattutto, difficile da capire.

      Nonostante il fuso orario... abbiamo fame e decidiamo di mangiare in un lurido vicino all'albergo, gyoza e birra e passa la paura!


      Per evitare di addormentarci, partiamo subito dopo la doccia per un giro della zona di Aikihabara, tutto a piedi...




      Puntiamo il Kanda Myojin Shrine, il primo di una serie interminabile di templi, e sorpresa, c'Ŕ un sacco di gente... ma davvero tantissima, banchetti di cibo da strada, di offerte per il tempio... Ŕ davvero affollato.


      Si, perchŔ i primi giorni dell'anno sono festivi in Giappone, tanto che troveremo alcuni musei e ristoranti chiusi.


      Dopo il tempio, raggiungiamo la zona di Jimbocho, famosa per le librerie, quindi, la zona degli strumenti musicali, poco pi¨ a nord...


      Proviamo anche ad andare da Yodobashi Camera ad Akihabara, interessante, ci sono esposte le nuove mirrorless FF Nikon, provo a guardare il prezzo di un obiettivo, ma niente, costa carissimo, molto pi¨ che in Italia.


      ╚ ora di cena ormai, ci lasciamo affascinare dalle luci della cittÓ, dal continuo sferragliare delle metropolitane, dal viavai incessante dei suoi abitanti, dal rumore assordante che esce fuori dalle sale di Pachinko (ma come fanno a starci dentro?).

      Attraversiamo il ponte





      Anche qui Ŕ inverno, c'Ŕ abbastanza freddo, questa sera vogliamo qualcosa di caldo, proprio sotto l'hotel c'Ŕ un ristorante di ramen, il Kikanbo.


      Ha delle ottime recensioni e una fila abbastanza lunga fuori, ci mettiamo in coda... fuori c'Ŕ una specie di macchinetta distributrice con le immagini e i prezzi... all'inizio non capiamo, ma Ŕ la macchinetta con cui fare l'ordinazione e pagare, rigorosamente in contanti, prima di entrare.





      Quando si liberano dei posti, esce fuori l'omino del ristorante, controlla gli scontrini e distribuisce gli avventori.

      Ah, la particolaritÓ di questo posto Ŕ che servono ramen piccante, che viene condito con peperoncino o pepe di Sichuan o tutti e 2, quindi l'omino chiede anche come e quanto lo volete piccante... meno male che c'Ŕ un cartellone su cui indicare!


      Finalmente arriva il nostro turno, entriamo, dentro fa caldissimo, si mangia su un lungo bancone intorno alla cucina, sul quale ci sono acqua, tovaglioli e dei fantastici bavaglini...



      Perfetti per gli sbrodoloni!!!
      ������������





      Ottima cena, se non ricordo male abbiamo speso in 2 circa 2500 yen.

      Per domattina, decidiamo di fare colazione in camera, sfruttando il combini proprio di fronte. Un po' di gusto di America, visto che Ŕ un 7eleven!

      C'Ŕ di tutto, comprese camicie e cravatte per gli impiegati che si sono sbrodolati, ma soprattutto ci sono tantissimi cibi strani e insoliti che proveremo nei prossimi giorni, per il momento ci accontentiamo di qualche cornetto e di un succo di frutta!



      E sfatti dalla giornata, andiamo a schiantarci nel letto!

    4. #4
      L'avatar di Leia74
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      Ecco, lo sapevo. Foto di Tokyo = lacrimoni per me! Nostalgiaaaaaaaaa!!!
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    5. #5
      L'avatar di Bibispoon
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      Anchĺio a giugno scorso ho fatto lĺandata in premium economy.. secondo me non vale il prezzo per cui la vendono, troppo cara.
      (Ritorno in business decisamente unĺaltra storia )

      Al Pacinko avete giocato? Soprattutto, avete capito come si gioca?

      Sabrina, tu lo sai?

    6. #6
      L'avatar di Leia74
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      Io non ci ho mai giocato e non ho idea...
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    7. #7
      L'avatar di mouette
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      Giovedý 3 gennaio 2019


      I panda, si sa, sono bestiole rare e meravigliose, tanto che appena ne ho visto uno comparire nel mio orizzonte ho puntato il ditino, ho detto "Voglio quello" e me lo sono sposato prima che se ne potesse accorgere.


      I panda per˛ hanno anche dei difetti, ho scoperto: a parte la spesa spaventosa per l'esagerata quantitÓ di bamb¨ che mi ingurgita quotidianamente, il mio non Ŕ per nulla adatto ai letti degli alberghi giapponesi. Troppo largo, troppo alto, troppo caldo!


      Immaginate questa poverina che confinata in venti centimetri di letto spacciato per matrimoniale, tra il muro ed il panda, si sveglia nel cuore della notte perchÚ le scappa la pipý. Immaginate le dure battaglie condotte nel buio e nel silenzio (solo per lei, le va di culo che Ŕ sorda, perchÚ lui di notte si pippa i treni, la metro, la ventola del riscaldamento, i passi degli insonni del piano di sopra, le cavallette e una tremenda inondazione) per raggiungere il bagno senza svegliarlo.


      L'impresa ovviamente fallisce miseramente, ma il cuore afflitto della pulzella viene subito consolato: come balsamo sulle ferite del suo orgoglio, ecco la ciambella del water riscaldata. Dimenticate Leopardi, dimenticate Auden, dimenticate Emily Dickinson: QUESTA Ŕ poesia ^^


      Vale la pena di fare un viaggio in Giappone anche solo per passare il resto della vita a tormentare il poveretto da cui vi siete fatte sposare perchÚ ve la compri, possibilmente in versione superfashion, con gli uccellini e le cascatelle :p


      Tranquilli: se siete dei superficiali che si interessano poco alle cose dello spirito e non hanno apprezzato questa digressione sopraffina, troverete qualcosa di interessante nel prosieguo della giornata


      Abbiamo scelto questo primo giorno per chiedere a Edo Tokyo Guide di affidarci a uno dei suoi ciceroni, con la malcelata speranza di imparare a prendere la metro con l'aiuto di un indigeno. Non lo confesser˛ nemmeno sotto tortura, ma ho passato metÓ del volo di andata immersa nelle previsioni pi¨ fosche circa le nostre capacitÓ di sopravvivenza nel Sol Levante, vedendoci giÓ sperduti, incompresi, digiuni ... DIGIUNI, capite la tragedia?


      Ci siamo accordati con il signor Takahiro, la nostra guida volontaria che parla inglese, per vederci alle 9.30 nella hall (veramente ci aveva proposto le 10, ma siamo insorti ... sprecare ore preziose a poltrire, giammai) e stare in sua compagnia fino alle 15.30 circa, visto che per il pomeriggio abbiamo preso il biglietto per il Mori Building Art Museum e quindi ci dirigeremo verso Odaiba.


      E' anche la giornata pi¨ scarica della nostra programmazione, abbiamo previsto una mattinata in giro per Ginza, pranzo a Tsukiji anche se il mercato del pesce si Ŕ giÓ trasferito, e siamo aperti ad eventuali proposte. Durante il nostro scambio di mail prepartenza Takahiro, gentilissimo, ci ha chiesto quali fossero gli aspetti per noi pi¨ interessanti e coinvolgenti per adattare la passeggiata ai nostri gusti.


      Alle 9.30 in puntissimo lo incontriamo nella hall, in cappotto, cartella e mascherina: ci illustra le sue proposte mostrandoci una cartina e un libretto fitto di post it e appunti e non ci mette molto a convincerci a rimandare Ginza a dopo pranzo, se avanzerÓ tempo, in favore del Tokyo Edo Museum, gli basta pronunciare le paroline magiche: Ginza Ŕ la zona dello shopping, e toh, Ginza si Ŕ bella che smaterializzata dai programmi. In realtÓ ne avevo letto qualcosa e mi attirava poco, per quello l'avevamo inserita il primo giorno, con l'idea di essere fusi dal fuso.

      Usciamo dall'hotel per dirigerci alla metro, e improvvisamente Takahiro inizia a parlare italiano! restiamo sbalorditi e io sono entusiasta, con la mascherina faccio fatica anche cosý, figuratevi con l'inglese. Ci racconta che Ŕ insegnante di inglese e guida autorizzata, ma vuole prendere l'abilitazione anche per l'italiano, quindi si impossessa di tutti i turisti provenienti dal Bel Paese e li spreme come limoni, cosa di cui siamo assolutamente entusiasti. Tanto entusiasti che tra una chiacchiera e l'altra il nostro amico canna clamorosamente la fermata, perchÚ ci sta mostrando il libro su cui studia la nostra lingua, e dobbiamo raggiungere la banchina opposta per tornare indietro.



      Il Tokyo Edo Museum non l'avevamo nemmeno preso in considerazione: beh, sbagliavamo. E' stata una tappa interessante, diorami e ricostruzioni strepitose, un modo affascinante per seguire la storia a noi sconosciuta del Paese che ci ospita e di cui non sapevamo praticamente nulla. Continuiamo a non saperlo, ovviamente, ma adesso possiamo darci delle arie facendo finta di sý




















      Takahiro fa del suo meglio per renderci felici, integrando le spiegazioni con i suoi commenti in italiano, e quasi si commuove scoprendo che conosco alcuni kanji: in realtÓ riconosco a malapena pochissimi dei pi¨ comuni, ricordo di quando studiavo cinese in era Avanti Paolo, ma insomma via, faccio la mia porca figura lo stesso :o)


      Usciamo giusto per l'ora di pranzo e ci dirigiamo a Tsukiji Market. Il mercato del pesce si Ŕ spostato in una struttura nuova che dicono pi¨ asettica oltre che pi¨ igienica, ma parte delle attivitÓ di ristorazione sono rimaste qui, e la zona Ŕ ancora affollata e pittoresca. Scegliamo un susharo a caso e ne usciamo molto pi¨ che soddisfatti: per una spesa modesta, 46 euro in tre, ci portiamo via tre di questi piattoni e un paio di roll, che definire divini Ŕ poco. Capisco subito che non riuscir˛ tanto presto a tornare al ristorante giapponese, anche se a Roma ce ne sono di ottimi, qui Ŕ un altro mondo. E questo primo sushi alla fine risulterÓ uno dei pi¨ dimenticabili!


      Il nostro nuovo amico Ŕ decisamente un giapponese atipico, sente due turiste al tavolo accanto a noi parlare inglese consultando una cartina e si fionda in aiuto, e attacca bottone anche con due ragazzi spagnoli in fila con noi in attesa del tavolo.










      Offriamo ovviamente il pranzo a Takahiro, come previsto anche dalle regole dell'associazione (ma lo avremmo fatto in ogni caso, naturalmente), e in cambio ci propone una passeggiata post pranzo agli Hamarikyu Gardens in cambio di Ginza. Di nuovo, aggiudicato!

      E anche stavolta abbiamo fatto bene, i giardini - benchÚ gennaio probabilmente non sia la stagione migliore per goderseli - sono davvero belli, tenuti in maniera splendida, ospitano un laghetto bellissimo e una casa da tÚ tradizionale ricostruita a perfezione.




















      Ecco il nostro cicerone, spontaneo e naturalissimo, in piena fase "faccia da selfie"







      E' ormai ora di salutarci e Takahiro ci accompagna alla fermata di Shiodome, dove prenderemo il trenino per Odaiba. Ci salutiamo qui, felici e grati per l'esperienza veramente piacevole e interessante ... purtroppo non abbiamo pensato a portargli un regalo, come vorrebbe l'educazione (se il Giappone dichiarerÓ guerra all'Italia sarÓ per colpa nostra, sapevatelo), mentre lui ci offre sette biscottini della fortuna, ciascuno dedicato a una divinitÓ protettrice del nuovo anno, ciascuna con un gusto diverso. Tutti buoni, come pu˛ confermare Sabrina, con cui li abbiamo divisi per sdebitarci :)

















      Grazie ai consigli ricevuti sul forum, riusciamo ad accaparrarci un posto davanti sul vagone di testa (il trenino non ha guidatore) e ci diamo agli esperimenti fotografici, non troppo esaltanti, riuscendo a non uccidere pi¨ di un paio di adulti e una mezza dozzina di marmocchi.

























      Arrivati a Odaiba che si fa? si va dal Gundam, che domande. Shame on me, io non sapevo nemmeno chi fosse, per fortuna almeno uno dei due si salva dimostrandosi un vero nerd, e cade in trance :)

      Per rendere felice anche me, Sua MaestÓ il Fuji si mostra all'orizzonte grazie al cielo limpidissimo: ottima scelta, venire in gennaio.























      Comincia a fare freddo e tira un vento che ci taglia in due, quindi che facciamo? Esatto: andiamo a piantare il cavalletto sulla spiaggia per fare foto al tramonto e soprattutto al Raibow Bridge. Avevate dubbi?































      Esattamente trenta secondi prima dell'ibernazione decidiamo di sopravvivere: entriamo in uno degli onnipresenti centri commerciali dove la temperatura tropicale ci rimette al mondo, per studiare come arrivare al Mori Building. Escludiamo subito di avviarci a piedi come avevamo pensato in un primo momento, per il timore di incontrare lupi, orsi bianchi, foche e pinguini mannari, e risaliamo sul trenino, per fortuna la fermata Ŕ vicinissima alla struttura, che raggiungiamo in pochi minuti.

      I biglietti sono ovviamente esauriti da tempo, quindi non troviamo fila, anche perchÚ sono ormai le 18, e quando mi avvicino all'addetta ai tornelli di entrata con la mia documentazione a giustificazione del biglietto disabili, la vedo incerta ... mi fa segno di proseguire senza controllare, sulla fiducia. Semplicemente, qui non Ŕ concepibile che a qualcuno venga in mente di pagare un biglietto disabili, che costa la metÓ anche per l'accompagnatore, senza avere un handicap.


      Il TamLab Borderless Ŕ ... un'installazione? una immersione nella realtÓ virtuale? non saprei come spiegarmi meglio, posso solo dire che Ŕ stata un'esperienza splendida, onirica, avvolgente, rasserenante. Camminare in mezzo a fiori di luce che sbocciano e a farfalle immaginarie che ti volano intorno, sedersi in mezzo a una finta cascata, saltellare per spiaccicare le lucertole luminose sul pavimento (si, sono katifa!) ... Ŕ, semplicemente, bellissimo.




















































      Torniamo in hotel sazi e soddisfatti per questa prima giornata piena in terra d'Oriente (la mia prima Asia! non quella che mi attira di pi¨ - Angkor Wat! - ma pur sempre una in lista da secoli) e ci scopriamo improvvisamente pigrottissimi e infreddoliti: torniamo dal ramenaro di ieri sera, ti va? certo che mi va, ma stasera doppio pepe di Sichuan!



      Barbara
      Non si diventa marinai restando in porto a sognare gli oceani
      Madagascar - agosto 2019




    8. #8
      L'avatar di RICAFF
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      Anche io, pur essendo un po' meno largo di Paolo, ho sofferto i letti giapponesi.
      Normalmente sono io, in quanto maschietto in etÓ da prostata ingrossata , ad avere diritto al lato del letto matrimoniale pi¨ vicino al bagno.
      Nel viaggio in Giappone per˛ Alda aveva un alluce fratturato e quindi, per evitarle urti pericolosi, mi sono preso il lato senza "via di fuga", quello bello spiaccicato contro il muro!
      Neanche potevo arrischiarmi a scavalcarla, sempre per via dell'alluce, e quindi l'unica via di uscita era il fondo del letto.
      Fondo del letto che peraltro era spesso l'unico posto dove ammucchiare le valigie...
      Insomma 'na fatica!!!
      Riccardo

      ôUn viaggio non inizia nel momento in cui partiamo nÚ finisce nel momento in cui raggiungiamo la meta. In realtÓ comincia molto prima e non finisce mai, dato che il nastro dei ricordi continua a scorrerci dentro anche dopo che ci siamo fermati."R.Kapuscinski


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    9. #9
      L'avatar di Leia74
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      Ecco, adesso faccio vedere questo post a Marco, che noi a Tokyo non abbiamo visto praticamente niente delle cose che avete visto voi. L' Edo Tokyo Museum e' stato il mio primo museo a Tokyo, ottobre 1997... Poi non ci sono piu' tornata. Non ho mai visto i giardini Hamarikyu, poi nel 2013 ci siamo persi il Gundam, quell'orologio di Miyazaki a Shiodome e non c'era ancora il Mori Building (o quanto meno ne ignoravo l'esistenza )
      Cosi' convinco Marco a prendere un voletto per il Giappone a breve (come se servisse convincerlo... )

      A proposito di letti, invece, noi essendo corti almeno da quel punto di vista non abbiamo avuto problemi, ma il 120 cm spacciato per matrimoniale ci ha fatto soffrire parecchio le 6 notti a Tokyo, ovviamente incollato al muro...
      Foto: http://sabrinastravels.shutterfly.com
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    10. #10
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      Sabrina, abbiamo appena finito di sbandierarti ovunque come consulente universale totale globale per il Giappone, non uscirtene cosý con tutto quel che NON hai visto giÓ il primo giorno

      Riccardo, ecco, per fortuna l'hotel di Tokyo aveva un letto altissimo, e un bellissimo disegnino con le scritte in giapponese suggeriva di infilare i bagagli di sotto, cosý ci siamo salvati. La tragedia, per fortuna per una sola notte, Ŕ stata a Hiroshima, stessa catena ma concezione differente: micro letto basso e incastrato su tre lati, con dieci centimetri di spazio tra il quarto lato e il muro. A un certo punto abbiamo pensato di dover dormire abbracciati alle valigie

      Inviato da Hogwarts
      Barbara
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      Madagascar - agosto 2019




    11. #11
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      4 gennaio 2019 - Nikko


      Oggi primo Shinkansen del viaggio!


      La partenza Ŕ molto presto, alle 7:12 abbiamo il primo treno per Utsonomiya dalla Tokyo Station

      Il treno attraversa tutta l'immensa periferia di Tokyo e grazie alla giornata limpida, dal treno riusciamo a vedere il Fuji.



      Che dire degli Shinkansen? Io voglio il capo della JRP come presidente assoluto delle Ferrovie Italiane... i treni sono puliti, il sedile comodo, uno spazio enorme per le gambe e prese elettriche funzionanti in tutti i posti. Ad ogni capolinea la squadra delle pulizie ha anche il compito di girare tutti i sedili nella direzione di marcia, non sia mai che qualcuno possa lamentarsi... Della puntualitÓ non parlo, perchÚ Ŕ superfluo, se non hai l'orologio in Giappone, puoi regolarti con l'orario del treno!

      Qualche dubbio me l'ha fatto venire questo cartello invece:



      Non capisco... perchÚ dovrei mettermi accovacciato sopra al sedile? E soprattutto... se faccio la pipý in piedi, perchÚ non dovrei essere capace di fare centro?

      A Utsonomiya cambiamo treno e scopriamo che Ŕ praticamente una metropolitana... Arriviamo a Nikko alle 9:12, prendiamo il biglietto giornaliero per girare il paese.


      Ah, in stazione abbiamo notato un cartello in inglese, dove si diceva che non c'erano prenotazioni disponibili per nessuno dei treni per Tokyo... io ho pensato malignamente che non avessero voglia, e invece... ma questo lo scopriremo al ritorno!

      Prima fermata, Shinkyo Bridge, un ponte tradizionale che attraversa il fiume Daiya, in direzione della zona dei templi.







      Molto particolare, con questa lacca rossa che caratterizza i templi della zona...

      Potremmo aspettare il bus per farci portare nella zona centrale dei templi, ma no, ci piace soffrire!
      Ah, qui a Nikko fa freddo, ci sono delle chiazze innevate, il paese Ŕ a circa 700 m di altezza, tra le montagne. Freddo ma asciutto, molto piacevole.


      La salita alla zona sacra Ŕ carina e interessante, piena di tanti piccoli dettagli:






      Si vede che Ŕ l'Anno del Cinghiale?



      Ma la salita Ŕ anche faticosa e abbiamo digerito la nostra colazione, Ŕ ora di un rinforzino!
      Tra i tanti banchetti che vendono ogni sorta di street food e dove abbiamo deciso di pranzare, scegliamo incautamente questo spiedino...



      Che scopriamo essere il famigerato DANGO...
      Il dango Ŕ uno gnocco di riso al quadrato... farina di riso impastata con riso glutinoso, di gusto praticamente assente, consistenza da bigbabol masticata, spalmato con una salsa di soia indecisa...
      Si, indecisa, perchŔ non sa se essere dolce, salata, amara o semplicemente una schifezza immonda.


      FattostÓ che questo Ŕ stato il nostro primo e unico dango, traete voi le vostre conclusioni!


      Con lo stomaco sazio, continuiamo a passeggiare per la zona sacra.
      Ѐ veramente molto bella, dal bosco spuntano fuori templi pi¨ o meno grandi, svettano le pagode, coloratissime. Purtroppo l'edificio principale del Rinnoji Ŕ impacchettato per i restauri (non sarÓ l'ultimo) e facciamo solo il giro all'esterno.

      Solo che qui Ŕ festa e il tempio Ŕ anche molto affollato di fedeli...

      Ecco, appunto... fedeli... ma di cosa? Non l'abbiamo capito, alla fine qui dicono che ôUn giapponese nasce shintoista, si sposa cristiano, muore buddistaö e mi sento di dargli ragione, non fanno grosse differenze, gettano la moneta nel tempio buddista, lasciano le offerte alle statue nel tempio shintoista, insomma, cercano raccomandazioni un po' da tutti, senza grossi patemi d'animo!












      La cosa che pi¨ colpisce in questa zona sono i colori, ogni punto del tempio Ŕ colorato, lavorato, intarsiato. Ma non Ŕ solo un fatto estetico, ogni incastro ha un uso ben preciso, tutta la struttura che vedete nella foto sopra serve per permettere all'edificio di muoversi durante i terremoti.

      Esatto, muoversi... anche la pagoda che avete visto prima si tiene su grazie ad un gioco di incastri di sapienza millenaria. Il grande palo centrale Ŕ semplicemente un contrappeso sostenuto da una catena che lo lascia libero di oscillare e fungere da smorzatore, come nei grattacieli pi¨ moderni.



      Il tempio di Toshugu Ŕ famoso per una cosa... le sue scimmiette:







      ��������


      E si, anche per l'oro, che ricopre ogni punto della struttura, rendendola difficilissima da fotografare col sole che ci sbatte contro!









      Ormai Ŕ arrivata l'ora di pranzo, torniamo nella zona street food per pranzare... cominciamo con dei takoyaki (polpette con polpo e pesce, cotte espresse e dalla temperatura del piombo fuso), dei calamari essiccati e fritti, una specie di tigella ripiena di qualcosa che non ho capito cosa...
      C'Ŕ di tutto, anche un vero kebabbaro turco che riscuote un successone!

      A panza piena si apprezzano di pi¨ gli intarsi coloratissimi e i dettagli del Toshogu, il suo guardiano e il portale:







      Ma una delle sculture pi¨ famose Ŕ il Nemuri Neko (眠猫), il gatto che dorme...



      Che Ŕ praticamente il sosia della nostra Leia, aka Ciopina, impegnata nel suo passatempo preferito... lo stesso del Nemuri Neko!



      A questo punto abbiamo 2 scelte... o proseguire per il Seiryu Shrine oppure cercare qualcosa di diverso... Beh, col senno di poi abbiamo fatto benissimo e con una lunga passeggiata ci siamo avviati verso il Kanmangafuchi Abyss, una passeggiata lungo la gola del fiume Daiya.





      Una sorpresa davvero, siamo praticamente soli, l'unico rumore Ŕ quello del fiume che scorre lý accanto, queste statue con il loro cappello cosý vivace rispetto al grigio lý intorno ci hanno colpito e ci abbiamo perso un sacco di tempo!



      Questi volti di pietra cosý simili, ma tutti diversi, immobili, alcuni avevano delle piccole offerte, altri erano cosý consumati da essere solo un mucchio di pietre sono stati l'extra di questa gita... Siamo molto soddisfatti di Nikko, ci Ŕ piaciuta un sacco, uno dei posti memorabili del viaggio, i giapponesi dicono pi¨ o meno:

      あなたが日光を見るまでけっこう言ってはいけない
      (Never say kekkō until you've seen Nikkō)


      Che sarebbe "non dire bello finchÚ non hai visto Nikko"







      Da qui torniamo a piedi al ponte, quindi bus fino alla stazione... alla fine abbiamo fatto quasi 10 km, cominciamo ad essere stanchi!

      Perdiamo il primo treno per un soffio e ci tocca aspettare il successivo, che per˛ Ŕ tra un'ora e abbiamo modo cosý di provare i fantastici distributori di qualsiasi cosa, con una bel caffŔ caldo...

      Oddio, caffÚ... vabbÚ, qualcosa che gli somiglia!


      Prendiamo il treno, andiamo verso lo Shinkansen e niente... la carrozza dei non prenotati Ŕ piena, tutti i posti sono occupati!

      ��


      Allora il cartello aveva ragione! Per fortuna non ci fanno scendere, bisogna solo cercarsi un posto libero e cammina cammina, arriviamo al primo vagone, che dopo un paio di stazioni si libera e ci mettiamo comodi.


      Ah, tra le varie cose provate, ecco qui i pescetti secchi con mandorle e sesamo. Non una prelibatezza, ma sono gustosi, nonostante la faccia dubbiosa di @mouette!



      ������


      Torniamo in hotel per darci una sistemata e qui...


      Nonostante apprezzi il sedile riscaldato, Barbara non ha ancora provato tutte le potenzialitÓ della toilette giappa...


      Il pannello di controllo sembra qualcosa che potrebbe essere comodamente su uno space shuttle...


      ma la sua pi¨ grande feature Ŕ questo...




      Lo spruzzetto... e non Ŕ nemmeno intenzionata a provare!





      A questo punto esce fuori il dispettoso che Ŕ in me... mi avvicino a chiederle qualcosa (in una stanza grossa poco pi¨ di un letto matrimoniale, non mi sono nemmeno dovuto avvicinare troppo!) e furtivamente, faccio partire lo spruzzetto...


      Lei comincia a rispondermi in maniera molto seria e compita quando ad un certo punto...








      ������������������


      Ora vuole che le compri un washlet per casa!!!


      Decidiamo di non andare troppo lontano per cena, ci sono dei ristoranti giapponesi con delle belle valutazioni a pochi metri dall'hotel, ne scegliamo uno e...


      YUMMY!!!



      Sashimi, dei roll e qualche sushi, ma soprattutto... i ricci di mare... che meraviglia!



      Chiudiamo con un sakŔ, senza arrivare a 50Ç in 2.




    12. #12
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      Ho mangiato ragni, scorpioni, serpenti ma nei 5 anni che ho vissuto a Tokyo mi sono sempre rifiutato di provare il washlet.

      Avete preso gli uni(ricci di mare), avete provato anche gli engawa?


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    13. #13
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      Citazione   Originariamente scritto da jighen   Visualizza Messaggio
      ...ma nei 5 anni che ho vissuto a Tokyo mi sono sempre rifiutato di provare il washlet...
      invece secondo me Ŕ molto utile, soprattutto in assenza di bidet

      Citazione   Originariamente scritto da jighen   Visualizza Messaggio
      avete provato anche gli engawa?
      Sono i pescetti piccoli tipo le anguillette cieche che si usavano per pescare? oppure lo sperma di pesce? che per˛ se non mi sbaglio si chiama shirako o qualcosa del genere.
      i primi si, il secondo lo mangio se lo trovo nel pesce, senza problemi...

      avrei assaggiato volentieri anche le giant penis clams, ma le ho viste solo in una vetrina... devo tornare a San Francisco per provarle!
      -zimmern.png

    14. #14
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      Sabato 5 gennaio 2019





      Primo giorno pieno a Tokyo da soli: ce ne andiamo a gironzolare ad Asakusa, che molti ritengono il vero cuore della capitale, con il Senso-ji Temple e le stradine caratteristiche che lo circondano.

































      Folla festiva anche qui, per la nostra gioia ci sono diverse signore e ragazze in kimono: che differenza di stile e di classe tra le due categorie! balza agli occhi persino per noi, profani assoluti, per la scelta delle stoffe, delle fantasie, della misura perfetta o meno, di come cadono i panneggi.

















      Gironzoliamo tra la via principale, che ospita un mercato permanente e conduce al tempio, e le stradine commerciali nei dintorni, dove facciamo i primi acquisti, tra cui un bellissimo quadro su stoffa cui prima o poi ci decideremo a dare degna sistemazione sulle pareti di casa.















































      A sorpresa assistiamo anche a uno spettacolo, immaginiamo un augurio di buon auspicio per l'anno nuovo ai negozianti: il gruppo musicale si ferma ed entra via via nelle varie botteghe, benissimo accolto dai titolari e ancor pi¨ dai curiosi passanti che si scatenano con macchine fotografiche e cellulari.



























      Allunghiamo fino a Kappabashi Dori, la via dei negozi di casalinghi. Per la nostra delusione molti sono chiusi, ma riusciamo comunque a concludere l'acquisto per cui siamo venuti fin qui, dall'altra parte del mondo: un coltellone da sushi che pare una katana, e riempie il mio amato bene di giuoiosa soddisfazione e me di tenera (come i miei cicci) apprensione. Detto coltellone sta vivendo una carriera gloriosa in quel di Roma, degnamente utilizzato tanto per gli alti scopi per cui Ŕ nato quanto per il taglio di qualsiasi cosa tagliabile nei dintorni. Non vi nascondo che da tempo ho iniziato a temere per le unghie dei gatti ��


      Concluse le complicate trattative per la scelta del costoso ammennicolo, e autorizzato l'amato bene a fare lo spesone, restiamo affascinati e sedotti dalla sbalorditiva nipponica efficienza: insieme allo scontrino il negoziante ci consegna il modulo per il tax refund, e mentre stiamo per chiedergli conferma che lo stesso vada consegnato in aeroporto con il solo passaporto, ci indica il punto Tax Refund dall'altro lato della strada. Non ci credo ancora: tempo cinque minuti e ci siamo visti rimborsare in contanti e senza ulteriori adempimenti l'importo delle tasse (esiguo in modo commovente: qua le pagano tutti, e si sente, e si vede).


      Torniamo a pranzare ai piedi del Senso-ji, dove abbiamo giÓ adocchiato diversi banchi di street food, cediamo di nuovo ai takoyaki, pi¨ buoni di quelli di Nikko, e proviamo il primo okonomiyaki, che non ci entusiasma ... come avrebbe detto mia nonna, Ŕ davvero uno SPOCEGOTTO. In aggiunta a un enorme e quasi insapore onigiri, gli assaggi ci riempiono in abbondanza, e dichiariamo chiusa la pausa pranzo per aprire il momento birra, direttamente al bar ristorante della Asahi, che con nostra gran delusione pare non essere pi¨ all'ultimo piano dell'edificio (o forse ci siamo persi e siamo finiti alla Forst: comunque la birra era buona ^^).






































      Quello che io ho poeticamente definito "quell'enorme stxxxzo giallo" in realtÓ mi dicono rappresentare la schiuma sul boccale di birra, cioŔ l'edificio che ospita la Asahi. SarÓ, io resto della mia idea







      Ci spostiamo a Ueno, al mercato di Ameyoko, dove ci facciamo affascinare dalla zona alimentari (strano, eh? :p), dagli enormi bento - i vassoi da fast food jappo style - a 450 yen, dai mille tipi di pesce essiccato, dai the e dalle spezie e da tante cose misteriose che sono rimaste misteriose in tutto tranne che nel prezzo, visto che Ŕ la sola cosa che riusciamo a leggere



















      Ignoriamo bellamente il resto del mercato, del resto sono la dea dello sciopping per un buon motivo , e ci dirigiamo al parco, che ospita un grande lago (o almeno cosý mi fanno credere) e il tempio di Tosho-gu. Il lago si rivela essere una distesa di canne rinsecchite, piuttosto sporcotto, sul cui fondo si intravvede vagamente una pozza di acqua stagnante, che mi delude moltissimo. Abbandonato il progetto di farne il giro, puntiamo il tempio, cercando di fendere la folla e contemporaneamente di spogliarci un po': Ŕ gennaio, ma fa davvero caldo sotto questo sole magnifico.
















      Qui arriva il primo momento di incertezza: ma non l'abbiamo giÓ vista sta pagoda? ancora non lo sappiamo, ma abbiamo appena pronunciato la frase pi¨ ripetuta di questo viaggio




































      Al tempio compriamo e appendiamo ad una delle griglie sistemate accanto all'edificio una tavoletta portafortuna, Ŕ appena iniziato l'anno del cinghiale e questo Ŕ un rito molto osservato, dopo aver scritto i nostri voti con un pennarello messo a disposizione di tutti accanto ai pannelli ... e sono sicura che nessuno se lo porta via

      Per una serie di stradine pi¨ pittoresche di quelle viste finora in cittÓ ci dirigiamo con una lunga passeggiata al cimitero di Yanaka, che ospita anche un tempio buddista e mi mette una gran pace. Non riesco a trovare del tutto incredibile il fatto che ci siano delle case tra le tombe, e che le strade che attraversano il cimitero siano normali strade di passaggio ... la morte non sembra lo spaventoso distacco che viviamo in occidente, almeno a uno sguardo superficiale come pu˛ essere il mio. I cimiteri non hanno muri o siepi a delimitarli, semplicemente sono una continuazione dellla cittÓ.






















      Ci siamo accorti che ci sono delle macchie sulle foto di Paolo, e dopo un iniziale momento di panico dovuto al fatto che le solite manovre di reset non hanno sortito effetto, decidiamo che non siamo ancora abbastanza stanchi e possiamo passare da Yadobashi Camera ad Akhiabara, sacrificando la via dei gatti a Yanaka Ginza, per comprare un kit e tentare di risolvere la situazione ... tornati in stanza, Paolo riesce felicemente nell'impresa e dopo il sospiro di sollievo di prammatica possiamo dedicarci ai piaceri della carne.



      Sono certa che abbiate frainteso
      Intendevo questi piaceri e questa carne, ohib˛!
















      Sempre ad Akhiabara, a dieci minuti a piedi dal nostro hotel, mentre aspettavo che Paolo finisse la sua meritata sigaretta in uno dei rari angoli ghetto riservati alle brutte, bruttisime persone che si ostinano nel vizio, ho adocchiato questo ristorante, o meglio ne ho adocchiato l'insegna ed il menu visto che si trova in un seminterrato, e ho scoperto il gyukatsu, piattino leggerissimo: si tratta di manzo fritto, una specialitÓ che sta sempre pi¨ prendendo piede in Giappone. Viene servito semi crudo con una piccola piastra sulla quale, volendo, Ŕ possibile cuocerlo ancora, e con un paio di salse e contorni a vostra scelta, e del cavolo cappuccio giÓ condito. Una delle cose pi¨ buone che abbia assaggiato in Giappone, secondo solo al Divino Sashimi

      Ultima modifica di mouette; 01 May 2019 alle 19:35
      Barbara
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    15. #15
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      l'importo delle tasse (esiguo in modo commovente: qua le pagano tutti, e si sente, e si vede).
      Eh si' in Giappone l'IVA e' all'8% mi pare (e fino a poco tempo fa era al 5%)

      Ma davvero il lago del parco di Ueno era in secca?????

      Comunque mi ripeto: voglio tornareeeeeeeeeeeeee!!!! ogni foto una stilettata al cuore....
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