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    Risultati da 31 a 42 di 42
    1. #31
      L'avatar di giluna
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      Leggervi Ŕ sempre uno spasso!!!
      Giulia




    2. #32
      L'avatar di Bibispoon
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      Quando ho portato mio padre lo scorso anno a Tokyo, a Yanaka non ha resisto a comprarsi un paio di zoori da buon ex karateka.. ovviamente oltre il numero 39 non Ŕ contemplato nulla e alla fine si Ŕ lasciato convincere dalla padrona del negozio e da un altro avventore che avere mezzo piede fuori Ŕ ôjapanese styleö

    3. #33
      L'avatar di mouette
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      Venerdý 11 gennaio 2019







      Anche oggi colazione del konbini in camera, per l'ultima volta: mi mancherÓ il briochone ciccione con l'uvetta, mi sa!

      Check out, spedizione bagagli all'hotel di Kyoto, per fortuna qui parlano inglese e sembrano decisamente pi¨ svegli cosý la faccenda Ŕ sbrigata ben presto, rapida tappa alla stazione per mettere i borsoni in un locker e poi, incredibilmente giusto al primo colpo, autobus per il Parco della Pace: o siamo trooooooppo svegli noi, oppure ci siamo (io, Barbara, pluralis maiestatis ��) fatti troppe pippe sulla difficoltÓ dell'impresa.

      Dopo esserci fatti cazziare dal guardiano del parco per la sigaretta di Paolo, entriamo al Museo, dove passeremo le due ore pi¨ toccanti e dolorose del viaggio. Mi sono portata la reflex, ho scattato questa prima terribile foto e poi ... siamo passati alla sala dove una televisione propone a ciclo continuo le testimonianze dei sopravvissuti. Ne sono uscita in lacrime e senza pi¨ nessuna voglia di documentare la visita.


      Per favore, nessuno venga a dirmi che senza il sacrificio di Hiroshima e Nagasaki la guerra sarebbe durata di pi¨, e tanti bravi ragazzi americani sarebbero morti e bla bla bla. Tutto vero, vero come il fatto che le vite spezzate dei civili giapponesi, il futuro distrutto dei sopravvissuti valgono altrettanto. Non c'Ŕ giustificazione o discorso ragionevole che possa togliermi l'orrore da sotto la pelle, come per i campi di concentramento, come per i bombardamenti a tappeto delle cittÓ tedesche ormai vinte, come per gli orrori perpetrati dagli eserciti di entrambe le parti sulla popolazione inerme.












      Non uscire di qui provati Ŕ impossibile, riprendere fiato Ŕ difficile, e quando ti sembra di esserci riuscito ecco che ti arriva l'altra mazzata, lo scheletro del Genbaku Dome, unico edificio rimasto in piedi nella zona dove la bomba Ŕ esplosa quel lontano 6 agosto. Te lo ricordi sul sussidiario delle elementari, ti ricordi che lo avevi trovato quasi bello, ti ricordi che non avevi capito bene neanche quando lo hai ritrovato sul libro di storia delle medie, ripensi alla tua maestra che aveva cercato di spiegarti senza straziarti, e un sorriso piccolo piccolo torna fuori. Ti dici che speri sul serio in un vero MAI PIU', ti dici che i tuoi nipotini meritano un mondo migliore di quello che hanno trovato, ti dici che l'uomo forse non imparerÓ mai, ma non importa ... c'Ŕ sempre una speranza. Me lo dice questa cittÓ rinata dalle sue ceneri nel giro di poco, il lavoro incredibile, la forza di volontÓ che ci sono dietro, per rimetterla in piedi il prima possibile.
















































































      Il tempo malinconico ben si accompagna ai nostri pensieri ed ai nostri silenzi, ma per fortuna qualcosa di molto, molto umano mi riporta sulla terra: ho fame e mi scappa la pipý, insensibile che sono ��























      Decidiamo di tornare verso la stazione a piedi passando dal lungofiume per vedere se per caso il baretto di ieri sera sia aperto, e stavolta ci va di lusso: per 4600 yen ci toccano una decina di ostriche a testa, cucinate nei modi pi¨ diversi, e un bicchiere di bianco (stavolta un Trebbiano d'Abruzzo, per coerenza insisto sulla mia linea scioVINIsta ������)





























      Il trenino-metro per Miyajimaguchi e poi una decina di minuti di traghetto per l'isola ci portano finalmente alla sospirata Miyajima, insieme a Shirakawago la tappa pi¨ attesa. Il cielo non ci Ŕ amico, ma non importa: al Ryoso Kawaguchi, il nostro secondo e ultimo ryokan, la stanza Ŕ pronta anche se sono solo le 14.30, quindi ci sistemiamo in questo posto meraviglioso che vale ogni centesimo speso, salutiamo la nostra gentilissima ospite e partiamo alla scoperta, decidendo temerariamente di rinunciare all'enorme ombrello che la signora ci offre sorridendo.




















      Passiamo il pomeriggio a gironzolare dalle parti del Torii forse pi¨ iconico dell'intero Giappone, visitando lo splendido Itsukushima Shrine, giocando con i cervi vagabondi, facendo mille foto - tutte uguali, devo dire! ��











































































































































      Tra una gironzolata e l'altra ci rifocilliamo con due fantastiche ostricone fritte: sono o non sono la specialitÓ locale? e vuoi o non vuoi fargli onore come si deve? ��









      Divine, semplicemente divine.

















































































      Fare mille foto tutte uguali stanca, e per riprenderci optiamo di comune, comunissimo accordo per una sosta alla Miyajima Brewery, dove ci concediamo di esagerare: due flyer di buonissime birre locali, che ci consentono di tornare al ryokan lievemente brilli e decisamente allegri per affrontare la cena.





















      Cena che si rivelerÓ una delle pi¨ particolari e buone del viaggio. La splendida padrona di casa serve a noi e agli ospiti americani dell'altra tavolata del turno delle 19 una lunga, deliziosa teoria di salmone, sashimi, una minestra Ikea (ci porta gli ingredienti e ci spiega come fabbricarcela da soli sul fornelletto che abbiamo sul tavolo ), uno strano baccalÓ e della buonissima carne di Hiroshima. Gran finale con sorbetto di mela, altra uscita per le foto notturne - e lý ci chiama il Gemelli per fissarmi il prericovero tra un paio di giorni, aiuto! - e poi bagno bollente al ryokan nel turno 9.20-10.10 ... cosý bollente che non resistiamo per tutto il tempo che ci spetta, ma che nanne poi! E' ufficiale, adoro il futon ��





































      Barbara
      Non si diventa marinai restando in porto a sognare gli oceani
      Madagascar - agosto 2019




    4. #34
      L'avatar di Leia74
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      PS quelle cose che sembravano uscite dal sederino dei mici, sono questo: Karintō - Wikipedia
      Foto: http://sabrinastravels.shutterfly.com
      Sab + Balza :) Last: Mongolia, New York + Boston, Bretagna e Normandia. NEXT: boh...



      Visita il mio sito !  Scambio Link Autorizzato da FV. Scambio Link Autorizzato 


    5. #35
      L'avatar di Raccoon
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      12.01.2019 Miyajima - Himeji



      Ci svegliamo con una pioggerellina sottile e delle nuvole grigie che rendono tutto parecchio lattiginoso... la pioggerellina passa velocemente, per le nuvole dobbiamo aspettare!


      Ieri sera la nostra ospite ci ha chiesto se volevamo la colazione tradizionale o se preferivamo quella occidentale... Io e Barbara ci siamo guardati in faccia e con quella comunicazione non verbale che si sviluppa tra le coppie affiatate ci siamo detti telepaticamente:
      "Hai voglia di una ciotola di riso alghe e pesce?"
      "Magari con il natto..."
      "Mah, siamo in Giappone, dovremmo fare la colazione tradizionale"
      "Per˛ l'abbiamo giÓ fatta a Shirakawa-go!"

      "Western Breakfast, please, no eggs!"

      ����������

      Ci porta un fantastico assortimento di frutta, yogurt, croissant, thÚ, caffŔ e latte e per completare... le 2 fette di bacon che ci avrebbe dovuto dare con le uova!


      Lasciamo le borse in hotel e partiamo all'esplorazione della parte pi¨ lontana di Miyajima...

      Ah, questa Ŕ la casa tradizionale che ci ha ospitato per questa notte, la nostra camera Ŕ dietro quella specie di balconcino sulla facciata.


      Come vi dicevo, il grigiore non ci abbandonerÓ fino all'ora di pranzo, quindi, la gita sulla cima della montagna Ŕ saltata per scarsa visibilitÓ... per˛ non ci lasciamo scoraggiare e via!




      Ci dirigiamo subito verso il Toyakuni Shrine, sulla collina dietro all'Itsukishima Shrine...




      Il tempio Ŕ famoso per la sua pagoda a 5 piani, tutta rossa, che per˛, col grigiume cenerale perde un po'... meno male che c'Ŕ Photoshop!!!

      Gli unici colori che spiccano sono quelli delle bacche e delle foglie di questi cespugli, che risaltano tantissimo sullo sfondo di questo tempio, molto semplice, sia dentro che fuori.


      L'area interna Ŕ tutta di un legno scuro, consumato da generazioni di fedeli in visita. Anche qui dobbiamo portare le scarpe con noi, visto che si prosegue dall'altro lato; il tempio Ŕ una sorpresa, Ŕ completamente aperto, praticamente una tettoia sull'area di preghiera, decorata con dipinti su legno che scendono dalle pareti, con le barche dei pescatori e con degli enormi cucchiaioni di legno: si utilizzano per servire il riso e cosý grandi augurano ricchezza e prosperitÓ.




      Ripassiamo per il nostro Torii preferito e ci incamminiamo verso quella che Ŕ stata la vera sorpresa dell'isola...

      Si, perchŔ il torii Ŕ iconico, Ŕ su tutte le cartoline del Giappone, Ŕ un po' come vedere la Statua della LibertÓ o il Golden Gate...


      Il tempio Daisho-in Ŕ bellissimo, vario, con le statue di pietra col loro berretto colorato, tutte diverse, che ci accompagnano sulla salita verso l'edificio principale.






      Perdiamo la cognizione del tempo e scattiamo un milione di foto ai guardiani del tempio, tutti diversi, tantissimi con un'espressione tra il divertito e il sornione, con delle espressioni cosý distanti dalle facce austere dei santi nostrani...


      Tiriamo pure 3 desideri nel vaso di coccio, ma mi sa che i buddhini o chi per loro sanno che il nostro desiderio l'abbiamo giÓ esaudito e non centriamo il buco!









      Questa piccola statua ci dona pace e serenitÓ, l'espressione beata del bambino e quella pacata del toro, non so per quale ragione precisa, ma ci stampano un sorriso sul viso!




      Accendiamo la nostra bacchetta di incenso e peschiamo una cartina della fortuna di quelle fortunatissime! Era scritta in inglese, probabilmente l'ente del turismo vieta oracoli negativi per gli stranieri, ma Ŕ davvero bella, un augurio di una lunga vita felice!


      Il salone di una delle grotte Ŕ completamente illuminato con le lanterne appese in alto... non so, se sono elettriche ok, se invece ci sono delle candele, ci deve essere una squadra di monaci sempre in giro!




      Toh, non solo le scimmiette, ci sono anche i buddhini che non vedono, non sentono, non parlano!




      Qui si usa scrivere una preghiera su una candela, per poi accenderla nel tempio... Non ci siamo sentiti di farlo, mi sembrava una cosa molto sentita e non volevamo sembrare invadenti.




      Ormai Ŕ ora di merenda e ci avviamo verso il centro, prima salutando il nuovo amico di Barbara, un cerbiatto che si lascia coccolare...




      E poi questi 2, un po' pi¨ timidi, ma nemmeno troppo!
      Si, perchŔ qui (come poi vedremo a Nara), c'Ŕ scritto che i cervi sono selvatici e che dovrebbero essere lasciati liberi di selvaggiare... ma in effetti, se ci sono i chioschi che vendono i cracker per cervi, perchÚ uno dovrebbe selvaggiare se poi ha il pranzo gratis?

      Visto che il languorino si fa sempre pi¨ insistente e le file ai ristoranti sono lunghe, ci facciamo una merendina veloce... con cosa?

      Ma con le ostriche!!!

      L'ostrica Ŕ un frutto del mare, te lo puoi fare sia arrosto, bollito, grigliato, al forno, saltato, c'Ŕ lo spiedino di ostriche, ostriche con cipolle, zuppa di ostriche, ostriche fritti in padella, con la pastella, a bagnomaria, ostriche con le patate, ostriche al limone, ostriche strapazzati, ostriche al pepe, minestra di ostriche, stufato di ostriche, ostriche all'insalata, ostriche e patatine, polpette di ostriche, tramezzini coi ostriche... e questo Ŕ tutto mi pare.

      Ecco quello che Benjamin BufoLd "Bubba" Blue avrebbe potuto dire a FoLLest Gump se fosse nato a Miyajima invece che a Bayou Labatre!


      E per rispettare il suo pensiero, ne prendiamo un paio grigliate in un chioschetto e un paio fritte dal nosto amico di ieri!



      ANCORI TORII TORII TORII!!!!
      ��������������

      Col senno di poi, credo che la decisione di dormire a Shirakawa-go e Miyajima sia stata una delle migliori prese durante l'organizzazione del viaggio!


      Si, perchŔ durante la giornata calano orde di giappi sciamanti e turisti mordi e fuggi che rendono la cittÓ una gran pipinara...
      Infatti c'Ŕ casino un po' ovunque e c'Ŕ una discreta fila da fare al ristorante.


      Grazie a googlemaps, noi abbiamo scelto Yakigaki No Ayashi... ottime recensioni che non possiamo che confermare!








      6 ostriche fritte, 3 in tempura, 5 grigliate e ci siamo tolti la voglia di molluschi almeno per un po' con un totale di 4800 Yen, birra inclusa!

      Intanto Ŕ spuntato anche un timido raggio di sole e ne approfittiamo per scattare qualche foto al Torii con una luce migliore...




      Ma nonostante tutto, il tempo Ŕ ancora un po' incerto...



      Una volta tornati a casa, per riassumere questa giornata a Miyajima ci siamo detti...

      MA CHE PALLE STO TORII!!!!
      ��������



      Visto che ormai Miyajima ce la siamo girata in lungo e in largo e abbiamo anche trovato la Torii palla di natale per il nostro albero, fotografiamo un po' di cartelli strani e anche inquietanti, tipo la via di fuga in caso di tsunami o il divieto di lavarsi le scarpe nel lavandino...



      Si, perchŔ se si vuol fare la foto vicino al Torii, bisogna scendere nella zona della bassa marea, sulla sabbia, ma in alcuni punti si trovano anche delle pozze di fango finissimo e appiccicoso.

      Decidiamo di anticipare i turisti mordi e fuggi, passiamo a prendere i nostri bagagli in albergo, dove per˛ inizialmente non c'Ŕ la nostra gentilissima ospite, ma il marito, che non parla una parola di inglese...

      Per caritÓ, Ŕ gentilissimo anche lui, ma finchŔ non arriva la moglie sta li a farci inchini e a dirci robe in giapponese, che per quanto mi riguarda potevano anche essere parolacce, ma non credo!


      C'Ŕ comunque un sacco di gente che torna sulla terraferma (oddio, anche Honshu Ŕ un'isola, ma non sottilizziamo troppo), la fila Ŕ lunga, ma i traghetti partono ogni 10 minuti e c'Ŕ posto per tutti!


      Arriviamo in stazione a Hiroshima ben prima del treno prenotato, ma Ŕ sufficiente un rapido giro alla biglietteria JR per cambiare prenotazione, saliamo sul treno e via, verso Himeji.


      Il nostro hotel Ŕ a circa 800 m dalla stazione di Himeji e per arrivarci si percorre un viale coperto, pieno di ristorantini... ma hanno un grosso difetto.


      Quasi tutti chiudono tra il presto e il molto presto!


      La scorpacciata di ostriche degli ultimi giorni ci ha fatto venire voglia di ciccia... scegliamo un ristorante yakiniku con ottime recensioni... la carne Ŕ anche buona, ma non Ŕ che ci faccia impazzire...




      E ora... relax, che domattina ci aspetta il castello!!!

    6. #36
      L'avatar di mouette
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      Domenica 13 gennaio 2019







      A sorpresa, la colazione in hotel Ŕ inclusa, e decidiamo di approfittarne. C'Ŕ uno sterminato e spaventoso buffet alla giappa, e c'Ŕ l'angolo della vergogna in cui sono confinate tre cose in croce dall'aria vagamente occidentale, tra cui delle pseudo-brioscine "con il peso specifico dell'uranio impoverito" [cit. Paolo] di cui ci serviamo allegramente senza riguardo alcuno per le nostre arterie e la nostra glicemia ��


      Il cielo Ŕ di nuovo blu fastidio, e dopo colazione partiamo subito in direzione del castello, l'Airone Bianco, nome che per la sua struttura e il suo candore gli calza a pennello. E' davvero magnifico, ed entra subito nella top three del viaggio, con Shirakawago e il Daisho-In di Miyajima.

































      I restauri, da poco conclusi, sono fatti davvero bene e non danno per nulla l'idea di una Disneyland artificiale, come a volte purtroppo capita. Eroicamente affronto la tortura della ciabattina, tanto nella struttura esterna quanto per tutti i sette piani del castello principale, dove cerco coscienziosamente ma inutilmente di seminare le mie tra scale e pianerottoli.




































      La primavera sembra essere un po' in anticipo: non siamo nemmeno a metÓ gennaio, ma questi non sono i primi fiori in boccio che incontriamo. Sicuramente sarÓ meraviglioso il periodo dell'hanami, ma mentre scatto penso, di nuovo, che non mi dispiace neanche un po' di aver scelto gennaio per questo viaggio. La poca folla e il cielo blu mi ripagano ampiamente.






































      Gli interni sono spogli, ma la struttura Ŕ davvero interessante, e i pannelli illustrativi pieni di curiositÓ e dettagli. Bella e triste la storia della principessa Sen, che vi copio pari pari dal blog https://www.viaggiolibera.it/2016/02...-giappone.html




      "La principessa Sen, figlia di Shogun Tokugawa Hiteada e Lady Oeyo , fu mandata in sposa a Toyotomi Hideyori quando aveva solo 7 anni, molto probabilmente per istituire un’alleanza in grado di evitare conflitti. Non si sa molto della vita condotta dalla coppia nel castello di Osaka , ma 12 anni dopo, nel 1615, la crescita delle tensioni tra le due famiglie ed un presunto reato del marito di Sen portarono il nonno di Sen ad assediare il castello. Sconfitto, Toyotomi Hideori e sua madre si suicidarono, mentre la principessa Sen fu salvata. Nel 1616, Sen si rispos˛ con Honda Tadatoki e pochi anni dopo si trasferý al Castello di Himeji , dove visse fino alla morte di Tadatoki, avvenuta nel 1626.


      Narra la leggenda che un uomo di nome Naomori avesse pianificato di rapire la principessa prima del suo secondo matrimonio per averla in sposa. La leggenda narra anche che Naomori fosse colui che aveva salvato la principessa liberandola dal castello di Osaka. Sen rifiut˛ il suo pretendente a causa delle cicatrici che deturpavano il suo volto, cicatrici che si era procurato nell’incendio al castello proprio nel tentativo di salvarla. Il destino non fu clemente con la principessa, che dopo il secondo matrimonio dovette affrontare la morte del figlio di soli tre anni e la scomparsa prematura del marito. Dopo questi sfortunati fatti si ritir˛ in un convento buddista, dove visse fino alla morte.Questa storia romantica, piena di intrighi e colpi di scena, rese Sen una delle figure pi¨ amate del Giappone, un mix di bellezza, coraggio e tragedia.



      Ancora oggi il Castello di Himeji conserva il fascino di questa figura leggendaria dal triste destino."















































      Proprio accanto al castello ci sono i giardini di Kokoen, che con una giornata cosý bella sono magnifici nonostante sia inverno. Seguiamo il percorso obbligato guidati da un gentile omino il cui lavoro consiste nel sorridere e indicare ai visitatori la direzione, ossia l'unico sentiero che Ŕ possibile seguire ��


      Non per la prima volta, ci diciamo che ci Ŕ finalmente chiaro come mai i giappi in trasferta sembrino sempre cosý sa¨ghi (chiedete alla vostra veneta di riferimento, si nun sapete che vor dý sa¨ghi. Ma secondo me si capisce ��). Qui ci sono le istruzioni anche per fare pipý, poi questi arrivano a Fiumicino, vengono traslati - sý, come le salme - ai rispettivi hotel e se provano a uscire si trovano in un casino inenarrabile di fermate della metro chiuse, bus che non passano, camerieri che vogliono la mancia, indicazioni poche e ben confuse, e gente decisamente aliena ��





















































      Nel tornare verso l'hotel per recuperare i borsoni ci fermiamo a pranzo da Koba & co, snobbato ieri sera per desiderio - no, per colpa, diciamo le cose come sono �� - del mio venerato Signore e Pandone, e viene fuori che avevo ragione io. Come sempre ������ (Dillo, Pa!). Gyoza, chop suey che non sarÓ giappo ma io non mi formalizzo, e ramen, un piatto pi¨ buono dell'altro. L'oste, simpaticissimo, che ha riempito il minuscolo locale - sei posti al bancone, stop - di cartelli che invitano i PAPARAZZI da strapazzo a NON scattare foto da condividere sui social ci consente graziosamente "tanto siete turisti" di farne a nostro piacere.





















      Alle 14.02, puntualissimo, parte il nostro treno per Kyoto, arriviamo, sbagliamo uscita, rientriamo, la risbagliamo, ci scocciamo e prendiamo un taxy "strangers friendly" pieno di centrini all'uncinetto che per la principesca somma di EURI SEI ci scarica davanti al La Verde Hotel, che avrÓ l'onore di ospitarci per tre notti e ci accoglie con le nostre valigie in bella vista alla reception. La mia ansia sospira di sollievo e va a nanna per un po', noi invece dopo una rapidissima sistemata ripartiamo subito in direzione Fushimi Inari, per sfruttare fino in fondo la bella giornata.

      La stazione della metro passa a mezzo chilometro dal nostro hotel, e lungo il percorso Paolo va in visibilio davanti a questa targa, che sicuramente farÓ lo stesso effetto a qualunque nerd che si rispetti ��





      La domenica pomeriggio il Fushimi Inari Ŕ 'na pipinara, sapevatelo. Nonostante questo deleterio inconveniente, Ŕ davvero suggestivo, e a prezzo di poche manciate di vite umane, ma fa niente tanto sono giappi e i giappi sono tanti e tutti uguali ��, riusciamo a strappare qualche foto quasi bella.





































































































































      Dopo un paio d'ore e prima di raggiungere la cima dichiariamo forfait e ce ne andiamo. Vergogna vergogna, ma ne abbiamo abbastanza di torii, e visto che abbiamo tolto un giorno a Kyoto per dedicarlo a Himeji - e abbiamo fatto bene - vorremmo cercare di vedere anche Pontocho e Gion stasera, per recuperare un po' di tempo ... Pontocho Ŕ una bellissima zona stretta e pittoresca, piena di locali e di gente e di vita. Su Gion, dopo aver letto molti anni fa Memorie di una Geisha, ho fantasticato talmente tanto che potevo solo restarne delusa, e cosý Ŕ stato.

      Per consolarmi Paolo decide di portarmi dal susharo, e dopo affannose ricerche ne troviamo finalmente uno di nostro gusto. Non sarÓ il pi¨ entusiasmante del viaggio, ma con la stanchezza che ci casca addosso dopo una giornata davvero intensa lo appezziamo quanto mai.














      Siamo troppo sfatti per tornare in hotel a piedi, ma per fortuna non abbastanza per sbagliare bus. Tornati in albergo, con uno di quei gesti di profonda dolcezza che mi hanno fatto innamorare di lui perchÚ mi dicono "io ti ascolto" Paolo si accoccola sul letto accanto a me - soon due, separati ma belli grandi - e ... mi fa vedere tutta la prima puntata di Kiss me Licia, di cui avevamo parlato nei giorni precedenti, sul cellulare. A distanza di trent'anni (ARGH), e sul posto, noto tantissima giapponesitÓ di cui non mi ero accorta in prima visione, e vado a nanna con un gran sorriso, a sognare Andrea e Giuliano, gli okonomiyaki e il futon, Marrabbio e i Bee Hive ��
      Barbara
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      Madagascar - agosto 2019




    7. #37
      L'avatar di Raccoon
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      14 gennaio 2019 - Kyoto

      Oggi in Giappone Ŕ il Seijin no Hi, il Giorno della Maggiore EtÓ e si festeggiano tutti i ragazzi che compiono 20 anni tra il 2 aprile e il 1░ aprile dell'anno successivo. Per loro Ŕ una festa molto sentita, incontriamo tante scolaresche, ma anche tante ragazze in kimono... oddio, i ragazzi sono vestiti principalmente all'occidentale, di solito con un bel completo, ma ce ne sono alcuni con l'abito tradizionale.


      La mattina inizia con il cielo grigio e coperto, rispettiamo il programma originale e puntiamo subito il tempio Sanjunsagen-do passeggiando per le strade ancora un po' addormentate di Kyoto.

      Il tempio da fuori Ŕ abbastanza anonimo, il cielo grigio ci mette del suo tanto che non abbiamo salvato nemmeno una foto, ma all'interno (dove invece Ŕ vietato scattare foto!) restiamo affascinati dai 1000 Kannon e dalle divinitÓ protettrici del Buddismo.




      La foto non Ŕ mia!
      Siamo tra i primi ad entrare, come al solito ci dobbiamo togliere le scarpe e camminare con quei terribili strumenti di tortura delle ciabattine giappe, ma la pace di questo tempio ci conquista immediatamente.


      Nel frattempo Ŕ anche uscito il sole e finito il giro, partiamo verso Kyomizudera, prendendo un puntualissimo bus che ci porta alla base della collina.


      Qui, un po' per evitare la gran folla, un po' perchŔ ci piace fare strade diverse, saliamo verso il tempio attraversando un cimitero appoggiato alle pendici del colle... Sono cosý tanto diversi dai nostri da non sembrare nemmeno cimiteri, non ci sono foto, ci sono solo gli ideogrammi sulle tombe, tutte grigie e uguali, pochi fiori colorati e tante tavolette di legno con dei messaggi.


      Arriviamo al tempio che la giornata si Ŕ ritirata su per bene e ci godiamo i colori accesi...
      Come dicevo, incontriamo anche delle scolaresche e per qualche minuto ho immaginato un mio amico, appassionato di giappe, tuffarsi a pesce tra tanto ben di dio! ������







      Mentre ci guardavamo intorno, sento un po' di trambusto... mi giro e comincio a scattare alle ragazze che lanciano la loro giacca in aria!



      E cominciamo a vedere tanti, ma tanti kimono!
      C'Ŕ chi se ne cura poco e preferisce un gelato al cioccolato...



      E chi Ŕ impegnata a farsi un book fotografico per l'occasione!









      C'Ŕ chi fa la Figa (vedi qui http://www.forumviaggiatori.com/dest...tml#post308945 )...





      E chi Ŕ bellissima di suo, tanto Ŕ imbattibile col suo sorrisino furbetto!





      Vi risparmio le foto di quelle con i baffi, che abbiamo scoperto essere abbastanza diffusi in Giappia, e dei comodini, diciamo che sono arrivato abbastanza saturo di kimono!


      Dal tempio scendiamo verso Sanneizaka e Nineizaka, 2 dei quartieri tradizionali di Kyoto... la via Ŕ carina, piena di negozietti, ma la cosa che ci colpisce di pi¨ Ŕ questa coppia di geishe, categoria che credevamo estinta, che passeggia tranquilla tra la gente.





      Si riconoscono subito, se non per la ricchezza dei loro kimono, per il trucco bianco su viso e schiena, tranne quella zona intorno al collo... non chiedetemi perchÚ!

      Qui incontriamo una dei maghi del marketing... con delle ciotoline di riso da assaggio invita la clientela a provare i loro prodotti... Barbara ne fa cadere uno e per scusarsi, svaligia il negozio di condimenti piccanti! E naturalmente, assaggiamo tutto, dai crackers alle patatine, dal piccante all'infernale!


      Tra un saliscendi e l'altro... beh, ci Ŕ venuta fame... l'avreste mai pensato? Qui in zona per˛ i ristoranti o sono molto turistici o molto cari (e spesso tutt'e 2 le cose insieme), per cui ci allontaniamo un po'!

      Ah, il "SOLLY" ci fa ridere ancora!



      Puntiamo un ristorantino che accoppia la tempura all'udon, con delle spezie da aggiungere (e che compreremo alla cassa), sfodero il solito biglietto "NO ZUCCA" che strappa la solita risata e alla fine siamo molto soddisfatti dall pranzo!



      Sulla strada verso la fermata del prossimo bus, incontriamo lui...



      Il cane pi¨ feroce del mondo, un incrocio tra Cujo e Cerbero...
      Si, perchŔ altrimenti non si spiega il terrore che i giappi hanno per gli animali... una tizia per sfuggire alla ferocia della bestia, quasi travolge Barbara, scappando e saltellando...

      Noi ci avviciniamo, mettiamo 100 yen nella cassettina e niente, siamo qui a raccontarlo... Il suo padrone era lý accanto, con l'abito tradizionale e suonava col flauto una di quelle melodie dissonanti che solo i giapponesi apprezzano, ma era simpatico, ad ogni spiccio regalava una cartolina con una loro foto e spesso dispensava anche un sorriso!







      Ecco, quella di sinistra pu˛ essere la definizione di "comodino"!







      Rimaniamo molto offesi da questi personaggi, che pullulano in zona... chiedevano a tutti, ma quando sono passato io, si Ŕ finto morto in perfetto stile opossum... Sappi, caro giappo, sono profondamente offeso e potrei organizzare una ritorsione se ti vedo dalle mie parti... se poi penso che sono tutti uguali e potrei confondermi, beh, punirne uno per educarne 100!







      Ah, giÓ!
      C'era rimasto un po' di spazio per un dolcetto!!!
      E come potete vedere dalla faccia estatica di Barbara, non Ŕ un mochi, non Ŕ un dorayaki, non c'Ŕ quella fantastica marmellata di azuki per cui io (ma solo io) ho sviluppato una dipendenza...

      Ma un fantastico bignŔ, ripieno di una crema pasticcera spettacolare!



      Kyoto non Ŕ grande come Tokyo, non Ŕ una cittÓ piccola, ma la mancanza di metropolitane rende gli spostamenti lunghi. Da Kyomizudera al Ginkaku-ji ci sono circa 40 minuti di bus...

      Il tragitto Ŕ noioso, ma la zona del Padiglione d'Argento Ŕ molto carina, pi¨ il giardino che il padiglione vero e proprio...









      Anche perchŔ, Ŕ pi¨ bianco che argento!











      La passeggiata Ŕ molto tranquilla e rilassante, c'Ŕ parecchia gente, ma non c'Ŕ la folla che abbiamo trovato nei templi, ci godiamo il sole e la luce invernale.



      Ormai si sono fatte le 4 e decidiamo di provare a fare un passaggio al palazzo imperiale, almeno per vederlo da fuori...

      Ma qui restiamo delusi... Si, perchŔ mentre gli imperatori dalle nostre parti esibivano la bellezza dei loro palazzi, qui Ŕ diverso, il palazzo Ŕ nascosto da un alto muro e non Ŕ visibile da fuori. Volendo, si pu˛ prenotare una visita guidata, direttamente sul posto, ma solo per il giorno successivo.

      Diciamo che tutta la zona dei giardini imperiali Ŕ una delusione... uno si aspetta di vedere una specie di Versailles e invece si ritrova a camminare tra vialoni alberati in mezzo ad alti muri.





      Anche oggi i nostri 10 km a piedi li abbiamo fatti e allora, facciamo 2 conti... 230 yen a biglietto, dobbiamo cambiare 2 bus (e il biglietto si ripaga, non c'Ŕ quello orario), via col taxi!


      Anche questo ha un'improbabile e immacolato centrino come copertura dei sedili e le tendine di pizzo al lunotto posteriore, sta ascoltando la telecronaca di un incontro di sumo alla radio, manco fosse il derby e con una dozzina di euro arriviamo comodi e riposati in hotel.


      Domani Ŕ l'ultimo giorno pieno qui a Kyoto e come da tradizione pigrotta, decidiamo di spedire le nostre valigie...
      Come sempre, prepariamo le nostre sacchette da 2 giorni e ci apprestiamo ad affrontare il receptionist di turno...


      Ma no, queste sono sveglie! Capiscono subito, parlano un ottimo inglese e addirittura chiamano l'hotel di Tokyo per farsi confermare l'indirizzo, in 5 minuti abbiamo fatto e siamo pronti per la cena!


      Questa sera vogliamo provare l'izakaya, il classico pub giapponese e abbiamo puntato il Kurakura, a pochi passi dall'hotel.
      Ah, attenzione! Non tutti i ristoranti sono sulla strada, ce ne sono alcuni che sono all'interno della palazzina, per cui di fuori non si vede nulla, se non una piccola insegna. In questi casi Google aiuta molto, perchŔ basta confrontare il nome con gli ideogrammi per avere la certezza che non ti stai infilando a casa del samurai!



      Ci accoglie il cuoco sorridente, felice di avere ospiti stranieri e si esibisce con tutto il suo inglese, ci descrive i piatti che scegliamo e via!






      Ottimo cibo, ottima birra, quando usciamo ci saluta e si esibisce in un profondissimo inchino!

    8. #38
      L'avatar di mouette
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      Martedý 15 gennaio 2019





      Faccio outing: sarÓ per la giornata uggiosa, sarÓ per la stanchezza del viaggio agli sgoccioli, sarÓ che ormai di templi e pagode ho fatto scorta per il resto della vita ... ma non ho capito che abbia di tanto speciale Nara, per entusiasmare tutti ��


      Senza perderci, raggiungiamo a piedi la stazione di Kyoto, cosý per vivacizzare la mattinata decidiamo di perderci all'interno ... miracolosamente riusciamo lo stesso ad arrivare al binario giusto in tempo per il treno per Nara, dove arriviamo dopo un viaggio di un'oretta attraverso panorami non memorabili (e infatti non me li ricordo ��)

      Ci avviamo in direzione della zona del Parco e dei templi, sotto un cielo poco amichevole ma per fortuna ancora non scatenato, e raggiungiamo per primo il Kofuku-ji, patrimonio dell'umanitÓ per l'Unesco. Primi incontri con i cervi, prime foto poco soddisfacenti, prima visita della giornata ... Ŕ bello, ma non me ne innamoro, ormai sono satura, lo ammetto.







































































      Attraversando il parco siamo improvvisamente pervasi da un empito di spirito francescano e ci mettiamo a parlare con i cervi. Care bestioline: sono sacri perchÚ considerati messaggeri degli dei, qui ne vivono circa 1200, e almeno la metÓ mi si avventa addosso quando incautamente decido di comprare i loro cracker dall'ambulante strategicamente piazzato sulla via.








      Li congedo con linguaggio poco francescano, ahimŔ, mollando il pacchetto tentatore nelle mani del mio sfortunato consorte (oh, hai voluto sposarmi? mo' pedali! ��) ma non abbastanza in fretta da non ritrovare SBAUSATA la mia giacca seminuova usata poco, e pazienza, e la mia reflex seminuova usata molto, e qui inizio a vedere spezzatino di cervo con polenta ovunque mi giri!












      In questa sequenza, il momento in cui la furia polentistica inizia ad impossessarsi di me, osservate inquieti la crudeltÓ nel mio sguardo, prego ��

















      Modesta magione che sorge lungo la strada principale che attraversa il parco. Secondo me, se suoni il campanello ti apre Lurch, ma si sa, de gustibus ��
























      Sempre pi¨ francescanamente disposti, ormai prossimi all'entrata del Kasuga Taisha, il santuario pi¨ celebre di Nara, usiamo i nostri nuovi amici per terrorizzare un paio di giapponesine innocenti: Paolo crea l'azione di disturbo, io faccio le foto ��

      Lo so, siamo pessimi, ma ... che farci? erano irresistibili. Non per la prima volta, notiamo come qui siano tutti predisposti al terrore al minimo incontro con qualsiasi cosa abbia pi¨ di due zampe e due peli, a meno che non sia giÓ affettata e cotta nel piatto.








      Pandino katifo, a sinistra, compra altri cracker e li avvicina al terrorizzato terzetto. A destra risuona la mia risata krutele!








      Il Kasuga Taisha Ŕ indubbiamente uno dei templi pi¨ belli tra quelli che abbiamo incontrato, e ancora una volta mi pento di non aver messo Kyoto all'inizio del giro: arrivare qui giÓ saturi Ŕ un vero peccato. Troppi templi per un viaggio solo, temo ... io sono una fanatica del gotico e del romanico, ho perso il conto delle cattedrali viste lo scorso agosto in Inghilterra, ma non ero sazia e dodici giorni mi sono sembrati pochi, sarei andata avanti ad oltranza senza problemi ... qui no, non riesco a cogliere le differenze che forse ci sono tra stili e periodi, non riesco a cogliere la spiritualitÓ che sicuramente aleggia sotto questi tetti (e l'essere atea non c'entra, sono solo incolta, su questa parte del mondo).














      Cervo cafone, non si mangiano gli oracoli!








































































      Il meteo volge al peggio, e dopo la visita del tempio decidiamo di comune accordo e senza gran dispiacere di rinunciare al Todai-ji e alla statua in bronzo del Buddha. Siamo stanchi, e anche demotivati, perchÚ non ammetterlo? sono quindici giorni che giriamo come trottole, e l'idea di vedere un tempio in pi¨ non ha abbastanza appeal da spingerci ad affrontare una lunga passeggiata sotto l'acqua all'ora di pranzo ��

      Ci fermiamo a mangiare un curry lungo la via del ritorno alla stazione, e quando mi arrivano insieme al mio di verdure anche una baguette e un'insalata vera quasi mi commuovo, non ricordavo pi¨ come fosse il pane! In realtÓ, il Giappone Ŕ uno dei Paesi in cui ho mangiato meglio dall'altra parte del mondo, insieme alla Namibia, uno dei pi¨ vari e golosi.

      Arrivati infine alla stazione, ancora sotto il diluvio scopriamo ... un supermercato enorme, wow! Visto che manca ancora un po' al nostro treno, ci dedichiamo coscienziosamente a toccare tutto e a comprare metÓ negozio, felici come bimbi per tutte le cose strane che metteremo in valigia.


      Arriviamo in hotel a Kyoto verso le 17 e ci dedichiamo a un paio d'ore di scandaloso pigrotting prima di prepararci per uno degli ultimi sashimi del viaggio, visto che ha smesso di piovere ci allontaniamo di un paio di chilometri e proviamo l'ennesimo susharo cash only/japanese only del viaggio, con la solita estrema soddisfazione.


      Domani Ŕ l'ultimo giorno pieno nel Paese del Sol Levante! E come sempre, dove sono finiti i giorni, che siamo arrivati cinque minuti fa?


      Barbara
      Non si diventa marinai restando in porto a sognare gli oceani
      Madagascar - agosto 2019




    9. #39
      L'avatar di Leia74
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      Peccato che non siate andati al Todaiji, meritava davvero. Il burn-out da templi per˛ Ŕ reale e vi capisco. Io infatti a Kyoto con Marco ho fatto una mega-selezione e anche a Nara abbiamo visto solo il Todaiji e il Kasuga Taisha. Poi arrivare prima a Kyoto e dintorni da questo punto di vista aiuta, sý... Per˛ dall'altro lato fare prima Tokyo, che di per sŔ non ha tanti luoghi "memorabili", ti permette di stupirti per le cose "normali" del Giappone che per noi normali non sono. Se si parte da Kyoto si ha subito tutto: templi, giardini, cibo, stranezze etc. Arrivati a Tokyo c'Ŕ rimasta da scoprire solo la ultra-modernitÓ.
      Domanda a Paolo: cosa intendi quando dici che una tipa Ŕ un comodino? A me quella della foto sembra una ragazza normale...
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    10. #40
      L'avatar di Raccoon
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      Fidati, Ŕ un comodino... O al massimo, come dice Maurizio Battista, 'na busta de fave!

      Inviato dal Millennium Falcon

    11. #41
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      16 gennaio 2019 - Kyoto - Tokyo


      Come al solito, spremiamo fino in fondo la nostra vacanza, sfruttando ogni momento!


      Oggi la giornata Ŕ luminosa e soleggiata e la scelta di andare al padiglione d'oro Ŕ stata premiata.
      Prima destinazione del giorno, la stazione di Kyoto, da dove parte il bus per il Kinkaku-ji, per lasciare i nostri borsoni, visto che stasera si torna a Tokyo.



      Prendiamo il nostro bus e dopo una quarantina di minuti, arriviamo al Kinkaku-Ji...





      A differenza del Padiglione d'Argento, il Kinkaku-Ji Ŕ davvero d'oro e la giornata cosý luminosa lo esalta. Peccato solo per il vento che increspa il lago e rovina l'effetto specchio.





      Il Kinkaku-Ji Ŕ circondato da un giardino che definire curato Ŕ un eufemismo... Ŕ pettinato, con uno stuolo di giardinieri che spazzola letteralmente l'erba per togliere qualsiasi cosa possa rovinare l'armonia.







      Si fa il giro del lago in questo giardino di pace, c'Ŕ un po' di gente, ma niente folla, qualche gruppo di studenti accompagnati dagli insegnanti, camminano nel parco ascoltando le spiegazioni, senza fare casino, le uniche trasgressioni sono le foto, dove, come sempre, si esibiscono in pose plastiche!

      Ecco, vedere i ragazzi tutti in uniforme Ŕ la cosa pi¨ giappa che ci sia capitata!



      Prossima meta, il Giardino Zen, Ryoanji Goryonoshitacho (copiato pari pari da googlemaps, che senn˛ a scriverlo ci avrei messo 10 errori), passando davanti al Museum of Fine Arts di Kyoto, un edificio che sembra arrivare dritto dritto da un altro continente, che non c'entra nulla con quello che abbiamo visto finora.



      Anche al giardino zen facciamo la passeggiata a bordo lago, in un susseguirsi di scorci e di colori






      Riusciamo a fotografare anche alcune pareti di carta del 1600, conservate in uno dei padiglioni. Queste pareti mobili danno l'idea di cosa potesse essere la casa dei nobili, riportando scene di vita quotidiana all'interno del castello e paesaggi pi¨ o meno fantasiosi.





      Arriviamo anche al giardino Zen, con la sua semplicitÓ di linee pulite e quei sassi che sembrano messi a caso, ma la cui posizione Ŕ studiata al millimetro per incontrare i canoni di bellezza del tempo.















      Finito il giro, torniamo verso il Museum of Fine Arts per prendere il bus verso il castello Nijo, dove arriviamo in una mezz'oretta.

      Dopo Himeji, questo castello Ŕ davvero poca cosa... Ŕ pi¨ piccolo, l'edificio principale Ŕ in restauro e completamente impalcato.







      Per˛ la zona degli appartamenti pubblici dello Shogun Ŕ davvero splendida, molto diversa da quello che abbiamo visto fino ad ora, un susseguirsi di stanze con le pareti pi¨ o meno dipinte, nelle quali lo Shogun incontrava i vari dignitari.





      E visto che non tutti i vassalli sono uguali, c'erano stanze diverse con decorazioni diverse in ordine di importanza, sale disposte in modo che lo shogun con la sola posizione potesse mostrare il suo potere sui sottoposti.


      Naturalmente, all'interno Ŕ proibito fotografare... ��


      Proseguiamo nel giardino, nemmeno a dirlo, pettinato, fino ad arrivare al castello vero e proprio, che in questo momento Ŕ in fase di smontaggio.







      Visto che lo stomaco brontola, Ŕ ora di nutrire la mia mouette prima che decida di staccarmi un braccio e torniamo al Nishiki Market, dove scegliamo un altro Japanese Curry, il Kara-Kusa... classico ristorante giapponese, tutti seduti lungo un bancone, scelta tra 4 o 5 piatti, quelli che abbiamo scelto noi erano davvero buoni e discretamente piccanti!



      Visto che dobbiamo aspettare il treno, decidiamo di farci un giro per il Nishiki Market... Ŕ possibile mangiare le varie specialitÓ tra i banchi, ci sono cose interessanti e divertenti ai nostri occhi occidentali...

      Diciamo che sono almeno 3 o 4 giorni che sognamo pizza e pasta e che la cucina giapponese Ŕ un po' troppo ricca di "spocegotti", come li definisce mouette, sempre condita con salsette che non sanno se essere dolci, piccanti, salate o semplicemente schifose...









      L'unica cosa che non ci ha stufato, Ŕ il sashimi, probabilmente perchŔ Ŕ anche l'unica cosa che non deve essere condita con salse strane, solo con la giusta quantitÓ di wasabi e salsa di soia...



      Ecco... Wasabi...

      Insieme alla marmellata di azuki, una cosa che mi fa impazzire qui... spesso te lo grattano fresco, direttamente dalla radice e ne portano una dose generosa...
      Io me lo mangio anche da solo, direttamente con la bacchetta, tipo...


      A Barbara invece non piace... meglio, me lo magno io!!!

      ��������



      Eccolo, il nostro treno che ci porta a Nippori, verso l'ultimo hotel della vacanza, scelto perchŔ Ŕ praticamente di fronte alla stazione da dove prendere lo Skytrain.

      Ma praticamente, ha solo quel vantaggio... vecchio, tenuto male, pieno di cinesi che devono fare il checkin e che stanno lý a guardarsi intorno come se fossero caduti su un altro pianeta... io li guardo e vado dritto da un receptionist, check in un po' lento perchŔ anche qui l'inglese Ŕ assente, e via in stanza, dove ci aspettano le valigie!

      Appena entriamo, swoooooooooosh ci troviamo nel 1975, stanza arredata in stile postmoderno con letto microscopico, mobili in vero falso bauhaus, mille bottoncini dorati e lampadine modello HAL 9000...


      Ma soprattutto...


      La valigia rotta!!!

      Ora, non so chi sia stato, se il corriere o i facchini, sicuramente non Ŕ stato per rubare qualcosa, ma solo un incidente, ma purtroppo ora la valigia non Ŕ riparabile...

      Scendiamo alla reception per saperne qualcosa, ci avviciniamo al povero concierge che ci aveva fatto il check in, tutti gli altri cadono a terra, fingendosi morti, e con un po' di fatica e con google translate riusciamo a fargli capire che vogliamo contattare la Yamato per vedere se si pu˛ fare qualcosa...

      Purtroppo gli uffici sono giÓ chiusi e ci riproveremo domattina.

      Cosa mangiare a cena? Beh... manco a dirlo...
      SUSHI!!!

      Il primo ristorante che ci eravamo segnati Ŕ chiuso, puntiamo il secondo, che per˛ ha un nome invitante: 芳鮮.
      Una porticina piccola piccola su un angolo della strada, non Ŕ una zona turistica, entriamo, il cuoco ci guarda e ci fa
      Sushi Only!
      Okay!
      Cash Only!
      Okay!


      E qui si esaurisce la conversazione in inglese col nostro cuoco...



      Fortunatamente c'Ŕ un altro avventore, giapponese, ma che riesce a fare una conversazione pi¨ estesa del cuoco e tra una risata e l'altra riusciamo anche ad ordinare!

      Il cuoco ci chiede come abbiamo fatto a trovarlo, visto che non gli capita spesso di vedere stranieri, noi gli rispondiamo "Google" e quando gli faccio vedere la foto con lui che prepara il pesce, sbarra gli occhi, stupito!

      Ecco, il ristorante Ŕ tutto lý, un bancone, un tavolino, il frigorifero a vista e la salsa... cominciamo con un antipasto accompagnato dalle descrizioni del cuoco, dal tipo di salsa da usare, quanta metterne e come...






      Probabilmente Ŕ la cena pi¨ buona del viaggio, sicuramente la pi¨ cara, visto che ci togliamo la voglia di tutto, inclusa la conchigliona preparata in una padella e gli hosomaki con il riccio, un bicchiere di birra e dell'ottimo sakŔ per finire!




      ah, se volete sapere come si chiama, il ristorante Ŕ questo: http://nippori-housen.tokyo/


      Il sakŔ Ŕ buono, asciutto, si lascia bere benissimo, ma a Barbara fa uno strano effetto... E io che pensavo di aver sposato una veneta, mi trovo a dover accompagnare in albergo una 'mbriaga, che sghignazza sguaiatamente e che mi costringe a fare il doppio della strada, perchŔ se la fa tutta a zigzag!!!


      ������������

    12. #42
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