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    1. #16
      L'avatar di Raccoon
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      6 gennaio 2019



      Anche stamattina colazione in camera con i cornetti del conbini... non sono male, ci aggiungiamo uno yoghurt e un succo di frutta e siamo pronti a partire.

      Come prima cosa, assillato dalla Miss Ansia che porto in giro, aspettiamo che apra l'ufficio della Japan Rail per prenotare il nostro treno per Kanazawa e Hiroshima; non Ŕ difficile, in 2 minuti abbiamo fatto, ma per superare la barriera linguistica, vi consiglio di portarvi un foglietto con su scritto i treni che vi servono!


      Prima destinazione della giornata, il National Art Center, non tanto per le opere esposte, ma per la struttura del palazzo, molto particolare e a detta di chi c'Ŕ stato, fotogenica.


      Per arrivarci, dobbiamo cambiare una metro e nel tratto tra le 2 stazioni...

      Sorpresa!!!

      C'Ŕ Godzilla!!!




      Purtroppo non Ŕ a grandezza naturale, ma Godzilla Square Ŕ da non perdere, circondata da grattacieli!




      Riprendiamo la nostra strada con un discreto tragitto in treno... Non Ŕ molto affollata, ma tra le ferie e il fatto che non Ŕ pi¨ l'ora di punta, ci si muove agevolmente.



      Arriviamo davanti al National Art Center e...

      CHIUSO...

      Eh si, le feste di inizio anno sono tra le poche feste in cui chiude tutto o quasi e sono tra le poche ferie che i giapponesi hanno... ma non Ŕ che ne soffrano, ora che Ŕ cambiato l'imperatore in corrispondenza con le vacanze di primavera, hanno fatto 10 giorni a casa e qualcuno si Ŕ anche lamentato!

      Purtroppo la struttura non si vede dalla strada e il poliziotto all'ingresso sa dire solo CLOSED... provo a chiedergli se posso fare un passo all'interno, in modo di non fotografare solo la guardiola e lui...


      Ecco, quando un giappo fa cosý, non ce n'Ŕ per nessuno, Ŕ NO, assolutamente NO, non chiedermelo, so che Ŕ maleducato dire di NO, ma Ŕ NO GOOD, VIETATO, BATSU!

      Mestamente ci allontaniamo, applicando il piano B... non lontano c'Ŕ la Tokyo Tower, la vecchia Tour Eiffel un po' pi¨ grande (la differenza Ŕ di pochi metri).


      E allora via, scarpinata fino alla torre, dove con 900 yen compriamo il biglietto per salire alla prima delle terrazze, a 150 m da terra e qui incontriamo...



      Legolize!!!

      La torre sta subendo dei restauri ed Ŕ parzialmente impacchettata. Lo skyline di Tokyo proprio non ci colpisce, non c'Ŕ nulla di veramente particolare e dall'Observation Deck scattiamo pochissime foto (che saranno tutte scartate in fase successiva).

      Tokyo non Ŕ New York col suo skyline inconfondibile... Ŕ un'accozzaglia di quartieri diversi, distanti tra loro, separati da edifici che sono venuti su in modo disordinato. Non ha un suo fascino, non ha una uniformitÓ di stili, detta sinceramente, non ha niente che ci colpisca da quass¨...




      Poi forse, anche la giornata grigia e uggiosa non ci fa apprezzare il panorama, si vede un pezzo del Rainbow Bridge, ma no, non ci fa impazzire...

      In compenso, io faccio impazzire Barbara camminando ripetutamente sulle finestre poste sul pavimento a 150m di altezza... le prende un attacco di ansia ogni volta che mi avvicino e purtroppo, ogni mio tentativo di farla passare sopra va a finire male!




      Ma lo sapevate che a Tokyo Ŕ possibile fare un tour guidato con dei kart, vestiti da Super Mario? Noi no e quando ci siamo visti sfrecciare accanto Mario, Luigi e tutta la compagnia, beh, Ŕ stata una sorpresa divertente!
      😂😂😂



      Riprendiamo la metro verso Harajuku e una volta arrivati, abbiamo la conferma che le strade dello shopping proprio non fanno per noi... casino, gente ovunque, gli stessi negozi che abbiamo al centro commerciale a 1 km da casa, volare per 13 ore per comprarsi una maglietta da Zara, anche no!


      Da Omotesando, ci mettiamo alla ricerca della Cat Street, ma Ŕ quasi ora di pranzo e al secondo brontolio della pancia di Barbara (ricordate? la devo tenere mangiata, bevuta e pisciata, senn˛ so ca**i amari), ci troviamo di fronte allo Yai Yai, un posticino dove preparano gli okonomiyaki...




      Ma questo Ŕ il lavoro che faceva Marrabbio!!!

      Stessi gesti, stesse spatoline, sono una specie di frittate con tutto quello che vi viene in mente sopra... uovo, pasta, verza, formaggio, pezzi di prosciutto, dita del cuoco...


      Quando quella di mouette Ŕ pronta, il Marrabbio di turno la avvicina a lei, poi con un pennello la cosparge di salsa di soia dal gusto incerto, ci rovescia una mestolata di maionese e dulcis in fundo...


      PARMIGIANO GRATTUGIATO!
      😂😂😂😂



      Per˛ Ŕ piacevole e calda, che col freddo di oggi, non guasta per niente!


      Non riusciamo a trovare la Cat Street, o meglio, se la Cat Street Ŕ quella viuzza con 2 gatti all'inizio e uno alla fine, l'abbiamo trovata, ma non ci ha proprio detto nulla, arriviamo verso Takeshita Dori e decidiamo di provare l'esperienza del Mocha Cat CafÚ...


      Si paga una cifra fissa per entrare e per le consumazioni, poi ogni mezz'ora scatta il tassametro e il costo aumenta!





      I gatti sono bellissimi, buoni e la maggior parte di loro, disposto alla coccola. Sono i dominatori di questa parte dell'universo, le ragazze del cafÚ li tolettano, li pettinano, gli fanno la manicure, gli avventori li possono toccare, ma non possono prenderli in braccio, a meno che non sia proprio il gatto a volerlo.

      Noi praticamente ce li spupazziamo tutti e con 100 yen compro anche le crocchette per viziarli ancora un po' di pi¨... La cosa pi¨ incredibile Ŕ vedere come si comportano i giappi a contatto con i mici...


      Ne sono terrorizzati, se ne tengono alla larga, se si avvicinano troppo alcuni si ritraggono spaventati, manco fossero dei leoni selvaggi (oddio, quello della foto sopra mi ha dato un'azzannata al pollice perchŔ ho esitato a mollare la crocchetta)...




      A un certo punto si avvicina una coppia di giapponesi, arriva una delle ragazze con una ciotolina di cibo umido, i gatti si affollano intorno e i 2 dovrebbero dargli da mangiare.
      Prima di farlo per˛, arriva un'altra ragazza che gli porge 2 grembiuli pesanti di gomma, manco fossero a squartare tonni al mercato di Tsukiji.
      I ragazzi, tra il terrorizzato e lo schifato, hanno preso la ciotola in mano e con un cucchiaino lungo gli hanno porto il cibo.




      Stupidi umani, siete solo degli schiavi sottomessi...



      Dopo aver coccolato l'intera fauna felina del posto, Ŕ ora di andare verso il Meji Jingu, altro tempio molto affollato... troviamo ancora tantissime ragazze col kimono.







      Non solo ragazze!!!
      C'Ŕ anche una bimbetta che gira tutta tronfia e orgogliosa col suo kimono nuovo di pacca!!!



      Visto che Ŕ domenica, andiamo verso lo Yoyogi Park, alla ricerca dei rockabilly e dei cosplayer...



      Oddio, i rockabilly sono un gruppetto di anzianotti tamarri, vestiti come Fonzie e con la pettinatura di Little Tony, musica un po' alta, birra e sigarette per strada come massimo della trasgressione (ma hanno anche il sacchetto della spazzatura, non sia mai che lascino una cartaccia a terra!)...



      I cosplayer invece... non pervenuti, a meno che non si possa considerare la ragazza con ME sulle spalle o la coppietta vestita strana che incontreremo pi¨ avanti...

      Colto da un improvviso raptus di generositÓ, offro un fantastico gelato a mouette... il famigerato gelato al matcha...



      Ribattezzato prontamente "Cacca di Godzilla", non viene gradito dalla mia gentile principessa, che dopo un assaggio abbastanza rapido, me lo cede e mi dice "FINISCILO TU".
      😂


      Nonostante il freddo, c'Ŕ parecchia gente in giro, anche uno che legge le carte!






      Tanti bambini che giocano con gli aquiloni, alcuni dogsitter che giocano col cellulare anche con 9 cani al guinzaglio!



      Al Jingu Bashi, il ponte dei cosplayer proprio di fronte alla stazione di Harajuku, inconriamo questo personaggio, che suona un campanellino ogni volta che un bambino gli batte il 5.



      E ora... DAISU... tutto a 100 yen!
      Posto pazzesco, ci passiamo un'oretta per i 3 piani, toccando qualsiasi cosa e acquistando una 30 di diversi pensierini, calamite, palle di Natale... qualsiasi cosa ci arrivi a portata di mano e che possa avere anche solo una minima utilitÓ Ŕ nostra e ora giace in qualche scatola a casa, visto che non ci ricordiamo assolutamente a cosa servisse!

      eh, l'etÓ!
      😂😂😂😂


      Ormai si Ŕ fatto buio e andiamo verso Shibuya e il suo folle incrocio...


      Appena usciamo dalla stazione, lui Ŕ lý, Achiko, il fedele cagnone! Gli facciamo un saluto e poi cominciamo a cercare il punto migliore dove scattare foto...



      Si, ma esiste questo fantomatico "punto migliore"?

      Noi ce n'eravamo segnati qualcuno, ma quello dell'hotel Ŕ riservato agli ospiti, lo Starbucks era affollato giÓ da sotto, il centro commerciale Mark City ha dei vetri tutt'intorno e anche lontani dalla fotocamera, ci dirigiamo verso il passaggio interno delle metropolitane e sorpresa sorpresona...

      I vetri hanno una griglia di sicurezza all'interno e non Ŕ facile fotografarci attraverso.

      Cerco di avvicinare il pi¨ possibile la macchina fotografica, ma se chiudo il diaframma vedo la griglia, se lo apro invece non si vedono le scie dei fari...

      Mi ricordo di avere un filtro ND, lo monto su e comincio a fare un po' di prove!

      Ah, alla fine questa era la posizione della mia macchina fotografica!





      Dopo qualche tentativo, ci spostiamo in basso, per un paio di lunghe esposizioni mettendo il cavalletto nell'aiola dell'albero 😁





      Di freddo e di vento ne abbiamo preso a sufficienza per oggi, Ŕ ora di tornare al calduccio e di sistemarci per la cena, stasera ripetiamo il sushi sotto l'hotel che ci Ŕ piaciuto veramente un sacco!


      Prima per˛ devo chiedere delle informazioni alla reception, per spedire le valigie a Hiroshima, entro e chiedo in inglese a uno dei receptionist...


      E qui... Il malcapitato non si poteva tirare indietro anche se parlava inglese pi¨ o meno come fantozzi (Filini: Ragioniere, gli chieda se si Ŕ fatto male... Fantozzi: WHAT TIME IS IT?), tutti gli altri hanno improvvisamente applicato la tecnica dell'opossum, chi fingendosi morto sul banco, chi sparendo dietro l'appendiabiti, chi con la testa nel portaombrelli...


      Cercavo di spiegare al poveretto che avevo delle valigie da spedire e lui annuiva e diceva YES senza capire una parola... siamo andati avanti qualche minuto, poi lui ha detto "tomorrow" e abbiamo rimandato a domani, quando per fortuna, abbiamo trovato una ragazza tedesca.




      Il sashimi non l'ho fotografato, accontentatevi del sake!


      Kampai!!!




    2. #17
      L'avatar di jighen
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      Quanti bei ricordi che mi fai venire in mente :)
      Pensa che ogni due settimane circa, da azabu juban dove vivevo, prendevo la metro ed andavo ad Okachimachi per acquistare il pesce che tu hai fotografato.


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    3. #18
      L'avatar di Leia74
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      Allora, prima di tutto Miss Ansia sono io e soltanto io! Chiedere a Balza per conferma
      Secondo, il gelato al maccha (di solito) e' BUONISSIMO, oh!
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    4. #19
      L'avatar di mouette
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      Ma infatti! Io non sono ansiosa PER NIENTE! :d

      Inviato da Hogwarts
      Barbara
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      Madagascar - agosto 2019




    5. #20
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      Citazione   Originariamente scritto da Leia74   Visualizza Messaggio
      Secondo, il gelato al maccha (di solito) e' BUONISSIMO, oh!
      Oddio, il maccha ha un sapore tra l'erba e la terra giÓ a berlo, farci un gelato gusto terra, erba, lattte e zucchero non migliora il suo sapore! laugh

    6. #21
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      Eh vabbe', allora dillo che non ti piace il maccha , ovvio che non ti piaccia niente che ha quel sapore (tipo il ME-RA-VI-GLIO-SO Kit-Kat al maccha, che pare sia stato appena importato anche in Italia!!!! )
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    7. #22
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      Citazione   Originariamente scritto da Leia74   Visualizza Messaggio
      ...ME-RA-VI-GLIO-SO Kit-Kat al maccha...
      oddio... allora ho provato questo, quello alla fragola, quello al roasted tea, e il migliore rimane sempre il kitkat classico!

    8. #23
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      Lunedý 7 gennaio 2019



      Gita fuori porta numero due. Ci fidiamo di google e malissimo facciamo, ma in qualche modo ne veniamo fuori vittoriosi: Pandi 1 - Japan Rail 0! Sbagliando treno una volta sola, arriviamo a Kamakura giusto in tempo per fare la seconda colazione (io purtroppo, mea culpa, sono giÓ alla fase DATEMI UN CORNETTO FATEMI UN CAPPUCCINO, di solito reggo un po' di pi¨ ma evidentemente il Giappone stimola i miei istinti pi¨ bassi :p)










      Prima tappa, il tempio Tsurugaoka. E' presto, c'Ŕ poca gente e tanta pace, Ŕ un posto bellissimo e fin dal primo sguardo mi affascina pi¨ della sgargiante, coloratissima Nikko, che ho trovato splendida ma un po' chiassosa ... il mio lato snob che emerge prepotente :)

      Passiamo qui quasi due ore, visitando anche un minuscolo museo dietro il tempio, dove una gentilissima anziana signora ci attacca bottone con il suo inglese stentato e il suo sorriso dolce. Assistiamo anche ad una sorta di concerto in costume, anche se i suoni poco familiari al mio orecchio non esercitato arrivano quasi sgradevoli.

























































      Mi ritrovo, al solito, piena di curiositÓ e domande sulle religioni del posto, sulla vita dei monaci, su quella dei giapponesi in generale, Ŕ tutto talmente diverso dal mondo che conosco, anche se per certi versi gli somiglia pi¨ di quanto mi aspettassi: la tecnologia ha sepolto l'esotismo sotto uno spesso strato di cemento e di schermi di cellulare, se non fosse per gli occhi a mandorla di quasi tutti quelli che percorrono queste strade spesso potrei pensare di trovarmi in una New York leggermente pi¨ asettica, anche se manca la babele di lingue e l'arcobaleno di colori che amo tanto laggi¨.













































































































      Tornando verso la stazione assaggiamo delle strane gommose polpette di pesce (bisogna pure far merenda, no? ) e poi ci dirigiamo al bellissimo trenino d'epoca, che sembra uscito dai sogni di un bimbo di cent'anni fa e ci porta in pochi minuti - passando praticamente DENTRO le case del paesino - alla zona di Hase, dove ci sono il Buddha Gigante e il tempio Hasedera.









      Il Buddhone, di cui mi innamoro all'istante, Ŕ magnifico, ispira pace e serenitÓ, solenne e ieratico come qualsiasi Buddha serio dev'essere





















































      Il tempio Hasedera, raggiunto dopo una breve e valorosa scarpinata, Ŕ il pi¨ bello visto fino ad oggi: non Ŕ rutilante e colorato come quelli di Nikko, Ŕ elegante e riposante. Ci piace molto anche la Grotta Originaria, piccola, tortuosa e stretta (non Ŕ un Paese per Panda!) che ha costituito il primo luogo di culto, su cui successivamente si Ŕ sviluppata tutta l'area sacra.















































      Conclusa la parte cultura, accorriamo al richiamo della natura, dedicandoci alla coscienziosa ricerca di un posto dove riposare le stanche membra e soprattutto rifocillarci. Individuo, a qualche distanza dal tempio, un susharo valutato 4.7 su google, e convinco abbastanza in fretta un recalcitrante Pandone a seguirmi fuori dalla zona turistica.

      Arriviamo qui e dato che l'insegna spiega tutto molto chiaramente, sý, ma in giapponese , perdiamo cinque minuti a cercare su maps una foto dell'entrata, che poi se per caso qui facessero massaggi a luci rosse anzichÚ sushi potrei diventare cattiva, perchÚ HO FAME!












      Ci arrischiamo a entrare e finiamo in un cartone animato, con mia grandissima gioia. Non ci sono altri clienti e il cuoco al bancone ci informa che "ONLY SUSHI" ... amo', per quello siamo qua. Visto che non riesce a cacciarci cosý, dando fondo a tutto il suo inglese ci prova con "ONLY CASH" e a quel punto ci accomodiamo, io mi lancio in perfetto giapponese con un esitante "Sashimi?" che mi conquista il suo cuore, e lo spinge a porgerci lunghi e fitti menu, in giapponese ma con ben due foto di piatti. Indovinate? quelli prendiamo

      Ma non ci possiamo lamentare, dai ;)

















      Quando ci salutiamo siamo amiconi, e si lascia anche scattare una foto, avvenimento pi¨ unico che raro (infatti il suo collega, pur altrettanto simpatico, declina)









      Di ritorno alla stazione, non contenti, ci prendiamo anche un buonissimo dorayaki ciascuno, artigianale e ancora caldo: Paolo ha sviluppato un'insana passione per la marmellata di azuki, fagioli dolci che sanno un po' di castagna e chi ha letto "Le ricette della signora Tokue" troverÓ senz'altro familiari :)







      Conclusa la parte seria, lasciamo Tokyo con il botto: stasera si va al Maid CafŔ!



      [da Wikipedia: Caratteristica fondamentale di un maid cafÚ Ŕ la maid, una ragazza in un particolare tipo di divisa da cameriera di foggia vittoriana o francese, riccamente decorata con pizzi e l'immancabile grembiule[5][6]. Al costume si accompagna la cura dell'ambiente e l'istruzione delle cameriere, che accolgono i clienti con la frase. źBen rientrato a casa, onorato padrone!╗ (おかえりなさい、御主人様! Okaerinasai, Goshujin-sama!?) e possono intrattenerli con giochi ed esibizioni canore. Il fenomeno Ŕ affine al cosplay, e spesso Ŕ vissuto come tale dalle stesse maid]



      Pi¨ che mai, entriamo in un cartone animato: le ragazzine vestine da cameriere buffe (no, non riesco a dire sexy, non lo sono nŔ lo scopo Ŕ quello di esserlo), il contesto caramelloso, i versetti e gli strilletti (KAWAIIIIIIII) con cui accolgono le nostre felpe con la toppa "Pandas go to Japan", il menu bambinossissimo ... all'inizio restiamo a guardarci tra lo sconcertato e lo scioccato mentre ascoltiamo le spiegazioni su come funziona, e per un momento penso che moriremo lý per l'imbarazzo ... vabbÚ, almeno muoio da sposa felice, mi dico ... poi per˛ quando, scelta la consumazione, come da istruzioni Paolo chiama la nostra fanciulla agitando i pungnotti e facendo "miao miao!" ... esplodo. Mi prende un attacco di ridarola irrefrenabile, anche perchÚ le ragazzine ci hanno messo un cerchietto con le orecchie da panda e continuano a passare strillando KAWAIIII ... insomma, mi rilasso e comincio a divertimi.

      Restiamo per una ridacchiosissima mezz'ora, dicendoci che dopotutto la scemitudine Ŕ la ricetta della nostra felicitÓ da ormai cinque anni, e alternando risate e "miao miao" alle riflessioni su questo strano mondo, tanto divertente e tuttavia un po' triste ... i maid cafÚ sono nati per aiutare i ragazzi, a volte sfigati, spesso timidissimi, ancora pi¨ spesso in difficoltÓ con le donne che si sono emancipate ed hanno stravolto quella che Ŕ sempre stata la figura femminile giapponese, a rapportarsi con il gentil sesso. Personalmente trovo che sia un modo artificiale e un po' stupido di affrontare il problema, queste camerierine fintamente sottomesse che li fanno sentire principi per dieci minuti - non c'Ŕ nulla di sessuale, anzi dai ragazzi soli non va mai la stessa cameriera due volte di fila per evitare anche solo la tentazione di un approccio - non li aiuteranno certamente a risolvere i loro problemi di relazione, ma da turista cinica e strxxxa posso lasciare da parte le considerazioni sociologiche per ridermela di cuore, e godermi le faccette dei bimbi presenti quando la camerierina di turno sale sul palco, prende il microfo e inizia a cantare una cosa che suona come "TEGOLINI, TEGOLINI" con una vocetta straziante quasi quanto la mia. Sý, perchÚ la clientela Ŕ costituita in gran parte da famiglie con bimbi, gruppetti di amiche, stranieri spaesati e divertiti.



      Insomma, anche questo Ŕ Giappone, e sono contenta di aver provato anche l'esperienza di vedere mio marito miagolare in un modo che farebbe morire d'imbarazzo i nostri gatti







































      Tornati in camera per una pausa veloce, ne usciamo quasi subito per passare una piacevolissima serata con Simone, il bimbo della nostra amica Cristina, che studia qui da settembre e si rivela un commensale molto interessante, oltre che simpatico, con i suoi racconti di vita quotidiana in un Paese che per ora non Ŕ riuscito a rubarci il cuore.





      Barbara
      Non si diventa marinai restando in porto a sognare gli oceani
      Madagascar - agosto 2019




    9. #24
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      7 gennaio 2019... Tegamini, tegolini


      Ed ecco qui l'agghiacciante prova della giornata...




      Miao Miao!!!

      ah, non si possono scattare foto alle ragazze, ma solo ai piatti... noi avevamo preso il pacchetto full optional, con foto e orecchie personalizzate da riportarci a casa!!!

    10. #25
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      ODDIO io in un maid cafe' non ci sono mai entrata...
      Barbara se Nikko (stile cinese coloratissimo) ti e' piaciuta meno di Kamakura (stile giapponese, lineare e sobrio), non andare mai in Cina...
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    11. #26
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      8 gennaio 2019 Tokyo - Kanazawa - Shirakawa-Go

      Antefatto... sera del 7 gennaio.
      Nonostante la tattica opossumesca del personale dell'hotel, ieri sera siamo riusciti a lasciare i nostri bagagli per la spedizione con Yamato, per fortuna una dei concierge Ŕ tedesca e con l'inglese Ŕ tutto pi¨ semplice.
      Con una 30ina di Ç spediamo le nostre valigie direttamente a Hiroshima, dove arriveremo tra 2 giorni e possiamo viaggiare con un borsone.
      Facciamo attenzione a sistemare le cose che ci possono servire e io me ne esco...
      "Non ci portiamo il librone con tutte le prenotazioni, prendiamo solo quello che ci serve"
      Quindi prendo la bustina piccola con le prossime destinazioni, il voucher dell'auto e poco altro, chiudiamo le valigie e le portiamo alla reception.


      Ore 7:26, il nostro treno ci aspetta per portarci fino a Kanazawa, Shinkansen Kagayaki 503, binario 19, come giÓ scritto nel travelbook qualche mese fa.
      Salutiamo l'hotel e le valigie che sono giÓ pronte per il corriere, andiamo alla Kanda Station e in 3 fermate siamo a Ueno, colazione e poi in fila per salire sul treno, da ormai perfetti viaggiatori giappi.

      Tra Tokyo e Kanazawa ci sono 149 minuti di treno (precisi, nÚ uno di pi¨, nÚ uno di meno) e al 75 minuto di viaggio...

      LA FOLGORAZIONE



      Comincio a tirare gi¨ santi a caso dal calendario, ma visto che sono in Giappone, comincio a tirare anche qualche divinitÓ shintoista e un paio di buddhi a caso e giÓ che ci sono, anche il Prodigioso Spaghetto Volante, tanto che dopo 2 minuti li vedo nella fila proprio dietro Barbara che mi guardano tutti con fare interrogativo e mi dicono: "Cosa c'Ŕ?"



      LA PATENTE INTERNAZIONALE CAZZO... LA PATENTE INTERNAZIONALE!

      Eh si, la patente internazionale Ŕ rimasta nelle valigie, che a quest'ora si staranno dirigendo verso Hiroshima... non ho una copia, nemmeno elettronica e in tutti i blog e diari che abbiamo letto, Ŕ scritto che il documento Ŕ assolutamente necessario e non danno l'auto se non con quella.

      Le divinitÓ mi rispondono "Ah, vabbŔ" e se ne vanno, Barbara invece comincia con un "Non ti preoccupare, al massimo prendiamo il bus".

      Ma io che sono giÓ in fase pessimismo assoluto, vedo i bus pieni fino a data da destinarsi, noi fermi a Kanazawa senza un hotel a dormire nella stazione come barboni...
      Barbara elabora un piano per cercare di limitare i danni, ma ci sposta tutto di un giorno e non avremmo tempo per farlo, oppure di andare comunque all'agenzia e vedere se pregando ci danno l'auto...



      Invece io propendo per la faccia di bronzo... Andare in agenzia e fare finta di nulla.


      Accompagnati ancora da qualche divinitÓ fuori dal finestrino arriviamo a Kanazawa, manco a dirlo, in perfetto orario, percorriamo i 300m che ci separano dal noleggio e indossando la perfetta maschera della faccia di culo, appena arrivo faccio vedere il voucher alla signorina...


      Lei ha giÓ pronto il contratto, lo firmo, mi chiede patente, passaporto e carta di credito, Barbara Ŕ giÓ lý che fa musetto, pronta a partire con una scena degna dello zappatore per farsi dare l'auto, io per sbaglio do la carta d'identitÓ al posto della patente, la ragazza fotocopia tutto e via, a prendere l'auto.


      ��������

      A questo punto sono sconvolto, nessuna menzione di patente internazionale, non vedo l'ora di scappare dal noleggio ed evitare ulteriori domande, ma niente, la signorina mi dice che qui si guida a sinistra, di stare attento ai limiti, mi imposta il navigatore in inglese (ma i caratteri sono ancora in giappo) e per finire mi dice che ci vediamo domani alle 11!

      La macchina Ŕ nostra, una fantastica Dahiatsu Tanto, subito soprannominata bruttomobilina, ma con tanto affetto... Ŕ meravigliosa, dentro Ŕ enorme anche se esternamente Ŕ poco pi¨ di una scatola di scarpe!

      Sempre aspettando che la signorina torni fuori urlando "International Driving License!!!", noi scappiamo subito, direzione Shirakawa-Go.
      Le strade sono in perfette condizioni, anche salendo non c'Ŕ neve, la troviamo solo entrando nel paesino, ma niente di preoccupante!

      Parcheggiamo di fronte al ryokan, avvisiamo la signora che siamo arrivati, ma la stanza non Ŕ pronta e allora... giro in cittÓ!









      Shirakawa-go Ŕ davvero incantevole, con le case tradizionali inframezzate dalle risaie, dagli alberi di caco e di melograno. Alcuni dei ghasso sono visitabili, solitamente pagando una cifra ridicola e all'interno sono conservati gli ambienti originali e gli strumenti agricoli. Scopriamo che questa zona Ŕ molto famosa per l'allevamento dei bachi da seta.

      Ma Ŕ anche ora di pranzo, fa freddo e ci ritroviamo in un postaccio che fa dell'ottimo ramen, dall'impronuciabile nome di いっぷく ちな ...



      Mangiare il ramen Ŕ facile, finchŔ riesci a tirarlo su col cucchiaio... ma quando restano gli ultimi pezzetti...




      ��������

      Continuiamo il nostro giro in paese, entrando nel Miyozeni Shrine, Ŕ tutto molto affascinante, l'unica grossa rottura di balle Ŕ che ovunque, bisogna levarsi le scarpe...
      Ok, in estate magari non ci sono grossi problemi... ma in inverno, con la temperatura intorno allo 0, entrare a piedi nudi nelle case dove l'unico isolamento verso l'esterno Ŕ un muro di carta cerata, non Ŕ proprio il massimo!!!













      All'ora del check in torniamo al ryokan, ci riposiamo qualche minuto e ci rifocilliamo con dell'ottimo thÚ verde, bello caldo, ma di nuovo, siamo pronti per metterci in marcia, direzione Tenshukaku Observatory, per il panorama dall'alto.







      Prendiamo gli ombrelli, visto che c'Ŕ una fastidiosa pioggerellina, acqua mista a neve... ma a 200 metri da casa, smette e allora... via la zavorra, acqua, non ti temiamo!






      Mentre saliamo, giÓ pensiamo che potrebbe essere carino salire su di sera, facendo il giro lungo con l'auto, ma ad un certo punto, un cartello ci avverte che ci sono gli orsi e che potrebbero essere anche affamati, visto che siamo a fine inverno... per cui ci consigliano di non girare troppo lontani dalle casa!


      Ok, stasera niente belvedere!










      Dall'alto il paesino Ŕ ancora pi¨ bello, adagiato alla base delle montagne e tutto ammantato di neve... Ma il posto Ŕ davvero isolato e decidiamo di lasciare agli orsi il privilegio di vedere la cittÓ di notte!











      Entriamo nella Kanda House, dove troviamo gli strumenti per l'allevamento dei bachi e la lavorazione della seta:




      Come dicevo prima, Ŕ difficile mantenere caldi degli ambienti cosý grandi con pareti di carta... anche bucata, qualche volta!!!







      Al calar del sole torniamo alla guesthouse Kanjiya, alle 18:30 c'Ŕ la cena... Non siamo gli unici ospiti, c'Ŕ anche una ragazza che viaggia da sola.


      Ma prima di tutto... eccola, la bruttomobilina in tutto il suo splendore!!!




      Ci viene servita la cena tradizionale giapponese, con zuppa di miso e tofu, pesce, alghe, riso, in porzioni molto abbondanti. Tutto buonissimo, ma noi ci siamo dimenticati di fare le foto!


      Dopo cena decidiamo di fare qualche foto notturna, ma tra il freddo e la paura degli orsi, non ci allontaniamo tanto dalla guesthouse... fotografiamo il ghasso di fronte, che Ŕ su tutte le cartoline!

      Ma la paura dell'orso non Ŕ sparita...
      Ad un certo punto Barbara mi guarda e mi fa...
      "Ho visto qualcosa muoversi dietro la casa!"
      "Dove?"
      "Laggi¨, vedi? c'Ŕ un'ombra che si muove"

      Agito l'ombrello e l'ombra si muove con l'ombrello... allora abbiamo 2 scelte...
      1) L'orso Ŕ ballerino e si muove a ritmo
      2) Il presunto orso siamo noi.

      And the winner is... L'orso sono io!!!
      ��





      E visto che il capodanno Ŕ passato da poco, ecco le decorazioni che abbiamo trovato pi¨ o meno ovunque, con l'augurio di buon inizio dell'anno del cinghiale.



      E il fantastico scaldascarpe che usano i locali per evitare di congelarsi i piedi ad ogni passeggiata!!!



      Ma potevamo finire cosý?
      Certo che no!!! La Kanjia house ha anche un fantastico bagno giapponese e dopo esserci fatti la doccia (eh, si, il bagno in Giappone si fa da puliti!), ci lasciamo coccolare dall'acqua bollente della vasca.


      Buonanotte!!!

      Considerazioni del giorno:
      1) Il Giappone NON Ŕ un paese per Panda.
      2) La bruttomobilina me la comprerei anche domani.
      3) Devo assaggiare i cachi secchi!
      4) Mangiare a gambe incrociate Ŕ una punizione divina!



    12. #27
      L'avatar di Leia74
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      Meravigliosa Shirakawa-go con la neve... e niente, tocca proprio tornare in inverno!
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    13. #28
      L'avatar di mouette
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      Mercoledý 9 gennaio 2019





      Abbiamo dormito decisamente meglio di quanto ci aspettassimo, sul futon ... ma ci attende un ben gelido risveglio: 7 gradi nella nostra stanza! Per fortuna la stufetta, che accendiamo subito, funziona davvero benissimo: il tempo di uscire nel gelido corridoio per entrare nel gelido bagno e assaporare le gioie della ciambella del water tiepida ��, e la temperatura Ŕ giÓ tornata accettabile.


      Colazione a terra a gambe incrociate tassativamente alle 7.30, ma va benissimo tanto vogliamo metterci in moto presto (e ancora non sappiamo cosa ci aspetti fuori, altrimenti forse ci saremmo alzati persino prima!). Non sono sicurissima di aver apprezzato proprio tutto quel che c'era in tavola , ma ho coscienziosamente ripulito fino all'ultimo piattino, ed Ŕ stata davvero una bella, interessante, emozionante e gelida esperienza, questa nel nostro primo - e penultimo - ryokan.




      (foto da telefono, pietÓ)



      Paolo esce a fumarsi una sigaretta e io torno in camera a finire di sistemare i borsoni, mi arriva un messaggio sul cellulare: CORRI SUBITO QUI! e una volta corsa lý ... oooooohhh ... almeno trenta centimetri di neve coprono la bruttomobilina, la strada, il paesaggio tutto intorno, e altra ne sta scendendo copiosa. Con gli occhi a cuoricino e l'entusiasmo di una bimba chiedo al mio eroe "Che si fa?" e al suo "Non ti sei ancora messa le ghette???" capisco per l'ennesima volta che siamo proprio due bestiole uguali uguali: che culo!




























      Pi¨ di un'ora e mezza in giro per il paese a scattare come matti, a giocare come bambini, a godercela come panda in una foresta di bamb¨: un'ora e mezza che da sola vale il viaggio, sono sicura che Shirakawago sia bellissima in tutte le stagioni, ma non farei mai e poi mai cambio con una stagione pi¨ clemente, qui insieme a noi girano le fate della neve e i folletti dei fiocchi, che regalo meraviglioso della vita!






































































































      Esattamente nel posto in cui pi¨ ti aspetti di incontrarlo , ecco il mio adorato Rodin. Il Pensatore sta chiaramente Pensando che venire qui non Ŕ stata la pi¨ brillante delle sue idee, io cerco di convincerlo del contrario ma niente, non c'Ŕ dialogo ��










































      Infinitamente felici e grati per questa incredibile botta di fortuna, riprendiamo il timone della bruttomobilina e Paolo si destreggia benissimo sulle strade del paesello, ancora completamente bianche, fino a raggiungere il vicinissimo casello autostradale, dove giÓ sono passati gli efficientissimi spazzaneve. Ci perdiamo pochissimo, e alle 10.45 siamo giÓ pronti a riconsegnare la bruttomobilina, non prima di aver passato cinque minuti di panico assoluto alla ricerca delle chiavi (in effetti, visto che siamo arrivati a Kanazawa, Ŕ piuttosto difficile che siano rimaste a Shirakawago, no? ma Miss Ansia non ci pensa, e Mister Citrosodina nemmeno, quindi ribaltano ansiosamente e con una certa effervescenza - siamo coerenti, se non altro �� - ogni angolo del cocchio prima tanto amato, e copiosamente insultato appena si scopre essersi ingoiato il mazzo a tradimento).

      Una breve passeggiata sotto il sole - ebbene sý, qui c'Ŕ il sole - ci porta all'hotel, la stanza Ŕ giÓ pronta, le ragazze alla reception parlano un buon inglese e sono molto simpatiche, ci sistemiamo e poi via in esplorazione.

      Prima di tutto, il mercato di Omicho, anche se ormai la maggior parte dei banchi Ŕ chiusa. Poco male, ripasseremo domattina.













      Passiamo velocemente anche in un kombini perchÚ ci serve non ricordo pi¨ quale articolo IN DI SPEN SA BI LE tipo il Kitkat al The verde e restiamo DE LI ZIA TI nel respirare aria di casa ��




















      Per pranzo scegliamo, con la consulenza di San Google Patrono dei Turisti Smarriti, un localino appena fuori dal mercato dove si ripete la scenetta di Kamakura - sushi only, cash only - con la differenza che qui il menu Ŕ rigorosamente senza foto ... ci affidiamo al buon cuore del cuoco (anche se ancora mi chiedo come abbiamo fatto a farglielo capire ��), che molto cortesemente ci illustra in perfetto ed eloquente giapponese ogni cosa che ci mette nel piatto, e ce ne andiamo felici e soddisfatti anche stavolta.


      Siamo tornati a casa da ormai quattro mesi, ma ancora non abbiamo avuto il coraggio di avvicinarci a un ristorante giapponese, che prima del viaggio era una delle nostre passioni. Sigh!











      Rifocillati e rinfrancati, ripartiamo alla scoperta del quartiere delle geishe e di quello dei samurai. No, non ho ancora capito quale fosse l'uno e quale l'altro, ma va bene cosý




















































































      Ci facciamo irretire da una pubblicitÓ astutamente esposta lungo la strada e ci ricordiamo di essere due brutte persone dedite ai piaceri dell'alcool: e non te la fai una degustazione di sakÚ, caldo e freddo? certo che te la fai!














      (sempre foto col telefono, sempre pietÓ)





      Pur sapendo di passare per provinciale, ammetto di preferire le care vecchie pringles come snack con l'aperitivo, ma che farci? anch'io ho qualche difetto



      Per esempio, adoro rovinare reputazioni altrui: non Ŕ carino Panda in versione panda? ��










      Mi sembra felice lo stesso, per˛












      A Higashi Chaya visitiamo un'antica casa di geishe, dove abbiamo potuto fotografare solo con il cellulare (di nuovo, pietÓ ): un giro davvero interessante che completiamo con una bevanda calda e un dolcino nella sala da the del museo.



































      La ragazza che si occupa di noi ci sente parlare e coraggiosamente ci interrompe: conosce un po' di italiano e vorrebbe fare esercizio, Ŕ possibile? cosý ci mettiamo a chiacchierare e oltre a spiegarci per bene come si fa il vero the alla giapponese con tanto di biglietto di istruzioni scritto sul momento in buonissimo italiano, e raccontarci diverse cose sul museo e sulla cittÓ, ci accompagna fino all'uscita sempre chiacchierando, e insieme a una sua collega che ci ha raggiunti impazzisce per il mio kawaissimo e caldissimo berrettone da panda (sý lo so, quest'anno saranno 45, ma si sa: c'Ú voluto del talento per riuscire ad invecchiare senza diventare adulti ... e non lo dico io ^^).



















      La incontriamo, in compagnia della sua amica, dopo l'orario di chiusura, mentre vagabondiamo un po' a caso ... ci fermano, ci raccontano che hanno appena staccato e stanno andando al tempio a pregare per l'anno nuovo, chiacchieriamo ancora un po' e poi trovano il coraggio di chiedermi una foto insieme, con il kawaissimo berrettone in bella evidenza. Mi sento una star! (in realtÓ mi sento pi¨ muzungu che in Uganda, dove i bimbi mi guardavano con gli occhioni sgranati )


      Decisamente la gente qui Ŕ pi¨ cordiale, affabile e curiosa che a Tokyo, quasi ci dispiace salutarle, sono state davvero gentili, ma soprattutto terribilmente simpatiche.

      Aspettiamo il buio per fare qualche foto alla via cui tutti fanno foto �� lanciando una discreta serie di AVADA KEDAVRA in ogni direzione: se potessimo stermineremmo la popolazione della cittÓ - e le relative automobili - pur di avere foto decenti, ma sembra sia illegale, purtroppo. Pazienza �� e






















































































      Verso le 18, ormai intirizziti, rientriamo in camera, e dopo aver deciso che di freddo ne abbiamo preso a sufficienza puntiamo un ristorante proprio sotto l'hotel, e naturalmente Ŕ chiuso. Ci spostiamo brontolando di almeno 200 metri, ma ci passa subito: cena ottima e personale simpaticissimo che parla bene inglese e azzarda qualche parola in italiano.

      Sembra impossibile, Ŕ giÓ una settimana che siamo qui!
      Barbara
      Non si diventa marinai restando in porto a sognare gli oceani
      Madagascar - agosto 2019




    14. #29
      L'avatar di Leia74
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      Ecco, sý, tocca proprio tornare in inverno
      E comunque anche Kanazawa l'abbiamo vista male. E poi c'Ŕ Takayama che abbiamo saltato. Insomma tocca proprio tornare, no?
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    15. #30
      L'avatar di Raccoon
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      10 gennaio 2019 - Kanazawa - Hiroshima


      Stamattina colazione in hotel, abbastanza presto, per sfruttare la caffetteria che ci sembra davvero sfiziosa... e poi hanno anche la macchina del caffŔ Faema, ci diciamo, sarÓ sicuramente buono!


      Ecco, sulla bontÓ del caffŔ non ho niente da eccepire, ma per la prima volta mi scontro con la proverbiale rigidezza giapponese.


      Si, perchÚ in Giappone le cose si possono fare solo ed esclusivamente nel modo in cui sono previste... se nel biscotto quadrato ci va la marmellata di azuki e in quello tondo il formaggio, tu non puoi nemmeno sognarti di avere un biscotto quadrato con il formaggio...


      Io non volevo nulla di cosý complicato, volevo solo un cappuccino con il latte freddo...
      Eh, si, a volte i panda sono strani, a me non piace il latte caldo e anche il cappuccino, lo bevo solo freddo.


      Per fortuna le ragazze della caffetteria parlano inglese e chiedo "one cappuccino with cold milk, please"



      "Cappuccino is with hot milk"
      "I know, but I don't like hot milk, instead of hot milk, add cold milk"


      "Yes, but cappuccino is with hot milk, I cannot add cold milk"


      Per uscire dall'impasse, chiedo un caffŔ e un bicchiere di latte freddo, la ragazza si tranquillizza, mette via la faccia da bovino al pascolo e ci prepara un ottima colazione!


      Per accompagnare il nostro cappucc... no, espresso con latte freddo, prendiamo alcuni cookies e un fantastico scone, che tentiamo di dividerci.


      Si, tentiamo, perchŔ il qui presente testina col cappucc... espresso con il latte freddo, mentre tenta di dividere lo scone, lo fa esplodere manco fosse una bomba a mano, con pezzi di biscotto che volano ovunque e che ho ritrovato la sera in fondo alla maglietta!!!
      ��������


      Iniziamo la nostra giornata nel vicinissimo Omicho Market... entriamo presto e stamattina Ŕ tutto un brulicare di vita, con i banchi aperti, carichi di pesci conosciuti e non:






      Bellissimi ricci marini e cestini pieni di ogni ben di dio!





      Si, perchŔ qui non si pesa niente al momento... Ŕ tutto giÓ pesato e prezzato, uno sceglie il suo cestino e il prezzo Ŕ giÓ fatto!

      Al mercato ci sono anche tantissimi posti dove mangiare e dove fare la colazione tradizionale giapponese... a noi ne Ŕ bastata una, ma qui piace!!!



      Da qui, andiamo fino al castello di Kanazawa e ai giardini Kenrouken. Il meteo non Ŕ dei migliori, ma almeno, non nevica!
      Eh, si, di neve ce n'Ŕ ancora un po' sulle aiuole e nei punti pi¨ riparati, fa freddo, ma basta coprirsi bene e via!






      Attraversiamo il piazzale del castello, ci verremo pi¨ tardi, visto che approfittando del meteo (Ŕ prevista neve pi¨ tardi), vogliamo girare un po' i giardini, visto che Ŕ ancora presto.


      Sono ancora pi¨ belli perchŔ praticamente ce li vediamo da soli, con pochissime persone che passeggiano sono ancora pi¨ rarefatti, magici.







      Il cielo Ŕ quello che Ŕ, lattiginoso, uniforme, il classico cielo da neve, ma il giardino fa passare tutto... Ŕ un susseguirsi di laghetti e di aiole, di boschetti isolati, di colline nascoste tra gli alberi, la ricostruzione di un ambiente ideale e idealizzato.
      Quelle strane strutture di corda sopra gli alberi, come ci ha spiegato il nostro amico Takahiro Nakajima, non sono solo per decorazione, ma si usano per evitare che la neve si depositi sui rami spezzandoli.





      Nonostante il freddo, c'Ŕ un timidissimo accenno di sakura, con alcuni alberi giÓ in fiore. Sono dei prugni, niente a che vedere con i ciliegi giapponesi, ma aggiungono colore in una giornata dai toni grigi.






      Non c'Ŕ un percorso obbligato, come ci Ŕ capitato di vedere in altri giardini, si passeggia liberamente, seguendo il corso del torrente o costeggiando i laghetti, fino ad arrivare nel punto pi¨ basso, dove gorgoglia una piccola cascata.







      Ritorniamo verso il castello, ma prima di rientrare, ci fermiamo per rifocillarci in uno dei locali della zona... io mi prendo un caffŔ caldo e la mia mouette che fa?




      Assaggia il calpis, bevanda tipica giapponese con acqua, yogurt, limone e... GHIACCIO!

      Eh, giÓ, lei Ŕ nordica, Ŕ abituata a queste temperature!

      ��������


      Finalmente entriamo nella zona aperta del castello di Kanazawa, naturalmente dobbiamo toglierci le scarpe, ma invece di lasciarle nel solito ripiano, le dobbiamo portare con noi, visto che l'uscita Ŕ dal lato opposto!

      Ah, facile, direte voi...

      UNO CORNO!

      Provate a mettere in una bustina misura scarpa giappa i miei scarponcini misura 46... Ŕ come infilare tentare di infilare una samsonite nella busta della spesa!!! Alla fine uso una busta per ogni scarponcino e poi l'aggancio allo zaino... ma non Ŕ finita qui!


      Si, perchŔ bisogna indossare le famigerate ciabatte...




      Ora, cari amici giapponesi, anche se da voi la misura massima Ŕ il 40, perchÚ non pensate ai poveri turisti che hanno un surf al posto dei piedi? Lý dentro mi ci entra l'alluce e metÓ delle dita e il "tacco" mi si pianta nell'incavo del piede, rendendo la camminata scomoda e lenta!
      Ma mettetecele 2 scarpette per i piedoni come me, no?






      Non si possono scattare foto dell'interno del castello, ma dalle finestre Ŕ possibile.
      Ora, com'era il castello, o meglio l'ala che abbiamo visitato?


      Sicuramente bello, in alcuni casi interessante, ma non Ŕ un castello antico. Si, perchŔ i castelli (come i templi peraltro), essendo completamente in legno, ogni tanto vanno rinnovati e l'unico modo per ristrutturarli Ŕ smontarli pezzo pezzo e ricostruirli.


      Il legno Ŕ tutto nuovo e sembra un po' di camminare in uno chalet svizzero, ma indossando uno stivaletto malese! ��



      In compenso, c'Ŕ una cosa molto interessante, un'esposizione interattiva nella quale vengono spiegate le tecniche di costruzione dei castelli, soprattutto per quello che riguarda i giunti, che devono essere resistenti, ma elastici, solidi, ma liberi di muoversi, visto che Ŕ l'unico modo per resistere ai tanti terremoti.


      Torniamo verso il mercato per mangiare un boccone, anche qui un sashimi meraviglioso!





      Ci compriamo anche un paio di mochi da mangiarci in treno, visto che arriveremo abbastanza tardi a Hiroshima.


      Torniamo verso l'hotel per prendere le valigie ma prima troviamo l'unico tutorial su come pregano i giapponesi, in un piccolo tempio subito fuori dal castello:







      E in albergo ci facciamo prendere da un attacco di Pigrizia Tremend e invece di farci a piedi il percorso verso la stazione... chiamiamo un taxi!!!


      Naturalmente arriviamo in tempissimo, tanto che abbiamo anche tempo di farci un giro al combini della stazione, dove vediamo questo...
      Ora... noi abbiamo 2 gatti che ne fanno pi¨ o meno un sacchetto al giorno di una roba uguale uguale a questa... ma non ci Ŕ mai venuto in mente di venderla!!!
      ��������



      Dove c'Ŕ Torii... c'Ŕ tempio, anche se disegnato, anche se in stazione!







      Ci aspettano 5 ore di treno, con cambio a Shin Osaka, tra una pisolata e una lettura ci viene un po' di appetito...


      Ma abbiamo i nostri mochi!!!


      Ora, Fedeli Lettori... io ho sviluppato un'insana passione per i mochi e per gli azuki, ma Barbara no! Oltretutto abbiamo appena letto che il mochi Ŕ tra le prime cause di morte per soffocamento accidentale per anziani e bambini, visto che ha una consistenza particolarmente gommosa e appiccicosa...


      Barbara mi guarda e mi fa...

      "bleah, bleah... A me non piace mollo!"
      "Mettilo in bocca, che la situazione migliora!!!"


      ��������

      Arriviamo ad Hiroshima, al nostro APA Ekimae Ohashi, solo per capire che "EKIMAE" ad Hiroshima significa non solo "di fronte alla stazione", ma anche "Al di lÓ del fiume"!


      Pi¨ che altro perdiamo un sacco di tempo a capire come attraversare, prima di accorgerci che c'Ŕ un lungo sottopasso che ci porta proprio di fronte al fiume, check in rapidissimo, troviamo anche le nostre valigie ad aspettarci, roba che Miss Ansia giÓ le dava per perse in qualche sperduta localitÓ del nord del Giappone, entriamo in stanza e...


      Ma Ŕ pi¨ piccola di quella di Tokyo!!!
      In effetti Ŕ larga quanto il letto, che Ŕ incastonato tra una struttura lunga che fa da tavolo, comodino e cassettiera e il muro, ma a differenza di quella di Tokyo, le valigie non entrano sotto il letto!!!


      Usciamo subito a cena, sperando di trovare aperto il posto che avevamo segnato, ma niente da fare... troppo tardi!!!


      Mentre guardiamo sconsolati il locale, passa una coppia di giapponesi, anzianotti, lui zoppicante... mi guarda e mi fa:


      "Do you want to try the best oysters in Hiroshima?"
      "Yes, sure, do you know a place?"
      "Yes, come with me!"

      Parte come un diretto, chiacchierando con noi in un inglese squillante, Ŕ l'unico giappo che ho sentito parlare ad alta voce, continua a ripetere "IS NOT FAR" e chiacchiera con la moglie e con me, finchÚ non arriva la fatidica domanda...




      "Where are you from?"
      "We're from Italy"
      "AHHHHHHHH! I've been in Italy when I was a young man! I've been to the sea!"
      "Really? Where?"
      "It was a nice city, party every night... LIMINI!!!"


      Limini??? cacchio sei stato in Italia e l'unico posto che hai visto Ŕ stato Rimini???
      VabbÚ...


      Comunque arriviamo davanti a questo posticino un po' defilato, uno di quelli che non avremmo scelto nemmeno con google maps, arriviamo che c'Ŕ solo il proprietario e un'altra coppia al banco, chiacchiera un po' col nostro nuovo amico giapponese e ci fa accomodare, mentre salutiamo e ringraziamo il vecchietto che ci ha portato lý!


      Il ristorante si chiama Le TrouvÚre e serve ostriche crude allevate nella baia... ne prendiamo prima 12 e poi ce ne facciamo portare ancora, io decido di accompagnarle con del sakŔ molto secco, mentre Barbara sente profumo di casa... Soave classico!





      Tornati in hotel, prepariamo le valigie per la prossima destinazione, domattina le lasciamo al corriere!

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