DOLCE COME IL SALE

Amadou indica i suoi sandali. Ritagliati da pneumatici di camion.
‘Se no, non durano’ dice nel suo francese nordafricano ‘Il sale se li mangia’.

Amadou ha un sorriso largo, occhi vivaci. Non vuole dirmi la sua etá.
Sulla ventina, penso. Forse piú giovane.

Ci ha incontrati ai bordi del villaggio. Che non è un villaggio.
Sono centiaia di buchi nel deserto: le miniere di sale di Taoudenni.
C’erano un forte della Legione Straniera, una prigione del governo del Mali.
Abbandonata dai Francesi la prima, distrutta dai Touareg la seconda.
Non c’è nient’altro se non terra arida, bruciata dal sole.
Anche l’acqua, satura di sale, è amara a Taoudenni.



Taoudenni


La gente scava questo terreno da secoli, da quando il sale era venduto a peso d’oro.
Carovane di centinaia di cammelli arrivavano portando fasci di fieno, ripartivano cariche di lastre di sale.

Alcune carovane percorrono ancora la pista per Timbouctou.
Tre settimane di marcia senza sosta attraverso il Sahara.


‘Io sono fortunato’, sorride Amadou, ‘il mio villaggio è a metá strada’.
Araouane è il primo -e unico- villaggio lungo la pista. 500 km a sud.
Poco piú di metá strada in effetti.




Araouane


‘Sono arrivato con la prima carovana della stagione’ prosegue mentre camminiamo attraverso le miniere.
Una schiera di fosse quadrate poco profonde.

Ciascuna ha una piccola capanna a lato, costruita con i blocchi di terra appena scavati. Intrisi di sale.
In ogni fossa uomini scavano, sudano, riposano.

‘Quando arriviamo troppo vicini a quella accanto, andiamo a scavarne un’altra un po’ piú in lá’ spiega la nostra guida.
L’intero villaggio si sta spostando verso ovest.

‘Io rimango fino ad Aprile’ dice.
‘Poi fa troppo caldo, iniziano le tempeste di sabbia, le carovane non vengono’.

Non che adesso il clima sia particolarmente mite.
Come fai a vivere qui per sei mesi?

‘Oh, nessuno ha cibo per cosí tanto. Veniamo con niente, compriamo tutto dalle carovane o dai contrabbandieri’.
‘I contrabbandieri vengono in camion dal Sahara Occidentale’ aggiunge dopo una pausa.
‘Vanno in Libia e Algeria, ma è pericoloso. Molti muoiono. Per il deserto, o per i soldati’.


La vita di ciascuno è sospesa a un filo a Taoudenni, un sottile filo d’acqua che scompare nella terra arida.

‘Questa è la mia’ Amadou indica in basso.
Sottili lastre rettangolari sono allineate in un angolo.
Un uomo le bagna, versando con attenzione acqua da una tanica di plastica.

‘Asciugando si induriscono’ spiega Amadou ‘per il viaggio’.
E i carovanieri ti pagano bene?
‘Oh, no. Tengono la maggior parte del ricavato per sé, come pagamento per il trasporto e per le provviste.
Quello che resta lo porto alla mia famiglia’.





Una carovana


L’uomo sale fuori dal pozzo. ‘Si è fatto male con il piccone’ dice Amadou.
Il “piccone” è poco piú che un pezzo di ferro legato a un bastone.
Il socio di Amadou mostra la mano sinistra. Ha lavato la ferita con l’acqua di Taoudenni.
E’ tutta incrostata di sale.

Certo che ho delle bende.

L’uomo osserva per un attimo la mano fasciata. Sussurra qualcosa, poi si accovaccia accanto a un focolare.
Due teiere di metallo blu sono incuneate nella brace.
Le sistema. Versa il liquido dall’una all’altra, poi in tre piccoli bicchieri. Ce li porge.
Che strano, sono identici ai bicchierini da Vin Santo.

Il tè ha il sapore amaro del tannino. ‘Forte come la morte’, cosí dicono la prima infusione.
L’uomo versa altra acqua, aggiunge una manciata di zucchero.
La seconda infusione è dolce e densa. ‘Douce comme la vie’ sorride Amadou.
Dolce come la vita.