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Originariamente inviata da Iafet |
| Con questo non voglio dire che tutti gli omini andrebbero cancellati dalle guide: rimangano pure, ma come si può integrare la scarsa informazione di cui sono portatori con un'informazione sull'accessibilità che sia completa ma nello stesso tempo sintetica? E come si può, nello stesso tempo, fare in modo che l'ometto non sia fonte di discriminazione? |
Caro Iafet e cara gio,
siamo d'accordo con entrambi. Il bollino ha senso soltanto se indica, in senso generale, che la struttura è "friendly" ossia che mette a disposizione servizi per persone con esigenze particolari. E soprattutto che si sente pronta a rispondere a tali esigenze. Quali siano questi servizi e quanto siano adatti a ciascun turista, è una domanda a cui nessuno può rispondere, se non il turista stesso. E' per questo, credo, che Iafet se la prende un po' con i bollini, perché spostano il diritto, e l'onere, della scelta dal viaggiatore a qualcun altro che, per qualche ignoto motivo, dovrebbe saperne più di lui su quello che va bene o non va bene per la sua vacanza. Dire che è un controsenso ci pare addirittura eufemistico. In questa direzione si muove anche la Commissione per la promozione e lo sviluppo del Turismo accessibile istituita dal Ministro del Turismo. Il manifesto della Commissione recita infatti esplicitamente che il turista ha diritto di scegliere in autonomia, quindi deve essere messo in condizione di farlo. Il bollino nega la scelta, a meno che non indichi, per esempio e tra l'altro, che la struttura in questione ha messo a disposizione pubblicamente, per esempio sul sito internet, informazioni circa l'accessibilità strutturale.